Un nuovo studio analizza il rapporto tra cannabis, metabolismo, obesità e glicemia, sfidando il tradizionale mito della fame chimica.
L'informazione
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Un nuovo studio analizza il rapporto tra cannabis, metabolismo, obesità e glicemia, sfidando il tradizionale mito della fame chimica.

Tra gli effetti più noti e immediatamente riconoscibili della cannabis ci sono sicuramente gli occhi arrossati. È un fenomeno che molte persone associano automaticamente allo “sballo”, ma dietro questo effetto esiste in realtà una spiegazione fisiologica ben precisa e documentata dalla letteratura scientifica.

Il THC (tetraidrocannabinolo) è il principale cannabinoide responsabile dell’effetto psicoattivo nelle cime di cannabis. Per mantenere la sua potenza, è fondamentale una corretta concia della cannabis e una conservazione adeguata.

Capire come i diversi composti della canapa lavorano in sinergia ci apre nuove porte per migliorare la salute e il benessere.

La canapa, nota per essere utile nell’alleviare il dolore, si è dimostrata, secondo alcuni studi scientifici, promettente per le persone con difficoltà a dormire.

Una ricerca condotta dalla Brown University e pubblicata su The American Journal of Psychiatry suggerisce che l’inalazione di cannabis con THC potrebbe contribuire, nel breve periodo, a diminuire il consumo di alcol tra persone che bevono abitualmente in modo intenso.

Negli Stati Uniti sta emergendo una nuova categoria di consumo che sta attirando grande attenzione: le bevande alla cannabis a base di THC, quasi sempre analcoliche e a basso dosaggio.

Negli ultimi mesi, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano è finito al centro del dibattito pubblico per alcune affermazioni altamente controverse – e scientificamente infondate – sul tema della cannabis light e del consumo di sostanze in Italia. Le sue dichiarazioni non solo mancano di basi empiriche, ma sembrano anche parte di una strategia comunicativa che mira più a rafforzare un impianto ideologico repressivo che a descrivere fedelmente la realtà.

In un panorama in cui i riflettori sono spesso puntati su THC e CBD, un nuovo protagonista si sta facendo strada nel mondo della cannabis terapeutica: il CBG, o cannabigerolo. Meno noto al grande pubblico, ma oggetto di crescente interesse scientifico, questo composto sta suscitando entusiasmo per le sue potenzialità sul piano della salute mentale, neurologica e immunitaria.

La tetraidrocannabivarina (THCV) è un composto naturale presente nella pianta di cannabis, in particolare nelle varietà Sativa. Pur condividendo alcune somiglianze con il più noto THC, il THCV si distingue per la sua assenza di effetti psicoattivi e per una serie di potenziali benefici terapeutici che stanno attirando l’interesse della comunità scientifica.