Se pensate che il sequestro di 700 kg di hashish rappresenti una vittoria dello Stato nei confronti del crimine, vi sbagliate, e di molto. Tra qualche giorno, quei 700 kg verranno rimpiazzati e verranno sostituiti anche i membri dell’organizzazione che li gestivano.
Questo perché i cartelli del traffico di stupefacenti dispongono di risorse immense, difficili persino da immaginare. Per loro, perdere 700 kg equivale a subire un danno minimo. Così, nel giro di pochi giorni, il lavoro delle forze dell’ordine sarà stato, almeno in parte, vano. Dovranno ricominciare tutto da capo.
Ed è proprio questo l’emblema del fallimento di 70 anni di “guerra alla droga” e di proibizionismo: un cane che si morde la coda, un circolo vizioso che sembra non avere mai fine. Dagli anni ’50 a oggi, la domanda, il consumo e il mercato illegale non sono arretrati di un solo centimetro.
Noi non ci stancheremo mai di ripetere e ribadire un concetto: se un fenomeno non può essere debellato, va controllato. Si chiama “riduzione del danno” ed è una strategia di cui parliamo da molti anni.
La vicenda
Quasi 700 chilogrammi di hashish sequestrati a pochi passi dal centro di Bassano del Grappa. Un’operazione che rappresenta senza dubbio un importante risultato investigativo per le forze dell’ordine, capaci di intercettare un enorme quantitativo di sostanza prima che finisse sul mercato illegale.
Secondo le stime diffuse dagli investigatori, il carico avrebbe potuto generare un giro d’affari di diversi milioni di euro. L’operazione è partita da una segnalazione confidenziale, che ha portato i Carabinieri a monitorare un garage situato nelle vicinanze della stazione ferroviaria.
Dopo un pedinamento lungo la Superstrada Pedemontana Veneta, è stato fermato un furgone sospetto condotto da un cittadino marocchino di 44 anni. All’interno del mezzo sono stati trovati i primi 23 chilogrammi di hashish, mentre la successiva perquisizione del garage ha portato al rinvenimento di centinaia di ulteriori panetti, per un totale vicino ai sette quintali.
È una notizia destinata a fare rumore. Ma, ancora una volta, rischia di farci concentrare sull’episodio senza affrontare la questione più importante: cosa ci dice davvero un sequestro di queste dimensioni?

Settant’anni di proibizionismo e il mercato continua a prosperare
Ogni volta che viene effettuato un sequestro record, il messaggio che passa è quello di una grande vittoria dello Stato contro il narcotraffico.
Ma osservando il fenomeno nel suo complesso emerge una domanda inevitabile: se dopo oltre settant’anni di proibizionismo continuiamo a sequestrare centinaia di chilogrammi di droga, significa davvero che il sistema stia funzionando?
Negli ultimi decenni le cronache italiane sono costellate di operazioni analoghe: tonnellate di cocaina intercettate nei porti, enormi carichi di hashish provenienti dal Nord Africa, laboratori clandestini di droghe sintetiche, organizzazioni criminali sempre più strutturate e internazionali.
Ogni anno vengono sequestrate quantità impressionanti di sostanze stupefacenti. Eppure il mercato continua a rifornirsi con estrema facilità.
Questo perché ogni carico intercettato rappresenta soltanto una minima parte di quello che riesce realmente ad arrivare a destinazione.
Le stesse autorità investigative sottolineano da tempo come il traffico internazionale continui a garantire profitti enormi alle organizzazioni criminali, che riescono a sostituire rapidamente le partite sequestrate.
In altre parole, il proibizionismo sembra colpire le singole spedizioni, ma non riesce a scalfire il mercato.
L’Italia è anche una porta d’ingresso per il traffico europeo
La posizione geografica del nostro Paese rende l’Italia uno degli snodi più importanti del traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
I grandi porti commerciali rappresentano punti di arrivo privilegiati per i carichi provenienti soprattutto dal Sud America e dal Nord Africa. Da qui, una parte della droga resta sul territorio nazionale per soddisfare la domanda interna, mentre un’altra viene redistribuita verso numerosi Paesi europei.
Le organizzazioni criminali operano ormai su scala internazionale, sfruttando reti logistiche estremamente sofisticate, container commerciali, trasporti su gomma e rotte marittime consolidate.
Questo significa che il fenomeno non riguarda soltanto il consumo italiano, ma coinvolge l’intero mercato europeo.
E proprio questa dimensione internazionale rende evidente quanto sia difficile pensare di risolvere il problema esclusivamente attraverso sequestri, arresti e repressione.
Il mercato illegale è il vero vincitore della guerra alla droga
Il paradosso è evidente. Più il mercato resta illegale, maggiore è il valore economico delle sostanze.
L’illegalità trasforma infatti prodotti relativamente economici da produrre in merci dal valore elevatissimo, generando margini enormi che finiscono direttamente nelle casse della criminalità organizzata.
Sono proprio questi profitti straordinari a finanziare nuove spedizioni, corruzione, riciclaggio di denaro e altre attività criminali.
È un meccanismo economico che il proibizionismo, anziché eliminare, continua involontariamente ad alimentare. Nel frattempo, il consumo di cannabis non è scomparso.
Così come non sono scomparsi i mercati della cocaina, dell’eroina o delle droghe sintetiche. A cambiare è soltanto chi controlla il commercio: non lo Stato, ma le organizzazioni criminali.
La cannabis potrebbe rappresentare un primo passo diverso
Negli ultimi anni numerosi Paesi hanno iniziato a sperimentare modelli alternativi almeno per la cannabis.
L’obiettivo non è incentivarne il consumo, ma sottrarre una parte consistente del mercato alle organizzazioni criminali.
Regolamentare significa stabilire regole precise sulla produzione, sulla qualità dei prodotti, sulla vendita, sull’età minima per l’acquisto, sulla tassazione e sulla prevenzione sanitaria.
Significa trasformare una quota importante del mercato nero in un mercato controllato, nel quale lo Stato può vigilare, informare e intervenire.

Le esperienze internazionali mostrano come la regolamentazione possa ridurre il peso del mercato illegale, consentire maggiori controlli sulla qualità delle sostanze e liberare risorse investigative da destinare al contrasto delle droghe più pericolose e delle organizzazioni criminali.
Naturalmente la legalizzazione della cannabis non eliminerebbe da sola il narcotraffico internazionale.
Sarebbe però un primo passo concreto per togliere una parte consistente dei ricavi alle mafie e riportare almeno una parte del fenomeno sotto il controllo pubblico.
Continuare sulla stessa strada o cambiare approccio?
Il sequestro record di Bassano del Grappa dimostra ancora una volta l’efficacia operativa delle forze dell’ordine, che svolgono quotidianamente un lavoro complesso e indispensabile.
Ma allo stesso tempo pone una questione che la politica continua a rinviare.
Se dopo decenni di guerra alla droga continuiamo a registrare sequestri da centinaia di chilogrammi, traffici internazionali sempre più sofisticati e un mercato illegale che genera miliardi di euro ogni anno, è legittimo domandarsi se il modello proibizionista abbia realmente raggiunto gli obiettivi per cui era nato.
Forse è arrivato il momento di spostare il dibattito da una semplice contrapposizione tra “favorevoli” e “contrari” alla cannabis verso una riflessione più ampia e basata sui risultati.
Perché una strategia pubblica dovrebbe essere giudicata soprattutto dalla sua efficacia. E dopo oltre settant’anni di proibizionismo, i numeri sembrano suggerire che il mercato della droga continui a prosperare, mentre le organizzazioni criminali restano protagoniste di un business che vale miliardi di euro.
Fonti e approfondimenti
TGR Veneto – Servizio sul sequestro record di Bassano del Grappa: https://www.rainews.it/tgr/veneto Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (Relazione annuale al Parlamento): https://www.interno.gov.it/it/ministero/dipartimenti/dipartimento-pubblica-sicurezza/direzione-centrale-servizi-antidroga Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia: https://www.politicheantidroga.gov.it EUDA – European Drug Report: https://www.euda.europa.eu/publications/european-drug-report_en United Nations Office on Drugs and Crime – World Drug Report: https://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/world-drug-report.html Global Commission on Drug Policy – Report e analisi sulle politiche sulle droghe: https://www.globalcommissionondrugs.org
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