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Cannabis, ora la politica deve decidere: dalle parole di NOVA alle scelte del Movimento 5 Stelle

C’è un momento in cui la partecipazione politica smette di essere un esercizio di ascolto e diventa una questione di responsabilità. Per il Movimento 5 Stelle, quel momento è ormai vicino.

NOVA – Parola all’Italia è stata presentato come un percorso nel quale cittadini, territori e società civile non fossero semplicemente spettatori, ma protagonisti nella costruzione del programma di governo. Oltre cento spazi di confronto hanno raccolto proposte e discussioni, successivamente sottoposte a una fase deliberativa destinata a trasformare le istanze emerse in raccomandazioni concrete.

Tra i temi arrivati a quel livello di discussione c’è anche la regolamentazione della cannabis ad uso adulto.

Non è un dettaglio. E soprattutto non dovrebbe essere trattato come una concessione a una nicchia di elettorato. La questione è molto più grande.

Dalla partecipazione alla responsabilità politica

In questo percorso si è inserito anche il lavoro portato avanti da Regola Italia, che ha scelto di utilizzare il processo NOVA non come semplice occasione di visibilità, ma come uno spazio concreto nel quale portare una proposta articolata sulla regolamentazione. Attraverso il lavoro territoriale e il confronto con le delegazioni, il tema è stato seguito, discusso e sostenuto lungo il percorso, fino ad arrivare a una fase nella quale la politica è chiamata finalmente a confrontarsi con esso.

Non si tratta, quindi, di attribuire a un singolo soggetto il merito di una discussione che appartiene a una storia politica e sociale molto più ampia. Si tratta di riconoscere un fatto: quando la partecipazione viene presa sul serio, anche una questione rimasta per anni ai margini può riuscire ad arrivare sul tavolo delle decisioni.

Ed è precisamente questo il punto dal quale dovrebbe partire una discussione politica adulta.

Il documento predisposto per il confronto deliberativo dal Movimento riconosce alcuni dei nodi centrali: la diffusione del consumo nonostante il divieto, l’esistenza di un mercato illegale di dimensioni rilevanti, il ruolo della criminalità organizzata, la perdita di gettito, l’assenza di controlli sanitari sul prodotto e i limiti di una strategia affidata esclusivamente alla repressione. Lo stesso documento individua nella regolamentazione una possibile strada per sottrarre profitti alla criminalità, introdurre controlli sulla qualità e rafforzare prevenzione e informazione.

Regolamentare significa governare un fenomeno reale

Regolamentare non significa dichiarare innocua la cannabis. Significa riconoscere che il fenomeno esiste e domandarsi quale sistema sia capace di produrre meno danni.

L’alternativa non è tra una società nella quale la cannabis esiste e una nella quale magicamente scompare. L’alternativa reale è tra un mercato lasciato prevalentemente nelle mani dell’illegalità e un modello nel quale lo Stato può stabilire regole, controllare la filiera, imporre standard, fornire informazioni, limitare l’accesso, finanziare prevenzione e sottrarre spazio economico alle organizzazioni criminali.

È una differenza enorme.

Ed è proprio per questo che sarebbe un errore relegare la questione alla categoria delle cosiddette “battaglie identitarie”. Qui entrano in gioco legalità, sicurezza, salute pubblica, fiscalità, giustizia e capacità dello Stato di governare un fenomeno sociale già presente nella realtà.

La politica può naturalmente decidere di non condividere la regolamentazione. Ma dovrebbe allora spiegare quale alternativa concreta propone per affrontare il mercato illegale, quali risultati abbia prodotto la strategia esclusivamente repressiva e come intenda intervenire sulla qualità dei prodotti, sull’informazione dei consumatori e sulla prevenzione.

Perché il vero problema non è soltanto ciò che si decide di permettere o vietare. È anche ciò che accade quando una legge non riesce a impedire il fenomeno che pretende di governare.

NOVA non può diventare materiale d’archivio

Ed è qui che NOVA assume un significato particolare.

Se il percorso nasce davvero dall’ascolto dei cittadini e dalla volontà di trasformare le proposte emerse nei territori in indicazioni per il futuro programma, allora le questioni arrivate fino alla fase deliberativa non possono diventare semplicemente materiale d’archivio. Il Movimento ha indicato proprio nella fase deliberativa lo strumento per arrivare a raccomandazioni chiare, concrete e operative da portare all’Assemblea e successivamente al confronto politico.

La cannabis, dunque, merita una risposta politica. Non necessariamente una risposta ideologica. Una risposta di governo.

politica

Il 19 e 20 settembre, a Milano, NOVA arriverà al suo appuntamento conclusivo. Sarà inevitabile chiedersi che cosa rimarrà concretamente di mesi di ascolto, confronto e partecipazione.

Ed è proprio qui che la questione diventa interessante.

Perché il tema della cannabis non arriva oggi sul tavolo dal nulla. Arriva dopo anni di discussione pubblica, dopo esperienze internazionali che possono essere studiate, dopo il lavoro di associazioni e realtà della società civile e, in questo specifico percorso, anche dopo un’attività territoriale che ha cercato di trasformare una proposta in una questione politica concreta.

Adesso la scelta spetta alla politica

Adesso il Movimento 5 Stelle deve decidere che cosa farne.

Può considerarla una questione secondaria, lasciandola evaporare insieme alle molte altre proposte raccolte durante NOVA. Oppure può riconoscere che proprio questa è una delle materie nelle quali la politica è chiamata a dimostrare di saper distinguere il principio astratto dalla realtà concreta.

Un partito che decidesse di affrontare seriamente la regolamentazione non starebbe semplicemente inseguendo una parte della propria storia politica. Potrebbe invece appropriarsi di una questione sulla quale da anni esiste uno scarto evidente tra realtà sociale e disciplina normativa, proponendo un modello fondato su controllo, responsabilità, legalità e prevenzione.

Un partito che scegliesse di ignorarla, al contrario, dovrebbe spiegare perché una questione riconosciuta e discussa all’interno dello stesso percorso partecipativo debba essere esclusa proprio nel momento in cui dalle discussioni bisogna passare alle decisioni.

La domanda, allora, è semplice.

NOVA ha chiesto ai cittadini che cosa dovrebbe fare un futuro governo progressista. La regolamentazione della cannabis è arrivata sul tavolo. Regola Italia ha contribuito a portare quella proposta dentro questo percorso. Adesso spetta alla politica dimostrare che ascoltare significa davvero decidere.

Perché la partecipazione ha un valore soltanto se, alla fine del percorso, produce conseguenze.

E perché, quando una proposta arriva fino alla porta della politica, prima o poi quella porta deve essere aperta o chiusa. Non semplicemente ignorata. E gli elettori faranno poi le loro scelte di conseguenza.

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Autore

  • Stefano Auditore Armanasco, Giornalista Freelance e Presidente Associazione FreeWeed Board , fondata nel 2013 ed operativa a livello nazionale ed internazionale.

Stefano Auditore Armanasco, Giornalista Freelance e Presidente Associazione FreeWeed Board , fondata nel 2013 ed operativa a livello nazionale ed internazionale.