Negli ultimi anni il rapporto tra cannabis e salute cerebrale è diventato uno dei temi più studiati dalla comunità scientifica.
Se per molto tempo l’attenzione si è concentrata soprattutto sui possibili effetti cognitivi della pianta, oggi un numero crescente di ricercatori sta esplorando una domanda diversa: il sistema endocannabinoide potrebbe avere un ruolo nel rallentare alcuni processi legati all’invecchiamento del cervello?
La risposta, almeno per ora, è prudente ma interessante. Le evidenze scientifiche non consentono di affermare che la cannabis prevenga il declino cognitivo o protegga dall’Alzheimer. Tuttavia, diversi studi sperimentali e osservazionali suggeriscono che alcuni cannabinoidi potrebbero contribuire a sostenere i meccanismi biologici coinvolti nel mantenimento delle funzioni cerebrali durante l’invecchiamento.
Il sistema endocannabinoide e il cervello che invecchia
Il sistema endocannabinoide è una complessa rete di recettori, molecole prodotte naturalmente dall’organismo ed enzimi che regolano numerosi processi fisiologici. Tra le sue funzioni figurano la memoria, l’apprendimento, il sonno, la risposta immunitaria, il controllo dell’infiammazione e la comunicazione tra i neuroni.
Con l’avanzare dell’età questa rete tende a diventare meno efficiente. Diversi studi hanno osservato una progressiva riduzione dell’attività dei recettori cannabinoidi, in particolare dei recettori CB1 presenti nel cervello, un fenomeno associato a una minore plasticità neuronale e a un aumento dei processi infiammatori che caratterizzano l’invecchiamento.
Proprio questa perdita di efficienza ha portato i ricercatori a ipotizzare che una modulazione controllata del sistema endocannabinoide possa rappresentare una strategia per preservare alcune funzioni cerebrali.
Gli studi sugli animali aprono nuove prospettive
Le evidenze più convincenti arrivano finora dalla ricerca preclinica.
Uno dei gruppi più attivi in questo ambito è quello dell’Università di Bonn, in collaborazione con la Hebrew University di Gerusalemme. In una serie di studi, i ricercatori hanno somministrato basse dosi di THC a topi anziani, osservando un netto miglioramento della memoria, dell’apprendimento e della capacità di orientamento.
In alcuni esperimenti, le prestazioni cognitive degli animali anziani sono risultate paragonabili a quelle di topi molto più giovani.
Successive analisi hanno suggerito che questi effetti potrebbero dipendere dall’attivazione di meccanismi cellulari coinvolti nella formazione di nuove connessioni tra i neuroni, nella plasticità sinaptica e nella regolazione del metabolismo cellulare. Tra i protagonisti individuati figura la proteina mTOR, considerata uno dei principali regolatori dei processi di invecchiamento.
Sebbene questi risultati abbiano suscitato grande interesse, è importante ricordare che provengono da modelli animali e non possono essere automaticamente estesi all’uomo.
Le ricerche sull’uomo
Negli ultimi anni anche gli studi clinici e osservazionali hanno iniziato a fornire dati interessanti.
Tra i lavori più significativi figura uno studio che ha coinvolto oltre 26.000 persone di età compresa tra 40 e 77 anni. Analizzando immagini di risonanza magnetica cerebrale, test neuropsicologici e storia di consumo di cannabis, i ricercatori hanno osservato che gli utilizzatori presentavano, in media, un volume maggiore in alcune aree del cervello ricche di recettori cannabinoidi, come l’ippocampo.
Anche le prestazioni ottenute in alcuni test di memoria, attenzione e funzioni esecutive sono risultate mediamente migliori rispetto ai partecipanti che non avevano mai utilizzato cannabis.
Gli autori dello studio sottolineano però un aspetto fondamentale: questi risultati descrivono un’associazione statistica e non dimostrano che la cannabis sia la causa delle differenze osservate. Numerosi fattori, come stile di vita, alimentazione, attività fisica, livello di istruzione o condizioni di salute, potrebbero aver influenzato i risultati.
Inoltre, lo studio non distingueva con precisione i diversi prodotti utilizzati, le concentrazioni di THC e CBD, la frequenza di consumo o le modalità di assunzione.
Il possibile ruolo nella neuroprotezione
Uno dei filoni più promettenti riguarda la capacità dei cannabinoidi di modulare la neuroinfiammazione.
Con l’età aumenta infatti la presenza di uno stato infiammatorio cronico di basso grado, considerato uno dei fattori che contribuiscono al deterioramento delle funzioni cognitive e allo sviluppo di numerose malattie neurodegenerative.
Diversi studi sperimentali indicano che il THC e altri cannabinoidi possono influenzare l’attività delle cellule immunitarie presenti nel cervello, contribuendo a ridurre alcuni processi infiammatori e lo stress ossidativo.

Anche il CBD è oggetto di crescente interesse per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Tuttavia, le prove disponibili derivano prevalentemente da studi di laboratorio e modelli animali; non esistono ancora evidenze cliniche sufficienti per attribuirgli un effetto protettivo sul cervello umano durante l’invecchiamento.
Cosa sappiamo su Alzheimer e demenza
L’ipotesi che i cannabinoidi possano contribuire a contrastare malattie neurodegenerative come l’Alzheimer è al centro di numerose ricerche.
In laboratorio, diversi studi hanno mostrato effetti promettenti sulla riduzione della neuroinfiammazione, sulla sopravvivenza dei neuroni e sulla plasticità cerebrale. Tuttavia, questi risultati non sono ancora stati confermati da studi clinici di alta qualità condotti sull’uomo.
Le revisioni sistematiche pubblicate negli ultimi anni concordano nel ritenere che le evidenze attualmente disponibili siano ancora limitate e non consentano di raccomandare la cannabis come trattamento o strumento di prevenzione dell’Alzheimer, delle demenze o del fisiologico declino cognitivo associato all’età .
Le conclusioni della ricerca
L’idea che il sistema endocannabinoide possa influenzare i processi di invecchiamento del cervello rappresenta uno dei campi più interessanti della ricerca neuroscientifica contemporanea.
Le evidenze disponibili mostrano che il sistema endocannabinoide svolge un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio cerebrale e che la sua progressiva riduzione di attività potrebbe contribuire ad alcuni cambiamenti tipici dell’età avanzata.
Gli studi sugli animali hanno prodotto risultati particolarmente incoraggianti, mentre quelli sull’uomo suggeriscono possibili associazioni tra consumo di cannabis, migliore conservazione di alcune strutture cerebrali e prestazioni cognitive più favorevoli. Tuttavia, tali associazioni non dimostrano un rapporto di causa-effetto.
Per questo motivo la comunità scientifica invita alla prudenza. Le conoscenze attuali sono promettenti, ma ancora insufficienti per affermare che la cannabis rallenti l’invecchiamento cerebrale o rappresenti una strategia efficace per prevenire il declino cognitivo.
Saranno necessari studi clinici controllati, di lunga durata e condotti su popolazioni più ampie per comprendere se il potenziale osservato finora possa tradursi in benefici concreti per la salute umana.
Fonti e approfondimenti
University of Bonn – Anti-ageing and increased mental capacity through cannabis
https://www.uni-bonn.de/en/news/164-2024 Bilkei-Gorzo A. et al. – A chronic low dose of Δ9-tetrahydrocannabinol restores cognitive function in old mice
https://www.nature.com/articles/nm.4311 Pocuca N. et al. – The Effects of Cannabis Use on Cognitive Function in Healthy Aging: A Systematic Review
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8296849/ Guha A. et al. – Cannabis Use, Brain Volume and Cognitive Function in Middle-Aged and Older Adults
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12889878/ University of Colorado Anschutz Medical Campus – Cannabis usage in middle-aged and older adults associated with larger brain volume and better cognitive function
https://news.cuanschutz.edu/news-stories/study-finds-cannabis-usage-in-middle-aged-and-older-adults-associated-with-larger-brain-volume-better-cognitive-function Oxford Population Health – Study finds no links between cannabis use and cognitive decline or dementia in older adults
https://www.ndph.ox.ac.uk/news/cannabis-use-and-cognitive-decline-or-dementia Murphy N. et al. – Cannabis use and risk of cognitive decline and dementia in older adults
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39293007/ National Institute on Aging – What causes Alzheimer’s disease?
https://www.nia.nih.gov/health/alzheimers-causes-and-risk-factors/what-causes-alzheimers-disease


