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Nuovo studio: la cannabis come deterrente all’uso di alcol. Negli Stati Uniti è già realtà

Una ricerca condotta dalla Brown University e pubblicata su The American Journal of Psychiatry suggerisce che l’inalazione di cannabis con THC potrebbe contribuire, nel breve periodo, a diminuire il consumo di alcol tra persone che bevono abitualmente in modo intenso. Lo studio ha coinvolto 150 partecipanti che fanno uso regolare sia di alcol sia di cannabis ed è stato progettato come un trial clinico randomizzato in doppio cieco.

Per osservare il comportamento dei partecipanti, i ricercatori hanno ricreato un ambiente simile a quello di un bar, analizzando come diverse concentrazioni di THC influenzassero il desiderio di bere. Dai risultati è emerso che i soggetti che hanno fumato cannabis con una concentrazione di THC del 7,2% tendevano a consumare meno alcol e a riportare un minor impulso a bere rispetto a chi aveva ricevuto un placebo.

Secondo lo psicologo clinico Dakari Quimby, consulente del New Jersey Behavioral Health Center, il dato non va però interpretato come l’individuazione di una dose “standard” valida per tutti. La risposta alla cannabis, spiega l’esperto, varia da persona a persona anche a causa della diversa distribuzione dei recettori dei cannabinoidi nel cervello.

Perché la cannabis potrebbe ridurre il desiderio di bere

Gli studiosi ipotizzano diversi meccanismi che potrebbero spiegare questo effetto. Uno di questi riguarda una possibile sostituzione comportamentale: l’assunzione di cannabis potrebbe soddisfare in parte il bisogno di alterare lo stato psicofisico, riducendo quindi l’interesse per l’alcol.

Grawert suggerisce anche un’altra possibilità: l’uso combinato delle due sostanze potrebbe indurre un livello di sedazione tale da rendere il consumo ulteriore di alcol meno piacevole o persino scomodo dal punto di vista fisico.

Dal punto di vista neurologico, Quimby spiega che la cannabis può stimolare il rilascio di dopamina o produrre un effetto sedativo sufficiente a soddisfare temporaneamente il bisogno del cervello di un cambiamento chimico. In questo modo l’alcol potrebbe apparire meno “necessario”. Inoltre l’alterazione dello stato mentale potrebbe attenuare l’impatto dei segnali sociali o psicologici che normalmente spingono a bere.

L’importanza del metodo di assunzione

Un elemento chiave emerso dalla ricerca riguarda il modo in cui la cannabis viene consumata. Lo studio si è concentrato sull’inalazione perché il THC, entrando rapidamente nel flusso sanguigno, raggiunge il cervello quasi immediatamente. Questo effetto rapido permette di influenzare il comportamento di consumo in tempo reale.

Con prodotti commestibili o tinture, invece, l’effetto può manifestarsi anche dopo una o due ore. Questo ritardo potrebbe portare una persona a continuare a bere prima che la cannabis inizi a fare effetto, riducendo quindi il potenziale impatto sulla quantità di alcol ingerita.

Non è una soluzione a lungo termine

Gli esperti avvertono che questi risultati non devono essere interpretati come una strategia per raggiungere o mantenere la sobrietà. I dati indicano solo che fumare cannabis prima di un evento sociale potrebbe ridurre l’assunzione di alcol durante quella singola occasione, ma non dimostrano che l’effetto persista nel tempo.

C’è inoltre il rischio di una cosiddetta dipendenza crociata: diminuire il consumo di alcol potrebbe semplicemente portare a un aumento dell’uso di cannabis. Sebbene ridurre l’alcol possa avere benefici per la salute — soprattutto per fegato e cervello — l’uso eccessivo di cannabis comporta comunque potenziali rischi, tra cui dipendenza psicologica.

I limiti dello studio

Nonostante i risultati interessanti, diversi specialisti invitano a interpretare i dati con cautela. La psichiatra Lauren Grawert, esperta di dipendenze e consulente presso The Garden Recovery and Wellness, sottolinea che l’esperimento è stato realizzato in un contesto controllato e con partecipanti già abituati all’uso di marijuana.

In un laboratorio mancano molti elementi tipici delle situazioni sociali reali: musica, pressione del gruppo, ambienti affollati e dinamiche imprevedibili che possono influenzare in modo significativo il comportamento legato al consumo di alcol.

Attenzione alla potenza dei prodotti

Un altro aspetto riguarda la concentrazione di THC. La cannabis utilizzata nello studio aveva una potenza inferiore rispetto a molti prodotti oggi disponibili nei dispensari commerciali. Per questo gli specialisti consigliano prudenza e suggeriscono di utilizzare sempre la quantità minima necessaria per ottenere l’effetto desiderato.

In definitiva, la ricerca apre uno spiraglio interessante sulla possibile interazione tra cannabis e alcol, ma non offre una risposta definitiva sul trattamento dei problemi legati al consumo di sostanze. Come sottolinea Quimby, ridurre temporaneamente l’assunzione di alcol non significa necessariamente affrontare le motivazioni profonde che portano una persona a usare sostanze.

Per gli studiosi, il lavoro rappresenta piuttosto un punto di partenza per future indagini sul tema della riduzione del danno, più che una raccomandazione clinica già pronta per l’applicazione nella pratica medica.

Il possibile “effetto sostituzione” tra cannabis e alcol

Nel complesso, questi risultati si inseriscono in un quadro di ricerca più ampio che negli ultimi anni ha iniziato a osservare un possibile effetto di “sostituzione” tra cannabis e alcol. Diversi studi epidemiologici condotti negli Stati Uniti hanno infatti rilevato che, dopo la legalizzazione della cannabis in vari stati, in alcune fasce della popolazione si è registrata una lieve riduzione del consumo di alcol.

Si tratta di tendenze ancora oggetto di dibattito scientifico e non necessariamente uniformi in tutti i contesti, ma che suggeriscono come i cambiamenti nelle politiche sulle sostanze possano influenzare anche le abitudini di consumo. Per questo motivo molti ricercatori ritengono fondamentale continuare a studiare l’interazione tra cannabis e alcol con analisi di lungo periodo, così da capire se e in quali condizioni questo fenomeno possa tradursi in reali benefici per la salute pubblica.

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  • Classe 1992, vive in Veneto. Spirito critico. Appassionato di giornalismo ed esperto di canapa. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Fondatore di Spazio Canapa e di salutedicanapa.it.

Classe 1992, vive in Veneto. Spirito critico. Appassionato di giornalismo ed esperto di canapa. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Fondatore di Spazio Canapa e di salutedicanapa.it.