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Datemene un po’ e non vi arresto: un anno e nove mesi per il poliziotto condannato a Torino

È arrivata una condanna in primo grado per un agente di polizia in servizio a Torino, riconosciuto responsabile di una serie di reati commessi nell’estate del 2022. Il giudice Paolo Gallo, nella giornata di ieri 9 dicembre, ha inflitto all’imputato una pena di un anno e nove mesi di reclusione, accompagnata dal divieto di ricoprire incarichi pubblici per cinque anni.

La sanzione resta sospesa grazie alla concessione della condizionale. A difendere il poliziotto sono stati gli avvocati Maurizio Riverditi e Lucilla Amerio. Le accuse contestate riguardano tentata concussione, tentato spaccio di stupefacenti e simulazione di reato.

Secondo quanto emerso in aula, i fatti si sarebbero svolti durante una notte di agosto, quando l’agente, all’epoca in forza alla squadra mobile, aveva trascorso diverse ore in compagnia di un’altra persona, consumando alcol in modo significativo. Nel corso della serata avrebbe poi stretto un rapporto con un uomo dipendente da sostanze, che sarebbe salito sulla sua auto. I due avrebbero quindi iniziato a muoversi per le strade cittadine con l’obiettivo di procurarsi droga.

L’episodio chiave si sarebbe verificato nella zona di San Salvario, dove il poliziotto e il suo accompagnatore avrebbero incontrato alcuni spacciatori. La dinamica non è stata ricostruita in modo del tutto lineare, ma dalle indagini è emerso che l’agente avrebbe tentato di ottenere la sostanza facendo riferimento al proprio ruolo istituzionale, prospettando l’assenza di conseguenze penali in cambio della droga.

La situazione è però degenerata rapidamente. I pusher, insospettiti dal comportamento dell’uomo, lo avrebbero aggredito in strada, provocandogli delle ferite. In seguito all’aggressione, il poliziotto si è rivolto alle forze dell’ordine per chiedere aiuto, coinvolgendo polizia ferroviaria e carabinieri. Nel raccontare l’accaduto, tuttavia, avrebbe fornito versioni discordanti, elemento che ha fatto scattare ulteriori verifiche. Gli accertamenti, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Drammis, hanno portato all’apertura dell’inchiesta e, infine, alla sentenza di condanna pronunciata nei giorni scorsi.

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