Le infiorescenze della canapa industriale potrebbero presto trovare una nuova applicazione nel settore alimentare, trasformandosi da materiale poco valorizzato a preziosa fonte di proteine vegetali.
L'informazione
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Le infiorescenze della canapa industriale potrebbero presto trovare una nuova applicazione nel settore alimentare, trasformandosi da materiale poco valorizzato a preziosa fonte di proteine vegetali.

Tra gli effetti più noti e immediatamente riconoscibili della cannabis ci sono sicuramente gli occhi arrossati. È un fenomeno che molte persone associano automaticamente allo “sballo”, ma dietro questo effetto esiste in realtà una spiegazione fisiologica ben precisa e documentata dalla letteratura scientifica.

Capire come i diversi composti della canapa lavorano in sinergia ci apre nuove porte per migliorare la salute e il benessere.

Quando si parla di cannabis, l’attenzione si concentra spesso sugli aspetti più noti della pianta, ma esiste anche un lato meno conosciuto legato all’alimentazione.

Nel panorama italiano della formazione dedicata alla cannabis, Cannabiscienza si è affermata come una realtà pionieristica capace di unire rigore scientifico, divulgazione e aggiornamento professionale.

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Il cannabizetolo (CBT) è uno dei cannabinoidi minori presenti nella Cannabis sativa, una molecola rara e ancora poco studiata che sta iniziando a emergere grazie ai progressi nelle tecniche di analisi chimica. Sebbene la sua presenza nella pianta sia estremamente limitata, la crescente attenzione verso i fitocomposti meno conosciuti ha portato la comunità scientifica a considerarlo con interesse, soprattutto per il suo profilo strutturale e per le possibili implicazioni biologiche.

Nel vasto universo dei cannabinoidi, il CBDV (Cannabidivarina) è spesso confinato ai margini, oscurato dai suoi fratelli più celebri come THC e CBD. Tuttavia, questa molecola “minore” potrebbe avere un impatto maggiore sulla medicina del futuro. Non si tratta di una moda, né di una nuova scoperta sensazionalistica: il CBDV è stato isolato negli anni ’60, ma solo recentemente la ricerca sta svelando il suo enorme potenziale terapeutico, specie in ambiti dove la medicina convenzionale arranca.

In un’epoca in cui l’interesse per la cannabis medica cresce esponenzialmente, nuove ricerche mettono in luce il ruolo sorprendente del sistema endocannabinoide nella regolazione dell’appetito, nella salute gastrointestinale e nel benessere psicofisico. Dai disturbi digestivi all’obesità, dalla fame nervosa al reflusso, le implicazioni sono vaste e potenzialmente rivoluzionarie.