Le infiorescenze della canapa industriale potrebbero presto trovare una nuova applicazione nel settore alimentare, trasformandosi da materiale poco valorizzato a preziosa fonte di proteine vegetali.
È quanto emerge da una ricerca coordinata dalle Università di Padova e Camerino, realizzata insieme a partner scientifici irlandesi e cechi, che ha individuato un metodo innovativo per ottenere estratti proteici ad alto valore nutrizionale praticamente privi di THC.
Negli ultimi anni la canapa industriale ha attirato crescente interesse per la sua versatilità. Viene impiegata nella produzione di fibre tessili, materiali per l’edilizia, bioplastiche, oli e numerosi derivati vegetali. Tuttavia, il potenziale delle sue componenti proteiche è rimasto finora relativamente inesplorato, soprattutto per quanto riguarda le infiorescenze, una parte della pianta spesso considerata difficile da utilizzare su larga scala.
Il gruppo di ricerca ha sviluppato una tecnica di estrazione sostenibile che evita l’impiego di solventi chimici. Il processo utilizza esclusivamente acqua e combina due tecnologie fisiche considerate a basso impatto ambientale: ultrasuoni e microonde. Grazie a questo approccio è stato possibile recuperare una quantità significativa di proteine e aminoacidi dalle infiorescenze della varietà industriale di Cannabis sativa denominata Finola.
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la sicurezza del prodotto finale. Gli scienziati hanno infatti verificato che gli estratti ottenuti presentano livelli di THC assenti o estremamente ridotti. Questo risultato è fondamentale perché il tetraidrocannabinolo, pur presente in quantità molto basse nelle varietà industriali autorizzate, può rappresentare un ostacolo normativo quando le sostanze vengono concentrate durante i processi di trasformazione.
Le prove sperimentali hanno evidenziato che il trattamento a ultrasuoni è particolarmente efficace nel favorire il rilascio delle proteine contenute nei tessuti vegetali. Dopo le fasi di purificazione, alcuni estratti hanno raggiunto concentrazioni proteiche superiori al 50%, mostrando un profilo nutrizionale interessante grazie alla presenza di aminoacidi come glutammato, arginina e leucina, composti coinvolti in numerose funzioni metaboliche e particolarmente apprezzati nell’alimentazione sportiva e nelle formulazioni ad alto contenuto proteico.
La ricerca si inserisce nel più ampio filone dell’economia circolare applicata all’agroalimentare, che punta a recuperare e valorizzare sottoprodotti agricoli destinati spesso allo smaltimento. Al termine del processo gli estratti vengono liofilizzati e trasformati in polveri stabili, facilmente conservabili e potenzialmente utilizzabili nella produzione di alimenti plant-based, integratori nutrizionali, mangimi e prodotti funzionali ad elevato apporto proteico.
Nonostante i risultati promettenti, restano alcuni passaggi da affrontare prima di un eventuale impiego commerciale. In Europa, infatti, gli ingredienti alimentari ottenuti da parti della canapa non tradizionalmente consumate potrebbero rientrare nella categoria dei “Novel Food”. Ciò significa che sarebbero soggetti a specifiche valutazioni di sicurezza e a un iter autorizzativo prima di poter essere immessi sul mercato comunitario.
Se confermata da ulteriori studi e approvata dalle autorità competenti, questa tecnologia potrebbe aprire nuove opportunità per la filiera della canapa, contribuendo allo sviluppo di ingredienti proteici sostenibili e riducendo gli sprechi derivanti dalla lavorazione della pianta.
Studio e approfondimento
Titolo: Production of Protein-Rich and Cannabinoid-Free Extracts from Industrial Hemp by Combined Solvent-Free Ultrasound- and Microwave-Assisted Extraction
Rivista: ACS Food Science & Technology
Autori: X. Zhu, S. Dall’Acqua e collaboratori.
Link allo studio originale: ACS Food Science & Technology – articolo completo
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