Recettori CB1 e CB2: scopri come funzionano, quali sono le differenze e come THC e CBD interagiscono con il sistema endocannabinoide.
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Recettori CB1 e CB2: scopri come funzionano, quali sono le differenze e come THC e CBD interagiscono con il sistema endocannabinoide.

Le infiorescenze della canapa industriale potrebbero presto trovare una nuova applicazione nel settore alimentare, trasformandosi da materiale poco valorizzato a preziosa fonte di proteine vegetali.

Tra gli effetti più noti e immediatamente riconoscibili della cannabis ci sono sicuramente gli occhi arrossati. È un fenomeno che molte persone associano automaticamente allo “sballo”, ma dietro questo effetto esiste in realtà una spiegazione fisiologica ben precisa e documentata dalla letteratura scientifica.

Capire come i diversi composti della canapa lavorano in sinergia ci apre nuove porte per migliorare la salute e il benessere.

Quando si parla di cannabis, l’attenzione si concentra spesso sugli aspetti più noti della pianta, ma esiste anche un lato meno conosciuto legato all’alimentazione.

Nel panorama italiano della formazione dedicata alla cannabis, Cannabiscienza si è affermata come una realtà pionieristica capace di unire rigore scientifico, divulgazione e aggiornamento professionale.

Una ricerca condotta dalla Brown University e pubblicata su The American Journal of Psychiatry suggerisce che l’inalazione di cannabis con THC potrebbe contribuire, nel breve periodo, a diminuire il consumo di alcol tra persone che bevono abitualmente in modo intenso.

Un enzima della cannabis che operava milioni di anni fa, …

La resistenza agli antibiotici è una delle emergenze sanitarie più …

Per molti anni si è diffusa l’idea che la cannabis “bruci” le cellule cerebrali, causando danni irreversibili al cervello. Questa convinzione, spesso ripetuta in contesti educativi e mediatici, è diventata quasi un luogo comune. Tuttavia, quando si analizzano le fonti scientifiche e divulgative più affidabili, emerge un quadro molto diverso, più complesso e, in parte, sorprendente.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati episodi simili in diverse regioni italiane. Gli arresti non vengono convalidati, i sequestri vengono annullati e gli imputati assolti. Le motivazioni delle sentenze ruotano attorno a un concetto consolidato: non può esistere reato se non c’è un’offesa concreta, e nel caso della cannabis light l’elemento essenziale – l’effetto psicotropo – è assente.

Nel vasto universo dei cannabinoidi, il CBDV (Cannabidivarina) è spesso confinato ai margini, oscurato dai suoi fratelli più celebri come THC e CBD. Tuttavia, questa molecola “minore” potrebbe avere un impatto maggiore sulla medicina del futuro. Non si tratta di una moda, né di una nuova scoperta sensazionalistica: il CBDV è stato isolato negli anni ’60, ma solo recentemente la ricerca sta svelando il suo enorme potenziale terapeutico, specie in ambiti dove la medicina convenzionale arranca.

In un panorama in cui i riflettori sono spesso puntati su THC e CBD, un nuovo protagonista si sta facendo strada nel mondo della cannabis terapeutica: il CBG, o cannabigerolo. Meno noto al grande pubblico, ma oggetto di crescente interesse scientifico, questo composto sta suscitando entusiasmo per le sue potenzialità sul piano della salute mentale, neurologica e immunitaria.

In un’epoca in cui l’interesse per la cannabis medica cresce esponenzialmente, nuove ricerche mettono in luce il ruolo sorprendente del sistema endocannabinoide nella regolazione dell’appetito, nella salute gastrointestinale e nel benessere psicofisico. Dai disturbi digestivi all’obesità, dalla fame nervosa al reflusso, le implicazioni sono vaste e potenzialmente rivoluzionarie.

La tetraidrocannabivarina (THCV) è un composto naturale presente nella pianta di cannabis, in particolare nelle varietà Sativa. Pur condividendo alcune somiglianze con il più noto THC, il THCV si distingue per la sua assenza di effetti psicoattivi e per una serie di potenziali benefici terapeutici che stanno attirando l’interesse della comunità scientifica.

Il rapporto dell’ANSES (Agenzia francese per la sicurezza sanitaria), redatto a supporto dell’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche), che propone la classificazione del cannabidiolo (CBD) come ‘sospetto tossico per la riproduzione’, ha suscitato numerose critiche e sollevato dubbi sulla sua solidità scientifica e coerenza metodologica.

Il panorama dei cannabinoidi si arricchisce di una nuova molecola: il THCPO , un composto semisintetico sintetizzato per la prima volta nel 2021 e recentemente introdotto nel mercato europeo. Ciò che lo rende particolarmente interessante sono i suoi effetti intensi e prolungati , che hanno suscitato curiosità tra consumatori e ricercatori.

La possibile conversione del CBD in THC è un tema ancora dibattuto nella comunità scientifica, nonostante la sicurezza documentata del cannabidiolo. Le ipotesi principali riguardano tre scenari: conversione in vivo, in ambiente acido oa temperatura elevata.

THC: cos’è, come agisce sull’organismo, benefici, effetti indesiderati e utilizzi terapeutici. Cosa dice davvero la ricerca scientifica.

Un nuovo polo di ricerca dedicato alla cannabis sta prendendo forma: si tratta di Core-C , un progetto che mira allo studio, alla formazione e alla caratterizzazione dei prodotti derivati dalla pianta. Questo ambizioso centro nasce dalla collaborazione tra Farmalabor srl , azienda all’avanguardia nel settore della cannabis medicinale in Italia, autorizzata dall’Agenzia Italiana del Farmaco alla produzione di estratti, e il Dipartimento di Farmacia e Scienze del Farmaco dell’Università di Bari .