Slitta al 9 febbraio 2027 l’udienza della Corte costituzionale chiamata a esaminare nel merito le questioni di legittimità relative all’articolo 18 del decreto-legge 48/2025, poi convertito nella legge 80/2025. Secondo la comunicazione ufficiale inviata ai difensori e resa nota da Canapa Sativa Italia, la nuova data permetterà alla Consulta di trattare congiuntamente i giudizi già avviati da Brindisi e Trani con quello più recente promosso dal Tribunale di Brescia.
Per gli operatori della filiera significa però altri mesi di incertezza. L’articolo 18 resta infatti formalmente in vigore: il rinvio alla Corte costituzionale, così come i procedimenti aperti davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, non determina automaticamente la sospensione generale della norma.
Tre date da ricordare
Il calendario prevede tre passaggi distinti. Il 6 ottobre 2026 scade il termine per gli interventi nel giudizio di Brescia da parte dei soggetti che possiedono i requisiti previsti dalle norme della Corte. Il 25 gennaio 2027 è fissata la camera di consiglio sull’ammissibilità degli interventi, mentre il 9 febbraio 2027 si terrà l’udienza sul merito.

Il procedimento di Brescia, iscritto al registro ordinanze n. 135/2026, nasce dall’ordinanza del 15 luglio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 settembre. Il Tribunale ha sollevato questioni di costituzionalità sulle disposizioni che vietano detenzione, cessione, distribuzione, commercio e vendita al pubblico delle infiorescenze di canapa e dei prodotti che le contengono, anche quando siano concretamente privi di efficacia drogante o psicotropa.
Il nodo dell’efficacia drogante
È proprio questo uno dei punti centrali del contenzioso. Negli ultimi mesi diversi provvedimenti giudiziari hanno affrontato il rapporto tra il nuovo divieto e la necessità di verificare concretamente la capacità drogante dei prodotti.
La Cassazione, con la sentenza 25539/2026, ha annullato con rinvio un provvedimento relativo a un sequestro, richiamando la necessità di accertare l’efficacia drogante e l’onere della pubblica accusa di provarla.
Altri casi, tra Latina, Velletri, Vicenza, Imperia e Aprilia, hanno portato, con motivazioni e situazioni differenti, a mancata convalida di sequestri, restituzioni o rigetti di misure cautelari quando mancavano analisi sufficienti o elementi concreti sulla capacità drogante dei prodotti.
Questi provvedimenti, però, non equivalgono a una cancellazione generale dell’articolo 18, né rappresentano un’autorizzazione automatica alla vendita di qualsiasi prodotto derivato dalla canapa. Ogni procedimento conserva caratteristiche proprie e la norma rimane formalmente vigente.
Anche l’Europa deve pronunciarsi
Parallelamente prosegue il confronto davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La causa C-716/25, Società Agricola Jure, nata da un rinvio del Consiglio di Stato, riguarda la canapa industriale e il rapporto tra la normativa italiana, la disciplina agricola europea e la libera circolazione di foglie, fiori e derivati.

Altri rinvii del Consiglio di Stato riguardano invece il CBD di origine naturale per uso orale e pongono questioni relative alla libera circolazione, al principio di precauzione e alla proporzionalità delle restrizioni. Si tratta di procedimenti distinti da quello sull’articolo 18, ma destinati a contribuire alla definizione del quadro giuridico complessivo della canapa in Italia.
Mesi decisivi per la filiera
Il rinvio al 9 febbraio 2027 allunga quindi i tempi, ma consentirà alla Consulta di affrontare congiuntamente più questioni relative alla disciplina introdotta nel 2025. Tra i temi sottoposti al vaglio costituzionale figurano il principio di offensività, la proporzionalità, la libertà d’impresa, i rapporti con il diritto europeo e i presupposti della decretazione d’urgenza.
Nel frattempo, per le imprese diventano ancora più importanti tracciabilità, analisi di laboratorio, fatture, documentazione dei fornitori, corretta etichettatura e rispetto delle regole relative alla destinazione d’uso. La conformità non elimina il rischio di controlli o contestazioni, ma può assumere un ruolo importante nella ricostruzione concreta di ogni singolo caso.
La prossima tappa fondamentale è dunque fissata: 9 febbraio 2027. Sarà allora che la Corte costituzionale entrerà nel merito delle questioni sollevate sull’articolo 18, con una decisione destinata ad avere un peso rilevante sul futuro della filiera italiana della canapa.
Cusani: accettiamo in parte il rinvio, gli imprenditori possono continuare ad operare
Sulla vicenda si è espresso anche Mattia Cusani, il presidente di Canapa Sativa Italia:
“Prendiamo la notizia negativamente dal punto di vista delle tempistiche. Non vediamo l’ora che la Corte Costituzionale finalmente accerti l’incostituzionalità dell’articolo 18. Dal punto di vista giuridico e tecnico riconosciamo che avere riunito anche il caso di Brescia, il quale aveva già citato ulteriori possibili violazioni della costituzionalità da parte dell’articolo 18, necessiti di questo ulteriore arco di tempo e che possa dare maggiori possibilità di successo.”
“Ricordiamo che ci sono tantissime ragioni per le quali non si possono giustificare in alcun modo la repressione nei confronti di chi rispetta le norme e rientra nei limiti tecnici stabiliti. Si è già visto nell’ultimo anno con tre giudizi pendenti in Corte Costituzionale e due in Corte di Giustizia Europea.”
“Accettiamo il tempo che dovrà passare, ma dobbiamo avere ben presente che gli imprenditori della canapa possono legittimamente continuare ad operare nell’esercizio dei propri diritti, finché questa legge non verrà esplicitamente dichiarata incostituzionale. Noi come associazione continuiamo a lavorare in questa direzione.”

