Canapa e articolo 18: la Corte costituzionale rinvia l’udienza al 9 febbraio 2027. Ecco cosa cambia per imprese e filiera.
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Canapa e articolo 18: la Corte costituzionale rinvia l’udienza al 9 febbraio 2027. Ecco cosa cambia per imprese e filiera.

Canapa e CBD, aziende italiane ostacolate dai sistemi di pagamento: blocchi, restrizioni e nuove difficoltà per un settore da 2 miliardi.

L’Himachal Pradesh apre alla canapa industriale: nuove licenze, meno vincoli per i piccoli agricoltori e incentivi alla trasformazione.

La storia di Hemport inizia ufficialmente nel 2020. Il progetto nasce da Giacomo e Lorenzo, due cugini originari di Chianciano Terme, in provincia di Siena

La decisione del tribunale di Trani rappresenta uno dei passaggi più significativi nella battaglia giudiziaria legata alla canapa industriale e all’articolo 18 del decreto sicurezza.

Oggi si celebra il Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori. Una ricorrenza che dovrebbe unire tutte le categorie nel nome dei diritti, della dignità e del valore del lavoro.

Un recente provvedimento della Corte d’Appello di Palermo riporta al centro del dibattito il tema degli errori giudiziari legati alla filiera della canapa.

Il provvedimento emesso dalla Procura di Imperia l’8 aprile 2026 rappresenta uno snodo importante nel dibattito giuridico sulla canapa industriale in Italia.

Nei giorni scorsi il web è stato invaso dalla notizia della morte di un giovane che si sarebbe tolto la vita gettandosi dalla finestra dopo aver consumato cannabis light. Ma poniamoci subito una domanda: ha senso parlare ancora di “cannabis light” quando un prodotto viene adulterato con altre sostanze?

Il tentativo del Governo di bloccare per legge la commercializzazione delle infiorescenze di canapa industriale si ritrova ora sotto la lente delle due massime giurisdizioni: la Corte di giustizia dell’Unione Europea e la Corte costituzionale italiana.

Un’altra importante affermazione per il settore della canapa industriale arriva dal Tribunale di Imperia, che ha disposto l’annullamento dell’arresto e del sequestro di circa 350 kg di infiorescenze, riconoscendone la piena liceità in assenza di effetto drogante.

Un nuovo disegno di legge, articolato in due punti e presentato dalla senatrice M5S Sabrina Licheri, mira a offrire maggiori tutele agli operatori della filiera della canapa, frequentemente esposti a sequestri che continuano a ostacolare le attività agricole e commerciali legate alle infiorescenze.

Un nuovo tassello si aggiunge al mosaico della giurisprudenza italiana sulla canapa industriale. La Procura di Ascoli Piceno ha infatti disposto la restituzione delle quasi 300 confezioni di infiorescenze e derivati di Cannabis sativa sequestrate in un distributore automatico, ritenendo che mancassero i presupposti per considerare quei prodotti come sostanze stupefacenti.

L’Unione Europea ha ormai stabilito con chiarezza che la canapa industriale è una coltura agricola pienamente legittima, non una curiosità botanica né un tema da trattare come eccezione. La considera una pianta utile, sostenibile, parte integrante delle politiche verdi e della nuova economia circolare. Rientra infatti nella Politica Agricola Comune (PAC), con varietà certificate e un contenuto di THC non superiore allo 0,3%. È un riconoscimento che vale più di mille parole: l’Europa non teme la canapa, la coltiva, la regola e la trasforma in risorsa.

Nel giro di due giorni, tre corti italiane – Palermo, Belluno e Torino – hanno demolito le fondamenta del decreto sicurezza del governo Meloni in materia di canapa industriale. Tra il 12 e il 14 ottobre, i magistrati hanno infatti depositato sentenze che ridimensionano la linea repressiva dell’esecutivo, il quale aveva assimilato la cosiddetta cannabis light alle sostanze stupefacenti.

Nel pomeriggio di ieri il Consiglio regionale d’Abruzzo ha espresso voto unanime a favore della risoluzione proposta dalla consigliera del Movimento 5 Stelle, Erika Alessandrini.

Lo scorso giugno raccontavamo la storia surreale di un commerciante torinese, vittima di furto e allo stesso tempo denunciato per la merce legale che teneva in negozio. Un caso che sembrava quasi un paradosso giudiziario e che ha generato mesi di incertezza, spese legali e conseguenze economiche pesanti. Oggi quella vicenda si è chiusa con un’archiviazione

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati episodi simili in diverse regioni italiane. Gli arresti non vengono convalidati, i sequestri vengono annullati e gli imputati assolti. Le motivazioni delle sentenze ruotano attorno a un concetto consolidato: non può esistere reato se non c’è un’offesa concreta, e nel caso della cannabis light l’elemento essenziale – l’effetto psicotropo – è assente.

Negli ultimi giorni si è assistito a un nuovo e inquietante giro di vite da parte delle autorità italiane nei confronti degli imprenditori operanti nel settore della cannabis light. In particolare, nelle aree del Torinese e del Lazio si sono svolti controlli e sequestri condotti dalla Polizia di Stato, ufficialmente qualificati come “attività di routine”.

Arrestato il venerdì, liberato solo il lunedì. Tre giorni dietro …