Ci ha lasciati Piero Manzanares, Presidente di Sardinia Cannabis, figura …
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Ci ha lasciati Piero Manzanares, Presidente di Sardinia Cannabis, figura …

L’industria globale della cannabis sta attraversando una profonda fase di evoluzione, spinta dall’integrazione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e decisionali. Le più recenti ricerche scientifiche mostrano come tecnologie basate su machine learning, automazione e analisi avanzata dei dati stiano ridefinendo l’intera filiera, dalla coltivazione fino alle applicazioni terapeutiche.

Negli ultimi anni la canapa industriale e il cannabidiolo (CBD) hanno conquistato un ruolo sempre più centrale nel settore cosmetico. Non si tratta di una semplice tendenza “green”, ma di un’evoluzione supportata da evidenze scientifiche, innovazione formulativa e da un contesto normativo europeo in progressivo chiarimento.

Negli ultimi giorni la parola “cannabis light” è tornata a occupare le prime pagine con toni allarmistici: “rischio per la salute”, “sostanze pericolose”, “intervento del governo”. Il messaggio che passa è semplice e potente: la cannabis light sarebbe improvvisamente diventata una minaccia per i cittadini. Ma è proprio su questa semplificazione che si innesta un problema serio, prima comunicativo e poi politico.

Un nuovo campus universitario capace di catturare CO₂ invece di produrla: è ciò che sta nascendo a Pisa, dove il nuovo polo di Scienze Veterinarie dell’Università rappresenta un modello di bioarchitettura a zero sprechi. L’edificio non solo non inquina, ma immagazzina anidride carbonica nelle sue stesse pareti, diventando parte attiva nella lotta al cambiamento climatico.

Nei giorni scorsi il web è stato invaso dalla notizia della morte di un giovane che si sarebbe tolto la vita gettandosi dalla finestra dopo aver consumato cannabis light. Ma poniamoci subito una domanda: ha senso parlare ancora di “cannabis light” quando un prodotto viene adulterato con altre sostanze?

Per un’intera legislatura Fratelli d’Italia ha raccontato agli italiani che la cannabis light fosse una minaccia travestita da innocua piantina. Poi, all’improvviso, nella notte della Manovra, lo stesso partito ha depositato un emendamento che – ironia della sorte – avrebbe riportato sugli scaffali proprio quelle infiorescenze che aveva appena bandito con orgoglio nel decreto Sicurezza.

Il segretario dei Radicali, Filippo Blengino, è finito ancora una volta in stato di fermo nell’ambito della sua campagna di disobbedienza civile legata alla cannabis light. La vicenda affonda le sue radici alla fine di maggio, quando Blengino aveva deciso di trasformare temporaneamente la sede del partito in un punto vendita di infiorescenze di cannabis legale, battezzato “CBD – Centro Buona Disobbedienza”, per contestare l’articolo 18 del Decreto Sicurezza.

Un’altra importante affermazione per il settore della canapa industriale arriva dal Tribunale di Imperia, che ha disposto l’annullamento dell’arresto e del sequestro di circa 350 kg di infiorescenze, riconoscendone la piena liceità in assenza di effetto drogante.

Un nuovo disegno di legge, articolato in due punti e presentato dalla senatrice M5S Sabrina Licheri, mira a offrire maggiori tutele agli operatori della filiera della canapa, frequentemente esposti a sequestri che continuano a ostacolare le attività agricole e commerciali legate alle infiorescenze.