Nel dibattito sulla cannabis light, Angela Abbatecola, esponente di Fratelli d’Italia, ha sostenuto che «l’Istituto Superiore di Sanità ha certificato la nocività di queste sostanze» e che la cannabis leggera potrebbe produrre effetti psicotropi attraverso un «possibile accumulo» di THC nel cervello, aggiungendo che, quando viene fumata, sarebbe in ogni caso dannosa.
Si tratta di dichiarazioni che mescolano elementi differenti: valutazioni precauzionali, possibili effetti del THC, rischi della combustione e conclusioni scientifiche. Presentate in questo modo, però, restituiscono un quadro del tutto fuorviante. La prima affermazione è sostanzialmente falsa; la seconda contiene un elemento corretto, quello relativo ai rischi del fumo, ma lo inserisce all’interno di una spiegazione semplicistica e scientificamente discutibile.
L’ISS non ha mai “certificato la nocività” della cannabis light
Il primo errore riguarda già l’istituzione citata. Non fu l’Istituto Superiore di Sanità a esprimersi nel 2018, bensì il Consiglio Superiore di Sanità, organo consultivo del Ministero della Salute.
La distinzione non è formale. ISS e CSS sono due organismi diversi, con compiti differenti. Attribuire all’uno ciò che ha affermato l’altro rappresenta un errore verificabile.
Ancora più importante è il contenuto del parere. Il Consiglio Superiore di Sanità non dichiarò che la nocività della cannabis light fosse stata dimostrata o certificata. Scrisse, invece, che la pericolosità dei prodotti costituiti da infiorescenze di canapa «non può essere esclusa» e raccomandò l’applicazione del principio di precauzione. (Fonti a fine articolo).
“Pericolosità non esclusa” e “nocività certificata” non sono espressioni equivalenti. La prima segnala un’incertezza: in mancanza di dati sufficienti, non è possibile garantire l’assenza di rischi. La seconda comunica invece che un danno è stato accertato attraverso prove conclusive. Trasformare una valutazione precauzionale in una certificazione scientifica significa modificare radicalmente il senso del documento.
Il parere del 2018 richiamava soprattutto l’assenza di un controllo sulle quantità effettivamente consumate, la possibilità di assumere dosi cumulative di THC e la carenza di informazioni relative a minori, donne in gravidanza, persone con determinate patologie o sottoposte a terapie farmacologiche. Non presentava, però, studi clinici capaci di dimostrare che tutte le infiorescenze a basso contenuto di THC fossero necessariamente nocive o dotate di efficacia drogante.
La stessa pagina informativa attuale dell’Istituto Superiore di Sanità riconosce che le evidenze specifiche sulla cannabis light sono ancora limitate e non permettono di definire in maniera conclusiva il suo profilo farmacologico, tossicologico e gli eventuali effetti a lungo termine. Anche per questo parlare di “nocività certificata” è scorretto.
Gli effetti psicotropi dipendono dalla dose, non da uno slogan sull’accumulo
La cannabis light contiene generalmente una quantità ridotta (sotto lo 0,5%), ma non necessariamente nulla, di THC. Non è quindi possibile affermare che non possa mai produrre alcun effetto psicoattivo. La probabilità è molto bassa e dipende dalla quantità realmente assorbita, dalla concentrazione del prodotto, dalla rapidità di consumo, dalle caratteristiche individuali e dal rapporto tra THC e CBD.
Il principio fondamentale della farmacologia è che conta la dose. Dire che una sostanza è presente non significa automaticamente che sia presente in una quantità sufficiente a provocare un’alterazione percepibile o clinicamente rilevabile.
Uno studio italiano pubblicato nel 2021 ha coinvolto 18 adulti sani ai quali furono somministrate tre sigarette contenenti complessivamente 1,2 grammi di cannabis allo 0,41% di THC e al 12,41% di CBD. La quantità teorica complessiva di THC presente era di circa 4,9 milligrammi. I ricercatori non rilevarono alterazioni significative dell’attenzione, della vigilanza, delle capacità cognitive, motorie o decisionali. Dopo la terza sigaretta, inoltre, le concentrazioni ematiche di THC e CBD cominciavano a diminuire.
Questo studio non dimostra che qualsiasi prodotto a basso THC sia innocuo. Il campione era piccolo, formato da adulti sani e riguardava una specifica composizione. Smentisce però l’idea secondo cui il consumo ripetuto di cannabis light produca necessariamente un progressivo accumulo capace di provocare effetti psicotropi.

Un altro studio molto piccolo, pubblicato nel 2020, rilevò sonnolenza nei sei partecipanti che avevano fumato quattro sigarette di cannabis light nell’arco di quattro ore. Non furono osservate variazioni significative di temperatura corporea, frequenza cardiaca o pressione arteriosa. L’assenza di un gruppo placebo, il numero estremamente limitato di partecipanti e la mancanza di una valutazione psicomotoria approfondita non permettono di trasformare la sonnolenza riferita in una dimostrazione generale di efficacia drogante.
Le evidenze disponibili indicano quindi che alcuni effetti lievi e soggettivi sono possibili, soprattutto aumentando le quantità, ma non che si verifichino automaticamente.
Anche il riferimento all’“accumulo di THC nel cervello” è fuorviante. Il THC inalato attraversa rapidamente la barriera ematoencefalica e agisce principalmente sui recettori CB1. Essendo una molecola lipofila, può distribuirsi nei tessuti e permanere soprattutto nel grasso corporeo, in particolare dopo consumi frequenti. Gli effetti acuti, tuttavia, dipendono dalla dose assorbita e dalla concentrazione raggiunta nei siti d’azione, non da un generico accumulo progressivo nel cervello.
Con consumi ravvicinati può aumentare la quantità totale di THC assunta, ma questo è diverso dall’affermare che la cannabis light diventi psicotropa perché il principio attivo si accumula cerebralmente. Si tratta di una spiegazione impropria di un fenomeno farmacologico molto più complesso.
Fumare non è innocuo, ma questo non certifica la tossicità della cannabis light
La parte più solida della seconda dichiarazione riguarda la combustione. Bruciare e inalare materiale vegetale o altro materiale espone le vie respiratorie a particolato, monossido di carbonio, sostanze irritanti e diversi composti tossici. Da questo punto di vista, il fumo di cannabis light non può essere considerato innocuo.
Le evidenze disponibili associano il consumo regolare di cannabis fumata a tosse, produzione di muco, irritazione delle vie respiratorie e maggiore frequenza di sintomi compatibili con la bronchite cronica. Quando la cannabis viene miscelata con tabacco, si aggiungono naturalmente i rischi ben documentati del tabagismo.
È però necessario non andare oltre ciò che dimostrano gli studi. Le prove relative al rapporto tra cannabis fumata, tumore polmonare, broncopneumopatia cronica ostruttiva e altre patologie respiratorie gravi rimangono meno conclusive rispetto a quelle disponibili sul tabacco. Frequenza, durata e intensità dell’esposizione fanno una differenza sostanziale.
Affermare che fumare non sia privo di rischi è quindi corretto. Sostenere che ogni singolo consumo provochi necessariamente un danno clinicamente misurabile sarebbe invece una generalizzazione. Soprattutto, i rischi della combustione non dimostrano che la cannabis light possieda di per sé una particolare nocività tossicologica o un’efficacia psicotropa significativa.
Confondere questi piani porterebbe a una conclusione paradossale: anche fumare rosmarino, salvia o qualsiasi altra pianta esporrebbe a prodotti dannosi della combustione, ma ciò non trasformerebbe automaticamente quelle piante in sostanze stupefacenti.
Tra precauzione e propaganda serve precisione
Le dichiarazioni attribuite ad Angela Abbatecola non possono dunque essere considerate una rappresentazione corretta dello stato delle conoscenze.
La politica è libera di sostenere restrizioni o divieti. Quando richiama la scienza per giustificarli, però, dovrebbe riportare correttamente le istituzioni, le parole dei documenti e i limiti delle evidenze. Il principio di precauzione non può essere trasformato retroattivamente in una prova scientifica che non è mai stata prodotta.
Fonti e approfondimenti
Consiglio Superiore di Sanità – Parere sulla commercializzazione di prodotti contenenti THC, 10 aprile 2018 Istituto Superiore di Sanità – Cannabis e cannabis lightPelletti et al. – “Light cannabis” consumption in a sample of young adults: preliminary pharmacokinetic data and psychomotor impairment evaluationPichini et al. – Discriminating light cannabis use from illegal and medical cannabis use through cannabinoid concentrationsHuestis – Human cannabinoid pharmacokineticsLucas, Galettis e Schneider – The pharmacokinetics and the pharmacodynamics of cannabinoidsCDC – Cannabis and lung healthNational Academies of Sciences, Engineering, and Medicine – The health effects of cannabis and cannabinoidsVásconez-González et al. – Effects of smoking marijuana on the respiratory systemArticolo contenente le dichiarazioni attribuite ad Angela Abbatecola

