Nella notte del 31 ottobre 2025 un assalto organizzato e particolarmente violento ha scosso la comunità di Vignolo, nel Cuneese.
L'informazione
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Nella notte del 31 ottobre 2025 un assalto organizzato e particolarmente violento ha scosso la comunità di Vignolo, nel Cuneese.

Dal 27 al 29 marzo 2026 torna a Bologna uno degli appuntamenti più attesi del panorama fieristico europeo dedicato alla canapa: Indica Sativa Trade.

Il Consiglio comunale di Perugia ha scelto di schierarsi contro il nuovo Decreto Sicurezza varato dal Governo, approvando a maggioranza – con i voti compatti del centrosinistra – un atto politico che ne contesta apertamente i contenuti.

Dopa la prima ondata di “fango” da parte del Governo sul settore della cannabis light, negli ultimi giorni una parte consistente della stampa italiana ha dedicato ampio spazio a presunte operazioni antidroga che avrebbero coinvolto anche gli shop legali della canapa italiana.

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da alcune aziende della canapa industriale, bloccando l’efficacia della sentenza del Tar del Lazio sul cannabidiolo (CBD) e permettendo così alle imprese di proseguire le proprie attività.

Negli ultimi giorni la parola “cannabis light” è tornata a occupare le prime pagine con toni allarmistici: “rischio per la salute”, “sostanze pericolose”, “intervento del governo”. Il messaggio che passa è semplice e potente: la cannabis light sarebbe improvvisamente diventata una minaccia per i cittadini. Ma è proprio su questa semplificazione che si innesta un problema serio, prima comunicativo e poi politico.

Nei giorni scorsi il web è stato invaso dalla notizia della morte di un giovane che si sarebbe tolto la vita gettandosi dalla finestra dopo aver consumato cannabis light. Ma poniamoci subito una domanda: ha senso parlare ancora di “cannabis light” quando un prodotto viene adulterato con altre sostanze?

Per un’intera legislatura Fratelli d’Italia ha raccontato agli italiani che la cannabis light fosse una minaccia travestita da innocua piantina. Poi, all’improvviso, nella notte della Manovra, lo stesso partito ha depositato un emendamento che – ironia della sorte – avrebbe riportato sugli scaffali proprio quelle infiorescenze che aveva appena bandito con orgoglio nel decreto Sicurezza.

Il tentativo del Governo di bloccare per legge la commercializzazione delle infiorescenze di canapa industriale si ritrova ora sotto la lente delle due massime giurisdizioni: la Corte di giustizia dell’Unione Europea e la Corte costituzionale italiana.

Un nuovo tassello si aggiunge al mosaico della giurisprudenza italiana sulla canapa industriale. La Procura di Ascoli Piceno ha infatti disposto la restituzione delle quasi 300 confezioni di infiorescenze e derivati di Cannabis sativa sequestrate in un distributore automatico, ritenendo che mancassero i presupposti per considerare quei prodotti come sostanze stupefacenti.