Prima che la Colombia diventasse, nell’immaginario internazionale, la terra di Pablo Escobar e dei cartelli della cocaina, il Paese aveva conosciuto un’altra economia della droga, costruita intorno alla cannabis. Era un commercio illegale, certamente, ma capace di trasformare intere comunità agricole. La sua repressione, sostenuta dagli Stati Uniti, contribuì a cambiare il volto del narcotraffico sudamericano, con conseguenze assai diverse da quelle dichiarate.
La vicenda è tornata all’attenzione grazie a un approfondimento di High Times, che ripercorre la cosiddetta Bonanza Marimbera, il grande boom della marijuana colombiana degli anni Settanta, anche attraverso le ricerche della storica Lina Britto.
Dalla povertà rurale alla cannabis esportata negli Stati Uniti
Sulle montagne della Sierra Nevada de Santa Marta e nella vicina penisola della Guajira, migliaia di famiglie vivevano di agricoltura, spesso con possibilità economiche limitate. La crescente domanda di marijuana negli Stati Uniti aprì improvvisamente un mercato internazionale.
Piccoli coltivatori, commercianti e trasportatori iniziarono a rifornire i consumatori nordamericani. Le spedizioni attraversavano il Mar dei Caraibi, raggiungendo città come Miami e New York. La varietà Santa Marta Gold acquistò una reputazione quasi leggendaria, diventando uno dei nomi più riconoscibili nella cultura della cannabis dell’epoca.
Per numerosi agricoltori, quella pianta rappresentò un’opportunità di reddito che le coltivazioni tradizionali non avevano garantito. Il denaro alimentò attività commerciali, occupazione e consumi locali, anche se i benefici non furono distribuiti equamente. Per la prima volta, aree rimaste ai margini dei grandi investimenti entrarono in un circuito commerciale internazionale. Il fenomeno modificò anche gli equilibri sociali: nuovi intermediari conquistarono ricchezza e prestigio, mentre le istituzioni faticavano a governare la trasformazione.
Secondo una stima del 1979 richiamata da High Times, circa 150.000 colombiani risultavano coinvolti direttamente o indirettamente nell’economia della marijuana. Una filiera enorme, benché clandestina, che coinvolgeva ben più dei soli trafficanti.
Tuttavia, l’assenza di regole e tutele esponeva i contadini agli intermediari, alla corruzione e alla violenza. Il boom non era un paradiso pacifico: era un sistema fragile, cresciuto fuori dalla legalità.
La repressione e il passaggio alla cocaina
Alla fine degli anni Settanta, la strategia antidroga degli Stati Uniti esercitò una pressione crescente sulle autorità colombiane. Il governo di Julio César Turbay Ayala avviò nel novembre 1978 l’Operazione Fulminante, mobilitando migliaia di militari contro coltivazioni, spedizioni e reti commerciali della marijuana.
Nel 1979 furono segnalati sequestri per circa 3.500 tonnellate di cannabis e la distruzione di oltre 10.000 ettari di coltivazioni. Agli interventi militari si affiancarono esperimenti e programmi di eradicazione chimica, oggetto di forti controversie per i possibili danni sanitari e ambientali. Proprio nel 1979, intanto, in Colombia si discuteva pubblicamente anche della possibilità di legalizzare il commercio: un’alternativa che non divenne la linea politica prevalente.

Il risultato, però, non fu la scomparsa della domanda di sostanze. Mentre il commercio colombiano di marijuana perdeva competitività anche a causa della produzione crescente negli Stati Uniti, reti di contrabbando già organizzate disponevano di denaro, contatti, rotte e mezzi di trasporto.
Una parte di queste infrastrutture venne riutilizzata per il mercato della cocaina, molto più redditizia in rapporto al peso trasportato. Negli anni successivi, organizzazioni criminali sempre più strutturate consolidarono la propria influenza, fino all’ascesa dei cartelli di Medellín e Cali.
Attribuire la nascita di questi cartelli esclusivamente a Washington sarebbe però storicamente scorretto. La domanda statunitense di cocaina, il contrabbando preesistente, la corruzione e altri cambiamenti regionali ebbero un ruolo decisivo. La repressione della cannabis fu uno dei fattori che contribuirono a trasformare un mercato illegale in un sistema criminale ancora più potente.
È proprio questo il paradosso: politiche pensate per colpire il narcotraffico contribuirono a ridisegnarne gli incentivi, senza eliminarne le cause economiche. E mentre le grandi organizzazioni potevano adattarsi a merci più lucrative, i piccoli agricoltori erano spesso quelli meno attrezzati per affrontare sequestri, perdita del reddito e instabilità.
La storia della Bonanza Marimbera solleva dunque una domanda ancora attuale: quando uno Stato distrugge un mercato illegale senza offrire alternative concrete ai territori che ne dipendono, sta davvero riducendo il problema o rischia soltanto di spostarlo verso attività più pericolose?
Fonti e approfondimenti
High Times (29 luglio 2026) – How Washington Killed the Colombian Cannabis Boom And Created the Cocaine Cartels by Accident Leggi l’articolo originale – Lina Britto – University of California Press (2020) – Marijuana Boom: The Rise and Fall of Colombia’s First Drug Paradise Consulta il libro e la ricerca storica – El Tiempo (20 settembre 2010) – La bonanza de marihuana en Colombia (1974–1980) Leggi l’approfondimento storico – Ohio State University – Origins (settembre 2011) – The Shifting Terrain of Latin American Drug Trafficking, di Steven Hyland Consulta l’analisi storica sul narcotraffico


