L’inchiesta sulla Polizia Locale di Milano assume contorni sempre più preoccupanti. Quella che inizialmente sembrava una vicenda circoscritta a un presunto arresto illegale durante un’operazione antidroga si è trasformata in un’indagine molto più ampia, con 16 persone indagate, oltre 30 contestazioni e nuove richieste di custodia cautelare in carcere.
Ad agosto, avevamo già raccontato il caso dei cinque agenti arrestati, accusati a vario titolo di falso, peculato e arresto illegale. A distanza di due mesi, nuovi elementi investigativi, intercettazioni e conversazioni private sembrano delineare, secondo la Procura, un sistema organizzato di operazioni antidroga irregolari.
Tra gli aspetti più inquietanti emerge anche il coinvolgimento di minorenni, con un episodio nel quale un agente avrebbe riconosciuto di aver attribuito a un sedicenne un reato mai commesso.
Arresti pilotati, informatori ed esche: il presunto sistema
Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri Giovanni Tarzia e Francesca Celle, alcuni agenti della Polizia Locale avrebbero utilizzato informatori ed esche per organizzare operazioni antidroga, alterando successivamente le circostanze degli interventi attraverso verbali non corrispondenti alla realtà.
Un informatore con precedenti penali avrebbe avuto un ruolo particolarmente importante, indicando agli agenti persone da arrestare e luoghi nei quali trovare sostanze stupefacenti.
Gli investigatori sospettano che alcune operazioni fossero utilizzate anche per colpire soggetti considerati nemici dello stesso informatore, trasformando di fatto l’attività di contrasto allo spaccio in uno strumento per regolare controversie personali.
Tra gli episodi contestati figura quello del 16 luglio: un uomo sarebbe stato attirato a Corsico per una compravendita di droga, successivamente trasferito a Milano e infine arrestato attraverso una ricostruzione dei fatti ritenuta falsa dagli inquirenti.

Le chat degli agenti e il caso del sedicenne
Uno degli elementi più delicati riguarda alcune conversazioni recuperate durante le indagini.
In una chat WhatsApp, un’agente avrebbe ammesso che durante un intervento era stato attribuito un reato a un ragazzo di appena 16 anni, pur sapendo che non lo aveva commesso.
La conversazione esprimeva inoltre preoccupazione per le conseguenze dell’arresto sulla vita del minorenne.
Un episodio che, qualora venisse confermato, rappresenterebbe una gravissima violazione dei diritti individuali, soprattutto considerando il ruolo di tutela della legalità affidato alle forze dell’ordine.
Le indagini avrebbero inoltre individuato altri interventi nei quali la documentazione ufficiale non risulterebbe coerente con quanto effettivamente accaduto.
Carriera, nuovi indagati e richieste di arresto
Un ulteriore elemento riguarda le possibili motivazioni del presunto sistema.
Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, dietro l’elevato numero di arresti potrebbe esserci stata anche l’ambizione professionale della commissaria Ilenja Sabato, responsabile della squadra investigata.
In una conversazione, un indagato avrebbe fatto riferimento a circa 200 arresti e alle aspettative di avanzamento di carriera della commissaria.
La Procura ha chiesto nuovamente il carcere per sei agenti, sostenendo che misure meno restrittive non sarebbero sufficienti a evitare ulteriori condotte illecite o possibili interferenze nelle indagini.
Le difese contestano la ricostruzione accusatoria e sostengono la legittimità sostanziale degli arresti effettuati. La decisione sulle nuove misure cautelari resta affidata al giudice.
Una vicenda che solleva interrogativi sulla lotta alla droga
L’inchiesta milanese solleva interrogativi che vanno oltre le responsabilità dei singoli indagati.
Quando il numero degli arresti diventa un possibile indicatore di successo professionale, esiste il rischio che la quantità delle operazioni finisca per prevalere sulla loro legittimità.
Contrastare lo spaccio è un compito istituzionale, ma non può giustificare scorciatoie, falsificazioni o violazioni dei diritti fondamentali.
Resta essenziale distinguere le accuse dalle responsabilità accertate: tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale condanna definitiva.
L’indagine prosegue e sarà la magistratura a stabilire se le condotte contestate costituiscano episodi isolati oppure un sistema consolidato.
Fonti e approfondimenti
- Spazio Canapa – Milano, inchiesta sulla Polizia Locale: arresti, verbali contestati e denaro scomparso (11 agosto 2026)
- Il Post – L’indagine sui finti arresti a Milano (10 ottobre 2026)
- RaiNews – Milano, arresti illegali con esche e verbali falsi: la Procura chiede il carcere per sei vigili (9 ottobre 2026)
- RaiNews – Le chat dei vigili indagati: «Abbiamo rovinato la vita a un 16enne» (10 ottobre 2026)
- La Repubblica – Inchiesta vigili, il sistema della “squadretta”: informatori fantasma e l’ossessione degli arresti (11 ottobre 2026)

