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La Finanza arresta due poliziotti: rivendevano l’hashish sequestrato

Said Essari, 48 anni, cittadino marocchino arrestato per traffico di droga, intratteneva un rapporto così stretto con il vice ispettore di polizia Angelo Bonanata da suggerire ironicamente – senza sapere di essere intercettato – che anche lui meritasse il titolo di ispettore. Bonanata, all’epoca in servizio al commissariato San Lorenzo, è finito al centro di un’indagine condotta dal Gico della Guardia di Finanza insieme a un altro agente, Pasquale Argenio, messo poi agli arresti domiciliari.

Il 10 novembre 2022, Bonanata e Argenio avevano messo a segno un’importante operazione antidroga, con il sequestro di 134 kg di hashish in un appartamento a Casal Boccone, abitato da un giovane marocchino di 25 anni, Adil Chadid. Quell’intervento, però, si è rivelato tutt’altro che trasparente: le indagini hanno infatti accertato che l’operazione era stata resa possibile grazie a una soffiata dello stesso Essari, il quale avrebbe poi ricevuto in cambio 15 kg della droga sequestrata. Nei verbali ufficiali risultava un quantitativo inferiore rispetto a quello effettivamente rinvenuto dagli agenti.

Durante il blitz, i poliziotti avevano anche esploso alcuni colpi di arma da fuoco nel tentativo di fermare due individui in fuga dal covo. Uno di loro, secondo quanto scritto nella relazione di servizio, aveva impugnato una pistola che poi era stata abbandonata in un campo. Successivamente, Bonanata si era rivolto a Essari per ottenere informazioni sull’identità dei fuggitivi e lo aveva ringraziato per l’aiuto fornito, cercando allo stesso tempo di rassicurarlo sul fatto che nei verbali non vi fossero riferimenti diretti a lui. L’agente aveva infatti fatto figurare che l’operazione fosse il risultato di normali attività investigative, come pedinamenti e controlli.

Il rapporto tra i due, come si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Emanuele Attura, era consolidato nel tempo, rafforzato da una conoscenza pregressa maturata in palestra, dove si erano incontrati anni prima. Essari, campione mondiale di kick boxing, era consapevole che la sua rete di contatti con le forze dell’ordine – sia italiane che marocchine – avrebbe evitato eventuali sospetti sul suo conto. Da parte sua, Bonanata temeva che altri membri della comunità marocchina potessero collegare i due osservando i loro profili social.

L’inchiesta ha inoltre rivelato che quella del 10 novembre non era un’operazione isolata. Pochi giorni più tardi, il vice ispettore avrebbe consegnato a Essari quasi 60 kg di stupefacente, proveniente da un altro sequestro effettuato in un appartamento a Ponte di Nona, dove erano stati arrestati due spacciatori.

Tuttavia, tra gli stessi membri del gruppo criminale iniziarono a emergere tensioni. Un altro affiliato, Lahcen Driouch, che aveva ritirato la droga insieme a Essari, aveva intuito che la quantità ricevuta fosse inferiore a quella pattuita. Aveva notato che le borse usate per la consegna non potevano contenere i 30 kg promessi, ma solo la metà.

Ora l’attenzione degli investigatori è concentrata sulla differenza tra la droga indicata nei verbali ufficiali e quella effettivamente consegnata ai narcotrafficanti. La domanda cruciale rimane: dove sono finiti i chili mancanti?

In totale sembrerebbero cinque gli agenti coinvolti. Una vicenda che solleva interrogativi inquietanti sul rapporto tra istituzioni e criminalità, e su come, in certi contesti, i ruoli possano confondersi pericolosamente.

Le istituzioni dovrebbero impiegare più forze possibili per contrastare questo tipo di criminalità, e monitorare costantemente l’operato delle forze dell’ordine. Lo Stato invece, legifera sempre più privilegi per polizia e carabinieri, mentre continua la sua battaglia contro i lavoratori della canapa industriale, un settore sano e prolifico che potrebbe contribuire senza dubbio a ridurre i numeri dei casi come questo appena narrato.

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