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Desenzano: agente della Polizia Locale al vertice di un traffico di stupefacenti

Un attuale agente della polizia locale del comune di Desenzano del Garda, di 48 anni, è finito nel mirino delle autorità per un’accusa gravissima: sarebbe la mente di un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti nella zona. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Desenzano, affiancati dal Nucleo Investigativo, hanno preso avvio dal ferimento, nel marzo 2024, dell’imprenditore di Montichiari Angelo Ferrando. Mentre quel caso era in prima battuta trattato come un episodio isolato di violenza, è emerso che costituiva in realtà l’innesco di una trama criminale più ampia.

Quel poliziotto locale, già noto alle cronache giudiziarie, sarebbe – secondo il giudice per le indagini preliminari – il promotore, direttore e coordinatore dell’associazione finalizzata allo spaccio. È stato individuato come colui che ha dato impulso alla costituzione del gruppo organizzato, coinvolgendo in modo diretto un imprenditore della Bergamasca — il quale avrebbe messo a disposizione capitali — e una donna che, tramite i suoi contatti fra fornitori e compratori di droga, avrebbe favorito lo smercio. All’agente viene anche contestato di aver agito “in ruolo” di polizia giudiziaria, aggravando il reato associativo contestato.

Le indagini non si sono limitate al narcotraffico: un filone parallelo ha evidenziato anche operazioni di frode fiscale collegate all’attività del sodalizio. Secondo quanto emerso, in più province tra Lombardia e Veneto operavano due gruppi criminali distinti ma interconnessi, che mediante società “cartiere” attive nel settore dell’edilizia avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti per un ammontare superiore ai 450.000 euro. In questo contesto l’agente veniva indicato come intermediario tra l’imprenditore bergamasco e una società cartiera gestita da pregiudicati bresciani.

La circostanza assume un rilievo particolare perché chi indaga sottolinea che un operatore delle forze dell’ordine coinvolto in ruolo apicale in una rete di spaccio e riciclaggio mina seriamente i presupposti di fiducia nei controlli e nella legalità locali. Il ferimento dell’imprenditore era il solo fatto visibile all’esterno: l’attività criminale si caratterizzava per una struttura logistica organizzata, un raggio di azione che copriva più province e un sistema finanziario che consentiva di nascondere i proventi illeciti trasformandoli in operazioni di piazza o in impieghi apparentemente leciti.

Al momento, l’indagato rigetta le accuse a suo carico, ma gli elementi raccolti dagli inquirenti – conversazioni, flussi finanziari, perquisizioni su vasta scala – costituiscono una base solida per la prosecuzione dell’azione penale. L’ipotesi è che il sodalizio abbia operato per un periodo significativo, e che la sua individuazione sia solo l’inizio di una più ampia azione investigativa capace di smantellare la rete che lo circonda.

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