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Il Tribunale di Brescia porta l’art.18 davanti alla Consulta: dubbi sulla costituzionalità

La recente pronuncia della Corte di Cassazione, che ha chiarito come il semplice divieto introdotto dall’articolo 18 del Decreto Sicurezza non sia sufficiente, di per sé, a trasformare le infiorescenze di canapa in sostanze stupefacenti né a far scattare automaticamente responsabilità penali in assenza di una concreta efficacia drogante, continua a produrre effetti anche nei tribunali italiani.

Dopo quella decisione, arriva ora un nuovo e significativo sviluppo giudiziario. Anche il Tribunale di Brescia ha infatti deciso di sospendere un procedimento penale e trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale, ritenendo che le norme introdotte dal Governo possano presentare seri profili di illegittimità costituzionale. Si tratta dell’ennesimo segnale proveniente dalla magistratura, dopo i dubbi già sollevati da altri giudici italiani nei mesi scorsi.

Il caso nato dopo il Decreto Sicurezza

La vicenda riguarda Nicolò Savoldelli, 33 anni, commerciante bresciano che, poche settimane dopo l’entrata in vigore del Decreto Sicurezza alla fine del 2025, era diventato il primo titolare di un negozio specializzato nel settore della canapa ad essere arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio.

Durante un controllo effettuato nei suoi punti vendita di Sirmione e Desenzano del Garda, le forze dell’ordine avevano sequestrato 19 barattoli contenenti circa due chilogrammi di infiorescenze di canapa industriale. L’arresto era stato disposto esclusivamente sulla base del nuovo divieto introdotto dall’articolo 18 del Decreto Sicurezza, che vieta la commercializzazione delle infiorescenze indipendentemente dalla concentrazione di THC presente.

Pochi giorni dopo, tuttavia, il giudice della direttissima aveva disposto la sua immediata liberazione, ritenendo non sussistenti i presupposti per mantenere la misura cautelare.

Il Tribunale di Brescia rimette la questione alla Corte Costituzionale

Ora il procedimento compie un ulteriore passo destinato ad avere conseguenze ben più ampie del singolo caso.

Con un’ordinanza, il giudice Luca Tringali ha infatti sospeso il processo e deciso di investire direttamente la Corte Costituzionale, chiedendo di valutare se il divieto introdotto dal Decreto Sicurezza sia compatibile con i principi della Costituzione.

Secondo il magistrato, la normativa si fonderebbe su una presunzione assoluta secondo cui tutte le infiorescenze di canapa sarebbero pericolose e quindi assimilabili alle sostanze stupefacenti. Una conclusione che, secondo l’ordinanza, non troverebbe riscontro né nelle conoscenze scientifiche né nell’attuale quadro normativo europeo.

canapa

La scienza e la normativa europea al centro dei dubbi

Nelle motivazioni, il giudice osserva che la presunta pericolosità delle infiorescenze di canapa risulterebbe smentita dalle stesse acquisizioni scientifiche già recepite dall’ordinamento italiano ed europeo.

Da anni, infatti, la normativa europea distingue chiaramente la canapa industriale dalle sostanze stupefacenti attraverso specifici limiti di THC. Le soglie dello 0,2% e dello 0,6%, richiamate anche nell’ordinanza, sono state individuate proprio perché, entro tali valori, la pianta viene considerata priva di un’efficacia drogante tale da giustificare un trattamento penalistico.

Per il Tribunale di Brescia, vietare indiscriminatamente tutte le infiorescenze senza alcuna valutazione della loro reale capacità psicotropa rischia quindi di introdurre un automatismo incompatibile con i principi di ragionevolezza e proporzionalità sanciti dalla Costituzione.

La strategia della difesa

A sollevare la questione di costituzionalità è stato l’avvocato Niccolò Vecchioni, difensore del commerciante.

Nel corso del procedimento, il legale ha documentato come tutta l’attività commerciale fosse svolta nel pieno rispetto delle normative civili e fiscali. Attraverso fatture, certificazioni e documentazione di tracciabilità, la difesa ha dimostrato che i prodotti sequestrati provenivano da fornitori regolarmente autorizzati e che il loro contenuto di THC rientrava nei limiti previsti dalla disciplina della canapa industriale.

Secondo la difesa, il procedimento rappresenta un precedente particolarmente delicato perché coinvolge un imprenditore che operava in un settore fino a quel momento disciplinato da norme specifiche e con prodotti commercializzati in maniera trasparente e documentata.

Un confronto sempre più acceso tra politica e magistratura

La decisione del Tribunale di Brescia si inserisce in un quadro ormai sempre più complesso.

Negli ultimi mesi diversi giudici hanno espresso perplessità sulla compatibilità costituzionale dell’articolo 18 del Decreto Sicurezza, mentre la stessa Corte di Cassazione ha recentemente affermato che il divieto introdotto dalla nuova normativa non può sostituire l’accertamento concreto dell’efficacia drogante delle infiorescenze.

In sostanza, secondo l’orientamento emerso dalla Suprema Corte, il legislatore può certamente introdurre limitazioni amministrative o commerciali, ma non può trasformare automaticamente in sostanza stupefacente un prodotto che, sul piano scientifico, risulti privo di reale capacità psicotropa.

Proprio questo principio sembra costituire il filo conduttore anche dell’ordinanza firmata dal giudice Luca Tringali.

Sarà la Consulta a decidere

La parola passa ora alla Corte Costituzionale, chiamata a valutare se il divieto assoluto previsto dall’articolo 18 del Decreto Sicurezza sia compatibile con i principi costituzionali di ragionevolezza, proporzionalità, tutela dell’iniziativa economica e legalità.

La decisione potrebbe avere effetti che andranno ben oltre il procedimento a carico del Savoldelli. Un eventuale giudizio di illegittimità costituzionale inciderebbe infatti sull’intero impianto della disciplina introdotta dal Governo, con possibili ripercussioni su centinaia di procedimenti penali e amministrativi aperti dopo l’entrata in vigore del decreto.

In attesa del pronunciamento della Consulta, il caso di Brescia rappresenta un nuovo tassello di un confronto giuridico che continua ad animare tribunali, dottrina e operatori del settore, confermando come la questione delle infiorescenze di canapa sia tutt’altro che definita.

Fonti e approfondimenti

Corriere della Sera (Brescia) – Processo cannabis light, il giudice di Brescia alla Consulta: https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/26_luglio_20/processo-cannabis-light-il-giudice-di-brescia-alla-consulta-si-valuti-possibile-illegittimita-costituzionale-9549b344-4ebd-4cc5-bac0-59fdd84c9xlk.shtml Spazio Canapa – La Cassazione chiarisce i limiti dell’articolo 18 del Decreto Sicurezza: https://www.spaziocanapa.it/canapa-articolo-18-cassazione-non-illegittima/ Decreto-Legge n. 48/2025 (Decreto Sicurezza), art. 18 Costituzione della Repubblica Italiana – artt. 3, 24, 41 e 117.

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Autore

  • Imprenditore Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto del settore canapicolo. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore editoriale di Spazio Canapa.