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UFC e CBD: perchè sempre più fighter lo utilizzano?

Negli ultimi anni il rapporto tra sport professionistico e cannabis è cambiato profondamente. Se fino a poco tempo fa qualsiasi riferimento ai cannabinoidi era associato esclusivamente al doping o all’uso ricreativo, oggi il dibattito è molto più articolato. Una parte importante di questa trasformazione riguarda il CBD (cannabidiolo), il principale cannabinoide non psicoattivo della cannabis, che ha attirato l’interesse di numerosi atleti professionisti, in particolare nel mondo delle arti marziali miste.

La UFC, la più importante organizzazione mondiale di MMA, è stata protagonista di questo cambiamento. Non solo alcuni dei suoi atleti hanno dichiarato pubblicamente di utilizzare il CBD come supporto al recupero fisico, ma la stessa organizzazione ha investito nella ricerca scientifica per comprenderne meglio gli effetti.

Tra tutti i fighter, il nome più noto è senza dubbio quello di Nate Diaz, diventato il simbolo di questa evoluzione. Tuttavia, la sua storia rappresenta soltanto una parte di un fenomeno molto più ampio, che coinvolge la medicina sportiva, la ricerca scientifica e le nuove strategie di recupero degli atleti professionisti.

Perché il CBD interessa così tanto gli atleti delle MMA

Le arti marziali miste sono probabilmente uno degli sport più duri dal punto di vista fisico. Ogni allenamento sottopone il corpo a un enorme stress: colpi, proiezioni, lotta a terra, sessioni di sparring e preparazione atletica intensa provocano frequentemente dolori muscolari, infiammazioni, microtraumi e disturbi del sonno.

Per un fighter professionista, recuperare rapidamente significa poter tornare ad allenarsi prima e ridurre il rischio di infortuni.

Proprio in questo contesto il CBD ha iniziato ad attirare l’attenzione di molti atleti. A differenza del THC, non produce effetti psicotropi né altera lo stato di coscienza. Le ricerche disponibili suggeriscono che potrebbe contribuire a modulare alcuni processi biologici coinvolti nell’infiammazione, nella percezione del dolore, nello stress e nella qualità del sonno. Tuttavia, è importante sottolineare che le prove scientifiche sono ancora in evoluzione e che, per molte applicazioni sportive, non esistono ancora conclusioni definitive.

Questo aspetto è fondamentale: il CBD non rappresenta una soluzione miracolosa e non sostituisce le normali cure mediche o fisioterapiche. La comunità scientifica continua infatti a richiedere studi clinici più ampi e controllati prima di poter formulare raccomandazioni definitive.

ufc

Nate Diaz: il fighter che ha cambiato la percezione del CBD

Quando si parla di CBD nella UFC, il primo nome che viene in mente è quello di Nate Diaz.

Dopo il celebre incontro contro Conor McGregor a UFC 202, nell’agosto 2016, Diaz sorprese giornalisti e tifosi durante la conferenza stampa post-match utilizzando pubblicamente un vaporizzatore contenente CBD. Lo stesso atleta spiegò che lo utilizzava per favorire il recupero, ridurre l’infiammazione e accelerare la guarigione dopo il combattimento. L’episodio fece il giro del mondo.

All’epoca il CBD figurava ancora tra le sostanze vietate durante il periodo di competizione previsto dal programma antidoping UFC. L’Agenzia antidoping statunitense (USADA) decise però di limitarsi a un semplice richiamo pubblico, riconoscendo che l’utilizzo era avvenuto esclusivamente durante la finestra temporale in cui il CBD risultava ancora proibito.

Quell’episodio contribuì ad aprire un dibattito internazionale sulla distinzione tra CBD e THC, due sostanze che fino a quel momento erano spesso considerate indistinguibili dall’opinione pubblica.

Negli anni successivi Nate Diaz ha continuato a sostenere apertamente l’utilizzo del CBD come parte della propria routine di recupero, contribuendo anche alla diffusione di prodotti dedicati agli sportivi.

Dal divieto alla liberalizzazione: cosa è cambiato nelle regole sportive

Il vero punto di svolta arrivò nel 2018.

La World Anti-Doping Agency (WADA) decise infatti di rimuovere il CBD dalla lista delle sostanze proibite, riconoscendone una natura differente rispetto agli altri cannabinoidi.

È importante però precisare un dettaglio spesso trascurato: la rimozione riguarda esclusivamente il CBD puro. Tutti gli altri cannabinoidi, incluso il THC, continuano a essere soggetti alle norme antidoping previste durante le competizioni.

Anche il programma antidoping UFC ha recepito questa modifica, consentendo agli atleti di utilizzare prodotti contenenti CBD purché rispettino i requisiti previsti e non contengano quantità vietate di THC.

Questa distinzione ha cambiato radicalmente l’approccio di molti fighter, che hanno iniziato a considerare il CBD come uno strumento potenzialmente utile per il recupero senza il rischio di compromettere la propria carriera agonistica.

La UFC investe nella ricerca sul CBD

Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda il ruolo diretto della UFC nello sviluppo della ricerca scientifica.

Nel 2019 l’organizzazione ha annunciato una partnership pluriennale con Aurora Cannabis, una delle principali aziende canadesi del settore, con l’obiettivo di studiare gli effetti del CBD derivato dalla canapa sulla salute, sul recupero e sul benessere degli atleti professionisti.

Le ricerche sono state sviluppate attraverso il UFC Performance Institute di Las Vegas, uno dei centri più avanzati al mondo per la preparazione atletica nelle MMA.

L’obiettivo dichiarato era raccogliere dati scientifici affidabili per comprendere meglio come il CBD possa influenzare parametri quali:

  • recupero muscolare;
  • dolore post-allenamento;
  • infiammazione;
  • qualità del sonno;
  • salute generale degli atleti.

All’epoca Jeff Novitzky, responsabile del programma antidoping UFC, dichiarò che, secondo le informazioni raccolte all’interno dell’organizzazione, una percentuale significativa di fighter utilizzava già prodotti a base di CBD, rendendo ancora più importante sviluppare studi scientifici indipendenti.

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Gli altri fighter che hanno parlato del CBD

Sebbene Nate Diaz sia il volto più rappresentativo di questo cambiamento, non è l’unico atleta ad aver affrontato pubblicamente l’argomento.

Anche Nick Diaz, fratello di Nate ed ex campione Strikeforce, ha spesso parlato del ruolo della cannabis nella gestione del dolore e del recupero fisico, contribuendo a normalizzare il dibattito nel mondo delle MMA.

Altri fighter hanno mostrato interesse verso il CBD o hanno collaborato con aziende del settore nel corso degli anni, ma è importante distinguere tra chi ha realmente dichiarato di utilizzarlo e chi si è limitato a sponsorizzare prodotti commerciali.

In alcuni casi, atleti come Sean O’Malley sono frequentemente associati alla cannabis per le loro posizioni pubbliche, ma ciò non equivale automaticamente ad affermare un utilizzo documentato del CBD come supporto sportivo. Distinguere le dichiarazioni ufficiali dalle semplici percezioni mediatiche è fondamentale per evitare informazioni inesatte.

Perché il CBD potrebbe essere utile negli sport da combattimento

Gli atleti professionisti affrontano frequentemente problematiche comuni:

  • infiammazione dovuta ai microtraumi;
  • dolori articolari e muscolari;
  • difficoltà nel recupero;
  • stress psicofisico;
  • alterazioni del sonno dopo incontri o allenamenti intensi.

Le ricerche disponibili suggeriscono che il sistema endocannabinoide, presente naturalmente nell’organismo umano, svolga un ruolo importante nella regolazione di molti di questi processi fisiologici.

Il CBD sembra interagire indirettamente con questo sistema contribuendo a mantenere l’equilibrio biologico dell’organismo.

Tuttavia, gli studi clinici sull’uomo sono ancora limitati e non consentono di affermare con certezza che il CBD migliori le prestazioni sportive o acceleri il recupero in tutti gli atleti.

La maggior parte delle evidenze riguarda infatti possibili benefici sulla percezione del dolore, sull’ansia e sulla qualità del sonno, mentre restano necessari ulteriori studi per confermare effetti specifici sulle performance agonistiche.

Un settore destinato a crescere

Negli ultimi anni il CBD è passato dall’essere un argomento marginale a diventare uno dei temi più discussi nella medicina sportiva.

La scelta della UFC di finanziare direttamente studi clinici rappresenta un segnale significativo: il settore sta cercando di sostituire opinioni e testimonianze con dati scientifici.

Se le future ricerche confermeranno parte dei risultati preliminari osservati finora, il CBD potrebbe diventare uno degli strumenti più utilizzati nella gestione del recupero atletico, non solo nelle MMA ma anche in numerose altre discipline sportive.

Fonti e approfondimenti

UFC – Aurora Cannabis and UFC Join Forces to Advance CBD Research, Education, and Product Development: https://www.ufc.com/news/aurora-cannabis-and-ufc-join-forces-advance-cbd-research-education-and-product-developmentUFC – UFC & Aurora Cannabis Aim To Innovate: https://www.ufc.com/news/ufc-aurora-cannabis-aim-innovateUSADA – Nate Diaz Accepts Public Warning for Policy Violation: https://www.usada.org/sanction/nate-diaz-accepts-public-warning/World Anti-Doping Agency (WADA) – Prohibited List: https://www.wada-ama.orgUFC Performance Institute – ricerca e recupero degli atleti.

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