Canapa – Negli Stati Uniti il quadro normativo sulla cannabis è molto più complesso di quanto possa sembrare. Spesso si sente dire che “la cannabis è legale in America”, ma la realtà è diversa: tutto dipende dal livello di governo a cui si guarda.
A livello federale, infatti, la cannabis con un contenuto di THC superiore ai limiti previsti continua a essere classificata come sostanza controllata. Questo significa che, secondo la legge nazionale, la marijuana resta formalmente illegale, anche se negli ultimi anni il governo federale ha adottato un approccio meno repressivo nei confronti degli Stati che hanno scelto di legalizzarla.
Parallelamente, ogni Stato federato dispone di un ampio margine di autonomia. Oggi la maggioranza degli Stati consente almeno l’uso della cannabis terapeutica, mentre molti hanno legalizzato anche l’uso ricreativo per gli adulti. In pratica può accadere che un’attività sia perfettamente lecita secondo la normativa di uno Stato, ma continui a essere vietata dalla legislazione federale. È una situazione particolare che caratterizza da anni il mercato statunitense della cannabis.
Canapa industriale
Discorso diverso riguarda invece la canapa industriale. Con il Farm Bill del 2018 il Congresso ha escluso dalla lista federale delle sostanze controllate la canapa contenente non oltre lo 0,3% di delta-9 THC sul peso secco, rendendone legale la coltivazione e la commercializzazione a livello federale. Tuttavia, anche in questo settore, i singoli Stati possono introdurre regole più restrittive rispetto a quelle nazionali.
Proprio su questo tema si inserisce una nuova proposta bipartisan presentata al Congresso, destinata a riaprire il dibattito sul futuro della canapa negli Stati Uniti.
Proposta bipartisan: canapa industriale all’1% di THC totale
Negli Stati Uniti prende forma un’iniziativa legislativa che potrebbe modificare profondamente la disciplina federale della canapa industriale. I deputati Andy Barr, repubblicano del Kentucky, e Angie Craig, democratica del Minnesota, hanno infatti presentato il Lawful Hemp Protection Act, un disegno di legge sostenuto da entrambi gli schieramenti politici con l’obiettivo di sostituire un possibile irrigidimento normativo con un sistema organico di regolamentazione del settore.
L’aspetto più rilevante della proposta riguarda la definizione stessa di hemp. Il testo prevede di innalzare il limite federale dall’attuale 0,3% all’1% di THC totale sul peso secco, modificando così il parametro utilizzato per distinguere giuridicamente la canapa dalla marijuana.
Si tratta però di un punto spesso frainteso. L’eventuale soglia dell’1% non significherebbe che qualsiasi prodotto contenente tale quantità di THC possa essere liberamente commercializzato. Il limite servirebbe esclusivamente a stabilire quando una pianta o una materia prima possa continuare a essere classificata come canapa industriale.
Per i prodotti destinati ai consumatori resterebbero infatti in vigore specifici criteri di sicurezza, con limiti relativi alla quantità di THC per dose, per porzione e per confezione, oltre alle regole che dovranno essere definite dalle autorità sanitarie federali.
L’obiettivo del progetto è quello di costruire una regolamentazione più completa dell’intera filiera, introducendo standard uniformi a livello nazionale.
Tra le principali misure previste figurano:
- vendita dei prodotti cannabinoidi esclusivamente ai maggiori di 21 anni;
- obbligo di indicare il contenuto di THC sia per singola porzione sia per confezione;
- certificati di analisi consultabili tramite QR code;
- standard federali comuni per produzione, confezionamento e controlli di qualità;
- divieto di campagne pubblicitarie rivolte ai minori;
- esclusione dei cannabinoidi sintetici o artificialmente modificati;
- obbligo di utilizzare, per il mercato federale, canapa coltivata e trasformata negli Stati Uniti;
- sistemi di autorizzazione e tassazione per produttori, distributori e rivenditori;
- possibilità per ciascuno Stato di mantenere o introdurre norme più restrittive rispetto a quelle federali.
Il contesto: perché il Congresso interviene ora
Il progetto presenta tuttavia anche alcuni profili critici. In particolare, l’obbligo di utilizzare canapa coltivata e trasformata negli Stati Uniti introduce una forte misura protezionistica, limitando di fatto l’accesso al mercato per i produttori stranieri anche quando rispettino standard equivalenti di qualità e sicurezza.
Meritano inoltre attenzione l’applicazione generalizzata del limite dei 21 anni anche ai prodotti a base di CBD non intossicanti, gli oneri fiscali e distributivi che potrebbero penalizzare le imprese più piccole e la possibilità per i singoli Stati di mantenere discipline ancora più restrittive. Si tratta quindi di una proposta complessivamente importante nel superamento dell’approccio proibizionista, ma non priva di disposizioni che richiedono una valutazione critica e proporzionata.
L’iniziativa arriva in una fase particolarmente delicata. Salvo modifiche legislative, dal 12 novembre 2026 dovrebbe infatti entrare in vigore una disciplina federale molto più severa che limiterebbe la presenza di THC totale nei prodotti finiti a 0,4 milligrammi per confezione. Secondo numerose associazioni di categoria e operatori del settore, un limite di questo tipo rischierebbe di escludere dal mercato anche molti prodotti CBD full spectrum, pur ottenuti legalmente da canapa industriale.
Per questo motivo il nuovo disegno di legge viene interpretato come un tentativo di trovare un equilibrio tra tutela della salute pubblica e continuità di un comparto agricolo e industriale sviluppatosi dopo il Farm Bill del 2018.
Il principio alla base della proposta è quello di distinguere chiaramente tra coltivazione agricola, materia prima e prodotto finito, evitando che la semplice presenza di THC costituisca, da sola, il criterio per vietare un’intera filiera. L’attenzione verrebbe invece spostata sulla tracciabilità, sui controlli, sulle quantità effettivamente assunte dal consumatore e sul reale potenziale di effetti psicoattivi.
Una proposta importante anche per l’Europa e per l’Italia?
Per l’Italia e per l’Unione Europea il Lawful Hemp Protection Act non avrebbe effetti giuridici diretti. Tuttavia rappresenta un segnale politico significativo nel dibattito internazionale. Mentre in alcuni Paesi europei continua il confronto sulla qualificazione giuridica delle infiorescenze di canapa industriale, negli Stati Uniti una proposta sostenuta da esponenti sia del Partito Repubblicano sia del Partito Democratico punta a separare il tema della classificazione botanica da quello della sicurezza dei prodotti destinati al consumo.
Naturalmente il provvedimento è ancora all’inizio del suo percorso parlamentare e dovrà essere esaminato e approvato dal Congresso prima di poter diventare legge. La sua presentazione, però, evidenzia una linea politica precisa: regolamentare il settore attraverso criteri scientifici, standard produttivi e controlli rigorosi, piuttosto che ricorrere a un divieto generalizzato.
Fonti e approfondimento
Congresso degli Stati Uniti – Presentazione del Lawful Hemp Protection Act (Andy Barr): https://barr.house.gov/ Congresso degli Stati Uniti – Attività legislativa di Angie Craig: https://craig.house.gov/ USDA – Farm Bill 2018 e disciplina federale della canapa: https://www.ams.usda.gov/rules-regulations/hemp U.S. Food and Drug Administration (FDA) – Regolamentazione dei prodotti derivati dalla canapa e CBD: https://www.fda.gov/ Congressional Research Service – Defining Hemp and Hemp-Derived CBD Under Federal Law: https://crsreports.congress.gov/ National Conference of State Legislatures (NCSL) – Stato della legislazione sulla cannabis negli USA: https://www.ncsl.org/health/state-medical-cannabis-laws Drug Enforcement Administration (DEA) – Controlled Substances Act: https://www.dea.gov/controlled-substances-act


