La Women’s National Basketball Association (WNBA) ha introdotto una delle modifiche più rilevanti degli ultimi anni in materia di politiche sulle sostanze controllate. Con l’approvazione del nuovo Contratto Collettivo di Lavoro (CBA), la cannabis non rientra più tra le sostanze vietate per le atlete, consolidando una tendenza già osservata in diverse organizzazioni sportive professionistiche degli Stati Uniti.
La decisione rappresenta una netta discontinuità rispetto al passato. Fino ad oggi, infatti, la cannabis era inclusa tra le sostanze considerate oggetto di abuso e la sua presenza nei controlli antidoping poteva comportare sanzioni disciplinari, multe economiche e, nei casi più gravi, sospensioni dall’attività agonistica.
Cannabis fuori dalla lista, ma restano regole e controlli
La rimozione della marijuana dall’elenco delle sostanze proibite non equivale a una liberalizzazione totale del suo utilizzo. La lega mantiene infatti una serie di strumenti di controllo destinati a garantire sicurezza e professionalità all’interno delle attività sportive.
Le giocatrici potranno essere sottoposte a verifiche specifiche qualora emergano situazioni riconducibili a un uso problematico di sostanze o qualora si presentino sotto l’effetto della cannabis durante eventi ufficiali, allenamenti o attività organizzate dalla squadra e dalla lega.
Il nuovo regolamento prevede inoltre programmi di supporto e trattamento per i casi ritenuti a rischio. L’eventuale mancata adesione ai percorsi indicati potrà determinare sanzioni economiche giornaliere e, in presenza di violazioni ripetute, provvedimenti disciplinari più severi.
Nuove opportunità economiche nel mercato della cannabis
Tra gli aspetti più innovativi introdotti dal nuovo accordo vi sono le regole che disciplinano i rapporti tra le giocatrici e le aziende operanti nel settore della cannabis.
Le atlete potranno detenere partecipazioni finanziarie in imprese legate al mercato della marijuana, purché il loro ruolo resti esclusivamente passivo. In altre parole, non potranno assumere incarichi direttivi, amministrativi o di controllo e la quota posseduta dovrà rispettare i limiti stabiliti dalla lega.
Le società coinvolte dovranno inoltre operare nel rispetto delle normative statali e federali applicabili.
Maggiore libertà per il settore del CBD
Le disposizioni risultano ancora più favorevoli per le aziende che producono o commercializzano prodotti a base di CBD derivato dalla canapa.
In questo caso, le giocatrici potranno non soltanto investire, ma anche partecipare direttamente a campagne promozionali, accordi pubblicitari e attività di sponsorizzazione. Si tratta di un’apertura significativa che potrebbe favorire nuove partnership commerciali tra il mondo dello sport professionistico e l’industria del benessere legata ai cannabinoidi.
Qualora un marchio CBD appartenga a un gruppo attivo anche nel mercato della marijuana, sarà comunque necessario ottenere l’approvazione preventiva della WNBA e dell’associazione delle giocatrici.

Nuovi divieti per alcune sostanze psichedeliche
Se da un lato la lega ha scelto di alleggerire la propria posizione sulla cannabis, dall’altro ha introdotto nuove restrizioni nei confronti di alcune sostanze psichedeliche.
Per la prima volta vengono esplicitamente vietate sostanze come psilocibina, psilocina, DMT e ibogaina. Rimangono inoltre proibiti i cannabinoidi sintetici, compresi diversi derivati artificiali del THC, tra cui il Delta-8 THC.
Un cambiamento che riflette l’evoluzione dello sport statunitense
La scelta della WNBA non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi anni numerose organizzazioni sportive americane hanno progressivamente rivisto le proprie politiche nei confronti della cannabis.
La NBA aveva già eliminato il divieto sulla marijuana nel 2023, consentendo ai giocatori di investire e collaborare con aziende del comparto. Anche la NFL ha ridotto le sanzioni collegate al THC, mentre la NCAA ha deciso di eliminare la cannabis dall’elenco delle sostanze proibite per gli atleti universitari di Division I.
Parallelamente continua il confronto internazionale sull’attuale impostazione adottata dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), spesso criticata per il mantenimento della cannabis tra le sostanze soggette a restrizioni. Episodi molto discussi, come quello della sprinter statunitense Sha’Carri Richardson, hanno contribuito ad alimentare il dibattito sull’opportunità di rivedere le regole antidoping relative al THC.
Verso una nuova fase per cannabis e sport professionistico
La riforma approvata dalla WNBA evidenzia come il rapporto tra sport professionistico e cannabis stia cambiando rapidamente. L’attenzione sembra spostarsi da un modello fondato principalmente sul divieto a un approccio basato su regolamentazione, responsabilità individuale e tutela della sicurezza degli atleti.
L’apertura agli investimenti e alle collaborazioni commerciali nel settore del CBD rappresenta inoltre un segnale dell’importanza crescente che l’industria della canapa e dei cannabinoidi sta assumendo nell’economia sportiva statunitense. Una tendenza che potrebbe influenzare ulteriormente altre leghe professionistiche nei prossimi anni.
Fonti
https://www.marijuanamoment.net/wnba-removes-marijuana-from-banned-substances-list-and-sets-rules-for-player-endorsements-of-hemp-cbd-products/ – https://www.lexology.com/library/detail.aspx?g=bf45f580-25f1-4e83-883a-1658402cdf74

