Cannabis – Il 30 settembre Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è tornato a parlare di droghe in un’intervista a Il Messaggero. Il tema principale riguardava il fentanyl e i furti di fiale dalle strutture sanitarie, fenomeno sul quale il Governo ha annunciato nuove misure per custodia, sicurezza e tracciabilità.
«Continua ad essere sottovalutata la pericolosità delle droghe cosiddette leggere», ha dichiarato, sostenendo che il THC sarebbe passato da una concentrazione media dell’1,5-2% di quarant’anni fa a una media del 30% oggi, sulla base dei sequestri delle forze di polizia. Ha poi definito il fenomeno «pandemico» e particolarmente preoccupante per gli adolescenti.
Fentanyl e cannabis nello stesso discorso
Il punto non è negare che la cannabis possa comportare rischi, soprattutto con consumo frequente, in età precoce o attraverso prodotti ad alta concentrazione di THC. Il problema comunicativo nasce quando sostanze con profili di rischio profondamente differenti vengono inserite nello stesso racconto emergenziale, senza chiarire adeguatamente le differenze.
Fentanyl e cannabis, infatti, non sono sostanze equivalenti per rischio di overdose e mortalità. L’EUDA, l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, indica gli oppioidi come il gruppo di sostanze maggiormente coinvolto nei decessi per overdose in Europa e segnala 208 morti associate a fentanyl e derivati nel 2024 nei Paesi per i quali erano disponibili i dati. La stessa Direzione Centrale per i Servizi Antidroga italiana specifica invece che le morti direttamente attribuibili alla cannabis sono rare.

Eppure anche alcuni titoli pubblicati oggi hanno riunito i due temi: Open ha titolato sulla “stretta sul fentanyl e la cannabis”, mentre Agenzia Nova ha affiancato la “stretta sui furti di Fentanyl” alla “nessuna tolleranza sullo spaccio di cannabis”.
La “colpa per associazione”
È qui che diventa rilevante un meccanismo retorico conosciuto come “colpa per associazione”, o associazione indebita: accostare nello stesso contesto un elemento percepito come estremamente pericoloso a un altro può trasferire parte dell’allarme emotivo dal primo al secondo, anche quando i rispettivi livelli di rischio sono molto differenti.
L’accostamento, da solo, non dimostra un’intenzione deliberata di manipolare l’opinione pubblica. Ma quando dichiarazioni istituzionali e titoli giornalistici mettono fentanyl e cannabis nello stesso quadro senza spiegare le enormi differenze tra le sostanze, il risultato può essere una percezione indistinta: sono entrambe “droghe”, quindi rappresentano sostanzialmente lo stesso tipo di pericolo.
Ed è proprio qui che servirebbe maggiore precisione.
In una comunicazione corretta, il confronto dovrebbe partire dalle caratteristiche delle singole sostanze: meccanismo d’azione, tossicità, rischio di dipendenza, possibilità di overdose e conseguenze sanitarie documentate. Raggrupparle semplicemente sotto l’etichetta generica di “droga” può appiattire differenze fondamentali e impedire al pubblico di comprendere quali siano realmente i rischi specifici di ciascuna.

Questo non significa minimizzare i possibili danni legati alla cannabis, ma evitare che la gravità di un fenomeno venga utilizzata, anche indirettamente, come cornice emotiva per raccontarne un altro. Informare significa distinguere, contestualizzare e permettere al lettore di valutare i dati senza sovrapporre scenari che, sul piano sanitario, non sono equivalenti.
Anche i dati non tornano
Anche il dato del 30% di THC merita contestualizzazione. Il Rapporto europeo sulle droghe 2026 riporta, per il 2024, un contenuto medio di THC del 24,6% nella resina di cannabis sequestrata nell’UE e del 12% nella cannabis in foglie. Valori cresciuti rispetto al passato, soprattutto per la resina, ma che mostrano quanto sia necessario specificare quale prodotto, quale mercato e quale campione statistico si stia analizzando.
Il dibattito sulle droghe ha bisogno di dati, distinzioni e proporzioni. Parlare dei rischi reali della cannabis è necessario. Inserirla nello stesso racconto del fentanyl senza spiegare la distanza tra i rispettivi profili di rischio può invece aumentare la confusione. E quando si parla di salute pubblica, l’allarme dovrebbe sempre essere accompagnato dalla precisione.
Fonti e approfondimenti
- Open, 30 settembre 2026 – “Mantovano, la stretta sul fentanyl e la cannabis” Leggi l’articolo
- Agenzia Nova, 30 settembre 2026 – dichiarazioni di Alfredo Mantovano Leggi l’articolo
- EUDA – European Drug Report 2026, Cannabis Dati europei su cannabis e THC
- EUDA – European Drug Report 2026, decessi per droga Dati su fentanyl e overdose
- Direzione Centrale per i Servizi Antidroga – Cannabis Scheda ufficiale sulla cannabis

