ITALIA
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Ma quale “operazione antidroga”. Un Governo disperato che non sa più cosa inventarsi

Dopa la prima ondata di “fango” da parte del Governo sul settore della cannabis light, negli ultimi giorni una parte consistente della stampa italiana ha dedicato ampio spazio a presunte operazioni antidroga che avrebbero coinvolto anche gli shop legali della canapa italiana. Titoli roboanti, articoli allarmistici, linguaggio volutamente ambiguo: il risultato è stato un racconto che ha poco a che fare con la realtà dei fatti e molto con un’operazione politica, anacronistica e fuorviante.

Molti giornali hanno scelto di accostare deliberatamente termini come droga, spaccio, stupefacenti e cannabis light, creando nel lettore un’associazione automatica che non trova alcun fondamento giuridico né scientifico. È una tecnica comunicativa ben nota: non si mente apertamente, ma si insinua, si suggerisce, si lascia intendere. Così facendo, però, il giornalismo abdica al proprio ruolo e si limita a rilanciare una narrazione utile più alla politica che ai cittadini.

Cannabis light ≠ droga

La cannabis light, per definizione, è un prodotto derivato dalla canapa industriale con un contenuto di THC entro i limiti di legge. Non ha effetti psicotropi, non altera lo stato di coscienza e non può essere equiparata alle sostanze stupefacenti.
Mettere sullo stesso piano cannabis light e droga non è una semplificazione: è una distorsione. Una distorsione che ignora la scienza, la normativa vigente e anni di giurisprudenza.

Un altro espediente ricorrente è il riferimento a cannabis light “contaminata”. Ma anche qui il ragionamento è fallace. Come abbiamo già sottolineato in un recente articolo, un prodotto contaminato cessa automaticamente di essere cannabis light. È un’anomalia, non la regola. Utilizzare casi isolati per delegittimare un intero comparto produttivo equivale a sostenere che tutto il settore alimentare sia illegale perché esistono cibi avariati. È una scorciatoia narrativa, non un’analisi seria.

Un governo che impazzisce senza una strategia

Il punto centrale è che il governo non sa più dove sbattere la testa. Incapace di affrontare il tema in modo organico, moderno e razionale, continua a muoversi per tentativi repressivi, operazioni simboliche e messaggi ambigui. Il mercato della cannabis light è legale, legittimo e regolamentato, ma rappresenta un corto circuito ideologico per chi continua a leggere la canapa esclusivamente con le lenti del proibizionismo.

Questa strategia, però, ha i giorni contati. Sempre più chiaramente il governo si sta avvicinando a uno scontro che non può vincere: quello con la Corte Costituzionale e con le istituzioni europee. Le normative nazionali dovranno inevitabilmente confrontarsi con principi superiori di libertà economica, proporzionalità e certezza del diritto. È probabile che, nel prossimo futuro, l’esecutivo sia costretto a sottostare a decisioni che ridimensioneranno o smonteranno l’attuale approccio repressivo.

I giornali come megafono delle istituzioni

In tutto questo, una parte rilevante della stampa ha scelto ancora una volta di non fare domande, di non distinguere, di non approfondire. I giornali si sono trasformati in megafoni delle istituzioni, rinunciando al pensiero critico e amplificando una narrazione costruita altrove. Il risultato è un’informazione che non chiarisce, ma confonde; che non tutela il lettore, ma lo orienta emotivamente.

Quella a cui abbiamo assistito non è stata un’operazione antidroga, né un grande esercizio di informazione. È stata una operazione politica mascherata da cronaca, portata avanti con titoli fuorvianti e articoli distaccati dalla realtà dei fatti. Nel tentativo di fermare un mercato legale che non riesce più a controllare, il governo ha scelto la strada della confusione. E i giornali, ancora una volta, hanno scelto di accompagnarlo, anziché raccontare la verità.

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