Cinquant’anni di divieti, sanzioni, sequestri e campagne costruite attorno alla repressione non sembrano aver raggiunto uno degli obiettivi che dovrebbero giustificarle: tenere la cannabis lontana dai più giovani.
I dati ESPAD 2024 fotografano infatti un paradosso difficile da ignorare. Tra gli studenti di 15 e 16 anni, l’8,6% degli italiani dichiara di aver consumato cannabis negli ultimi 30 giorni. È il valore più alto dell’Unione europea insieme alla Slovenia. Nel complesso dei Paesi partecipanti all’indagine, soltanto il Liechtenstein registra una percentuale superiore, pari al 9,6%.
Un dato già evidenziato da Spazio Canapa e che diventa ancora più significativo se confrontato con la lunga storia delle politiche italiane sulle droghe.
Mezzo secolo di repressione, ma la cannabis non è scomparsa
Nel dicembre 1975 l’Italia approvava la legge 685 sulla disciplina degli stupefacenti. Da allora sono trascorsi oltre cinquant’anni durante i quali il sistema normativo è stato modificato più volte, senza però abbandonare l’impostazione basata sul divieto.

Il Testo unico del 1990 mantiene ancora oggi un articolato apparato penale per produzione, vendita e cessione e, attraverso l’articolo 75, prevede conseguenze amministrative anche per chi detiene illecitamente sostanze per uso personale, comprese possibili sospensioni di patente, passaporto e altri documenti.
Eppure la cannabis continua a circolare e i minorenni continuano a procurarsela.
Il problema politico è proprio qui: se lo scopo della repressione era rendere la cannabis meno accessibile ai giovani, il risultato italiano impone almeno una verifica seria dell’efficacia di quella strategia.
La stessa ESPAD rileva che la cannabis rimane la sostanza illecita più utilizzata dagli adolescenti europei. In altre parole, il mercato esiste indipendentemente dalla sua legalità: quando lo Stato lo vieta completamente, produzione, distribuzione e controllo dell’accesso restano prevalentemente nelle mani del mercato clandestino.
Il mulo Italiano della repressione
Eppure, ancora oggi, l’Italia continua a rivendicare una linea fortemente incentrata sul contrasto. Nei documenti ufficiali del Governo si parla esplicitamente di “più contrasto e più prevenzione”, mentre la Relazione al Parlamento sulle droghe ha indicato tra le direttrici da rafforzare l’incremento del contrasto al narcotraffico e l’aumento dei sequestri, arrivando a sostenere che queste politiche vadano perseguite con intensità ancora maggiore.
Una strategia che punta quindi ancora molto sulla repressione dell’offerta, nonostante proprio i dati sui consumi giovanili impongano una domanda scomoda: se dopo oltre mezzo secolo l’Italia resta ai vertici europei per uso di cannabis tra gli adolescenti, su quali risultati concreti si basa la convinzione che continuare sulla stessa strada possa funzionare?
Legalizzare significa davvero far consumare più giovani?
Uno degli argomenti più utilizzati contro la regolamentazione è che rendere legale la cannabis per gli adulti provocherebbe inevitabilmente un aumento del consumo tra gli adolescenti. Le evidenze disponibili sono però molto meno lineari.
Uno studio pubblicato nel 2024 su JAMA Pediatrics, basato su quasi 900.000 studenti statunitensi, non ha riscontrato aumenti complessivi del consumo adolescenziale associati alla legalizzazione ricreativa. Gli autori hanno osservato anzi modeste riduzioni associate all’introduzione della legalizzazione e hanno concluso che il maggiore controllo del mercato non sembra aver favorito l’ingresso degli adolescenti nel consumo.

Nello Stato di Washington, dove l’uso adulto è legale dal 2012, il consumo di cannabis negli ultimi 30 giorni tra gli studenti del decimo grado è passato dal 19% del 2012 all’8% nel 2023 e al 6% nel 2025. Il forte calo iniziato durante la pandemia impedisce di attribuire tutto alla legalizzazione, ma dimostra almeno che un mercato legale per adulti può convivere con una forte riduzione del consumo giovanile.
Va detto con chiarezza: legalizzare non garantisce automaticamente una diminuzione. Studi canadesi, ad esempio, hanno rilevato aumenti in alcune fasce dopo l’introduzione di prodotti edibili particolarmente accessibili e attrattivi. La regolamentazione, quindi, conta quanto la legalizzazione stessa.
Ed è forse questo il punto che il dibattito italiano continua troppo spesso a evitare. Dopo mezzo secolo, non basta domandarsi quanto duramente reprimere la cannabis. Bisognerebbe anche chiedersi quanto la repressione abbia realmente protetto i giovani.
Il dato europeo del 2024 offre una risposta tutt’altro che rassicurante.
Fonti e approfondimenti
ESPAD Report 2024 / EUDA – European School Survey Project on Alcohol and Other DrugsConsulta i dati ESPAD 2024Normattiva – Legge 22 dicembre 1975 n. 685Consulta la leggeNormattiva – DPR 309/1990, Testo unico sugli stupefacentiConsulta il Testo unicoJAMA Pediatrics – Recreational Cannabis Legalization, Retail Sales, and Adolescent Substance Use Through 2021Consulta lo studioWashington State Department of Health – Healthy Youth Survey 2025Consulta i risultati 2025

