Un’ora di educazione alle sostanze nelle scuole: la proposta di Meglio Legale per informare i giovani su cannabis, consumi, rischi e prevenzione.
L'informazione
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Un’ora di educazione alle sostanze nelle scuole: la proposta di Meglio Legale per informare i giovani su cannabis, consumi, rischi e prevenzione.

L’Italia è ai vertici UE per consumo di cannabis tra i giovani: dopo 50 anni di repressione, i dati mettono in discussione l’efficacia dei divieti.

Podcast sulle dipendenze presentato in Senato: cannabis, alcol e gioco d’azzardo tra prevenzione, doppi standard e dubbi sulla comunicazione.

Sempre più universitari scelgono il CBD: perché la Generazione Z lo preferisce all’alcol per rilassarsi, mantenendo lucidità e concentrazione.

Nei giorni scorsi il sito orizzontescuola.it (non nuovo alla pubblicazione di articoli del terrore sula cannabis) ha rilanciato lo studio pubblicato su JAMA Health Forum con un titolo fortemente allarmistico: “Cannabis sempre più potente, rischio psichiatrico sempre più alto tra i giovani: lo studio su mezzo milione di adolescenti che rilancia l’allarme”.

L’emergenza giovanile legata al consumo di sostanze sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. Nel Friuli Occidentale, il Dipartimento Dipendenze dell’ASFO segnala un aumento costante di ragazzi sotto i 24 anni presi in carico per problemi legati a droghe, alcol e soprattutto psicofarmaci utilizzati senza prescrizione medica.

Spesso vi abbiamo parlato della finta guerra alla droga che le istituzioni attuano sul territorio italiano. Una battaglia che effettivamente si scatena contro la persona, contro i giovani e non contro la vera e propria criminalità. Come sempre, premettiamo, che non vogliamo in alcun modo incentivare l’utilizzo di sostanze stupefacenti, ma portare alla luce l’attuale interpretazione di tale fenomeno da parte dello Stato.

Per anni, chi si opponeva alla legalizzazione della cannabis ha sfruttato un argomento forte e diretto: “Dobbiamo proteggere i bambini!”
Si è spesso sostenuto che legalizzare la cannabis avrebbe inviato un messaggio sbagliato ai giovani, favorendo un aumento del consumo tra gli adolescenti. Questi timori, radicati in una retorica proibizionista, hanno influenzato il dibattito pubblico, alimentando le preoccupazioni di genitori e legislatori.