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Monopolio: dopo nove anni di divieti e repressione il governo propone la super-tassa sui fiori di canapa

Dopo quasi nove anni segnati da divieti, sequestri e una linea politica improntata alla repressione, il governo tenta ora di riportare le infiorescenze di canapa industriale dentro un quadro normativo controllato dallo Stato. L’idea è quella di inserirle nel regime dei prodotti da fumo e inalazione, assoggettandole al monopolio pubblico e a un’accisa pari al 40% del prezzo finale. L’emendamento alla legge di bilancio (testo a fine articolo) vieterebbe la pubblicità e la vendita online, ma consentirebbe comunque ai negozi già operativi di continuare l’attività, a condizione che la maggior parte degli articoli in vendita rientri tra quelli sottoposti alla nuova tassazione.

Questo tentativo di regolamentazione arriva dopo una stagione particolarmente dura per il settore: agricoltori finiti sotto indagine o arrestati, campi sequestrati senza che venissero effettuate analisi del contenuto di THC, e un generale clima di incertezza. Ora, però, la situazione sta cambiando. Il Consiglio di Stato ha appena rinviato alla Corte di Giustizia UE la questione del divieto sulle infiorescenze, lasciando intravedere una possibile apertura per le aziende. E dal 2026 potrebbe entrare in vigore un nuovo regolamento europeo che riconosce la legittimità dell’utilizzo della canapa in tutte le sue parti, compresi i fiori, con un limite di THC innalzato allo 0,5%.

Il presidente di Canapa Sativa Italia ha dichiarato: “Il provvedimento presenta senza dubbio spunti molto interessanti, ma anche alcune criticità tecniche sul piano attuativo, già in parte analizzate nei lavori svolti in passato dal tavolo tecnico di filiera. Ripartendo proprio da quelle elaborazioni, sarebbe davvero possibile definire un’impostazione efficace per la regolamentazione del settore.”

Un commento arriva anche dai rappresentati del NIC (Negozianti Italiani della Canapa): “Accogliamo con favore il fatto che, dopo anni di accuse e incertezze, finalmente si inizi a parlare di regole per il nostro settore. È però paradossale che a farlo sia un governo che fino a ieri ci dipingeva come criminali, mentre chi in passato diceva di sostenerci non ha mai agito davvero. Siamo a un punto di svolta: chi ci ha osteggiati dovrà finalmente dialogare con chi questo settore lo vive ogni giorno. Servono norme giuste”

“Pur non desiderando un monopolio sulla nostra pianta, riconosciamo la necessità di uscire dalla zona grigia e ottenere un reale riconoscimento come imprenditori. Tuttavia, il modello proposto rischia di distruggere il mercato: favorisce solo i grandi gruppi, spinge alla delocalizzazione e penalizza la filiera corta. Con un’accisa del 40% e regole simili al tabacco, qualità, artigianalità e concorrenza verrebbero spazzate via, lasciando spazio a pochi operatori con grandi volumi.”

Canapa Sativa Italia (C.S.I.) è l’associazione nazionale che unisce tutti gli operatori del settore della canapa dal mondo agricolo alla trasformazione fino alla distribuzione su tutto il territorio nazionale.

Secondo Raffaele Desiante, presidente di Imprenditori Canapa Italia, si tratterebbe “DI un passo in avanti significativo: si passerebbe da un divieto totale a un sistema regolamentato”. Tuttavia, Desiante segnala criticità importanti: l’esclusione dell’e-commerce e l’accisa al 40% rischierebbero di mettere in difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese.

La proposta, avanzata dal senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti, è stata mantenuta a basso profilo anche perché in contrasto con l’impianto del Decreto Sicurezza. Nel frattempo, ieri in Senato è stato presentato anche un disegno di legge della senatrice M5S Licheri.

Non è comunque la prima volta che il governo tenta di introdurre un modello simile: già nel giugno 2023, durante i lavori sulla delega fiscale, era comparso un emendamento che prevedeva un regime autorizzativo affidato all’Agenzia delle Dogane, il divieto di vendita online, lo stop alla vendita ai minori, l’impossibilità di fare pubblicità e una tassazione equiparata a quella delle sigarette. Una struttura normativa quasi identica a quella riproposta oggi.

Riteniamo che la volontà politica di iniziare finalmente a normare il settore della canapa italiana rappresenti un punto di partenza importante. Tuttavia, perché questa regolamentazione sia realmente efficace ed equa, il governo deve aprire un confronto serio con chi opera in questo settore da oltre un decennio. È indispensabile istituire un tavolo tecnico con imprenditori e associazioni di categoria, così da costruire un quadro normativo che tuteli l’intera filiera e non si trasformi in un vantaggio riservato a pochi.

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