In Texas, dove la vendita di marijuana per uso ricreativo rimane vietata, lo scontro sulla cannabis non si gioca soltanto nei tribunali. Si combatte anche attraverso i finanziamenti elettorali. A sollevare interrogativi è Ken Paxton, procuratore generale dello Stato e candidato repubblicano al Senato federale: negli ultimi dodici anni ha beneficiato di consistenti contributi economici riconducibili all’industria degli alcolici, mentre il suo ufficio si è opposto a numerose iniziative per rendere meno severe le politiche sulla cannabis.
Secondo un’indagine pubblicata il 24 settembre da Marijuana Moment, dal 2014 le campagne politiche di Paxton hanno incassato almeno 509.806 dollari da comitati di finanziamento e singoli esponenti del settore. È una stima minima, elaborata consultando i registri elettorali, e non indica necessariamente l’intera somma ricevuta.
Chi finanzia Paxton e quanto versa
Tra i sostenitori più generosi compaiono organizzazioni della filiera distributiva della birra. Il Beer Alliance of Texas PAC risulta aver contribuito per almeno 98.500 dollari, mentre il Wholesale Beer Distributors of Texas PAC ha versato non meno di 52.500 dollari. A questi importi si aggiungono i finanziamenti provenienti da altre associazioni commerciali e dai loro rappresentanti.

Una parte considerevole del denaro arriva direttamente da imprenditori del comparto. Barry Andrews, collegato ad Andrews Distributing, figura tra i principali donatori con almeno 129.500 dollari; John Nau, di Silver Eagle Distributors, raggiunge almeno 76.568 dollari. Ancora nel giugno 2026, un comitato dei grossisti di vino e liquori ha destinato 5.000 dollari alla candidatura di Paxton al Senato.
Sono contributi politici documentati, non pagamenti illeciti accertati. Il loro peso, tuttavia, diventa oggetto di dibattito quando viene confrontato con l’attività istituzionale del destinatario.
Dai referendum cittadini alle restrizioni sul THC
L’atteggiamento di Paxton verso la cannabis emerge da provvedimenti concreti. Nel 2019, dopo la legalizzazione della canapa industriale in Texas, sottoscrisse con altri vertici statali una comunicazione rivolta ai procuratori locali: la nuova disciplina, sostenevano, non autorizzava a interrompere l’applicazione delle norme penali sulla marijuana.
Nel gennaio 2024 il suo ufficio ha poi avviato cause contro cinque città — Austin, San Marcos, Killeen, Elgin e Denton — che avevano adottato misure per ridurre arresti e sanzioni legati al possesso di piccole quantità. A novembre è arrivata una nuova azione contro Dallas, dove gli elettori avevano approvato una proposta per limitare gli interventi della polizia nei casi meno gravi.
Per Paxton, un’amministrazione comunale non può disapplicare una legge statale. Per i sostenitori della depenalizzazione, invece, queste iniziative rappresentano il tentativo di ostacolare scelte espresse direttamente dagli elettori.
Il confronto si è esteso anche ai cannabinoidi ricavati dalla canapa. L’ufficio del procuratore generale ha difeso restrizioni relative ad alcuni prodotti contenenti THC, compresi quelli a base di delta-8 e delta-10. Intanto, nel 2026, la commissione texana competente per gli alcolici ha introdotto regole sulla vendita di prodotti consumabili alla canapa presso migliaia di esercizi autorizzati, in un mercato stimato intorno ai 5 miliardi di dollari.

Il conflitto d’interessi è dimostrato?
Il candidato democratico James Talarico interpreta queste circostanze come un segnale dell’influenza esercitata dalle industrie tradizionali, che potrebbero considerare i prodotti al THC concorrenti delle bevande alcoliche. Ma un interesse economico potenziale non equivale automaticamente alla prova di un accordo politico.
L’inchiesta americana segnala anche alcune vicinanze temporali: nel dicembre 2021, ad esempio, un PAC dei distributori di birra donò 10.000 dollari poco dopo un ricorso dell’ufficio di Paxton riguardante le limitazioni ai derivati della canapa. La successione degli eventi merita attenzione, ma non dimostra che uno abbia determinato l’altro.
Il nodo, dunque, non è sostenere che le donazioni abbiano comprato decisioni, cosa che i documenti disponibili non consentono di concludere. È chiedersi quanto sia trasparente un sistema in cui settori economici potenzialmente concorrenti possono finanziare politici chiamati a incidere sulle regole del mercato. In Texas, questa domanda accompagna ormai anche il futuro della cannabis.
Fonti e approfondimenti
- Marijuana Moment – 24 settembre 2026: Inchiesta sui finanziamenti dell’industria degli alcolici a Ken Paxton
- Texas Attorney General – 31 gennaio 2024: Azioni legali contro cinque città per le politiche sulla marijuana
- The Texas Tribune – 21 novembre 2024: La causa contro Dallas per la depenalizzazione della marijuana
- Office of the Texas Governor – 18 luglio 2019: La posizione delle autorità texane sulla legalizzazione della canapa e le leggi sulla marijuana
- The Texas Tribune – 20 gennaio 2026: Le nuove regole texane per i prodotti derivati dalla canapa

