Un nuovo passaggio europeo potrebbe incidere sul futuro della filiera della canapa industriale. Il 19 ottobre 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato una posizione negoziale che sostiene l’inserimento di tutte le parti della pianta, comprese foglie e infiorescenze, nel quadro normativo dei mercati agricoli. Una scelta che conferma l’impostazione già proposta dalla Commissione europea nel luglio 2025 e che potrebbe contribuire a ridurre le differenze normative tra Stati membri.
Non si tratta, tuttavia, di una legge già entrata in vigore: il documento rappresenta il mandato con cui il Consiglio affronterà il confronto con il Parlamento europeo, necessario per definire le disposizioni definitive.
Dalla fibra ai fiori: che cosa prevede il documento europeo
La novità riguarda la revisione dell’Organizzazione comune dei mercati agricoli (OCM), uno degli strumenti della Politica agricola comune (PAC). Attualmente la frammentazione delle normative nazionali rende complessa la valorizzazione di alcune componenti della canapa, soprattutto quando si parla di foglie e sommità fiorite.
Il testo sostenuto dal Consiglio amplia il perimetro agricolo della pianta: oltre a fibra e semi, contempla infatti le altre parti della canapa sia nelle disposizioni sulla produzione sia in quelle sulla commercializzazione. Il mandato le individua attraverso il codice doganale NC 1211 90 86, mantenendo requisiti precisi sulle varietà ammesse e sulle sementi certificate.
Per coltivatori e imprese di trasformazione, la prospettiva è rilevante. Poter organizzare attività economiche attorno a una porzione maggiore del raccolto potrebbe limitare gli sprechi, favorire nuovi investimenti e rendere più prevedibili gli scambi commerciali tra Paesi dell’Unione.
Riconoscere una materia prima agricola, però, non significa autorizzare indistintamente ogni prodotto ricavato dalla stessa. Alimenti, cosmetici, estratti e preparazioni destinate ad altri utilizzi continuano a seguire regole specifiche.
THC: resta lo 0,3%, mentre il settore chiede l’1%
Un altro elemento centrale è la percentuale di tetraidrocannabinolo. Il Consiglio ha mantenuto il riferimento dello 0,3% di delta-9-THC nell’ambito dei requisiti agricoli legati alle varietà autorizzate. Questa soglia non coincide automaticamente con un limite generale applicabile a qualunque prodotto finito, per il quale occorre considerare la disciplina della categoria interessata.
Su questo fronte il dibattito è tutt’altro che concluso. L’European Industrial Hemp Association (EIHA) ha proposto di innalzare all’1% la soglia agricola europea, sostenendo che le condizioni climatiche e le variazioni naturali delle coltivazioni possano creare difficoltà anche agli operatori che utilizzano varietà ammesse.
La richiesta non è stata recepita nel mandato del Consiglio. Resta quindi una proposta del settore, non una modifica normativa approvata.
Italia: quali conseguenze e che cosa deve ancora succedere
Per le aziende italiane il segnale politico è importante, soprattutto nel contesto delle controversie sulle infiorescenze. Tuttavia, sarebbe scorretto interpretarlo come una cancellazione immediata delle restrizioni nazionali. Il documento europeo ammette infatti la presenza di norme degli Stati membri relative alla destinazione finale dei prodotti, per ragioni come la salute e la sicurezza pubblica, purché compatibili con il diritto dell’Unione.

In questo confronto rimane significativo il precedente della Corte di giustizia europea nella causa Kanavape del 2020. La Corte ha chiarito che eventuali ostacoli nazionali alla circolazione del CBD legalmente prodotto in un altro Stato membro devono trovare una giustificazione conforme al diritto europeo e rispettare il principio di proporzionalità. La sentenza, comunque, non equivale a un’autorizzazione indiscriminata alla vendita di infiorescenze.
Anche Canapa Sativa Italia ha accolto favorevolmente l’orientamento del Consiglio, considerandolo un avanzamento nel percorso verso regole più chiare per le imprese.
Il prossimo passaggio sarà il negoziato tra Consiglio e Parlamento europeo, seguito dall’eventuale approvazione del regolamento. Il mandato è definito «parziale» perché alcune questioni restano collegate alle trattative sul bilancio europeo 2028–2034. Non esiste quindi, al momento, una data certa di applicazione delle nuove disposizioni.
La direzione indicata da Bruxelles è comunque significativa: la canapa viene considerata sempre più come una risorsa agricola da disciplinare nella sua interezza. Per trasformare questa apertura in opportunità reali, serviranno però norme definitive e condizioni commerciali effettivamente praticabili.
Fonti e approfondimenti
1. Consiglio dell’Unione europea – Comunicato ufficiale del 19 ottobre 2026. Posizione negoziale sul riconoscimento dell’intera pianta di canapa, comprese foglie e infiorescenze. Leggi il comunicato ufficiale
2. Consiglio UE – Documento ufficiale ST 14647/26 del 19 ottobre 2026. Mandato negoziale sulla revisione dell’Organizzazione comune dei mercati agricoli, con disposizioni su produzione e commercializzazione della canapa. Consulta il documento integrale PDF – 82 pagine
3. European Industrial Hemp Association (EIHA) – 10 febbraio 2026. Posizione dell’associazione sul riconoscimento dell’intera pianta e proposta di innalzamento della soglia agricola di THC all’1%. Leggi il comunicato EIHA – PDF
4. Corte di giustizia dell’Unione europea – Sentenza Kanavape, causa C-663/18 del 19 novembre 2020. Principi sulla libera circolazione del CBD e sui limiti alle restrizioni nazionali. Consulta il comunicato ufficiale della Corte – PDF in italiano
5. Canapa Sativa Italia – 20 ottobre 2026. Analisi delle decisioni del Consiglio UE e delle possibili conseguenze per la filiera italiana della canapa. Leggi l’approfondimento di Canapa Sativa Italia


