La regolamentazione del cannabidiolo torna al centro di un confronto destinato ad avere conseguenze oltre i confini italiani. Questa volta non si discute soltanto della validità di un decreto ministeriale: i giudici europei dovranno chiarire entro quali limiti uno Stato possa restringere la vendita di preparazioni orali contenenti CBD estratto dalla cannabis, comprese alcune tipologie di olio.
Il passaggio decisivo è arrivato il 16 ottobre 2026. Secondo Canapa Sativa Italia (CSI), la Cancelleria della Corte di giustizia dell’Unione europea ha comunicato la trattazione congiunta di tre procedimenti, identificati dai numeri C-873/26, C-874/26 e C-875/26. I fascicoli nascono da altrettanti rinvii del Consiglio di Stato, che ha chiesto un’interpretazione delle norme europee prima di pronunciarsi sulle controversie nazionali.
Dalle decisioni italiane alla questione europea
All’origine dello scontro c’è la classificazione delle composizioni per somministrazione orale di CBD ottenuto da estratti di cannabis nella sezione B della tabella dei medicinali prevista dal DPR 309/1990. Un percorso avviato con il decreto Speranza del 2020, attraversato da ripensamenti e provvedimenti giudiziari, e riproposto dal Ministero della Salute con il decreto del 27 giugno 2024.
Il Consiglio di Stato ha sollevato questioni che vanno al cuore del mercato unico. Una limitazione così ampia può ostacolare la libera circolazione di prodotti legalmente commercializzati in altri Paesi europei? La tutela della salute giustifica restrizioni generali quando il rischio non è dimostrato per ogni formulazione? E sarebbe possibile perseguire lo stesso obiettivo con controlli differenziati e meno penalizzanti?
Le risposte dovranno tenere insieme due esigenze: la protezione dei consumatori e il rispetto dei principi europei di precauzione e proporzionalità . Non significa che la Corte abbia già riconosciuto la legittimità degli oli al CBD o cancellato la normativa italiana. Il rinvio pregiudiziale serve a interpretare il diritto dell’Unione; la decisione sui ricorsi spetterà successivamente ai giudici nazionali.
La scadenza di dicembre e il peso delle osservazioni
Con la notifica si è aperta la fase nella quale i soggetti autorizzati possono presentare le proprie argomentazioni scritte. Il termine previsto è di due mesi, più dieci giorni aggiuntivi: assumendo il 16 ottobre come data iniziale, CSI indica il 28 dicembre 2026 come scadenza, poiché il 26 cade di sabato ed è festivo.
Non si tratta di una consultazione pubblica aperta indistintamente a cittadini e imprese. La possibilità di intervenire segue precise regole processuali e riguarda i soggetti legittimati. Per le associazioni coinvolte, questo comporta la necessità di predisporre memorie documentate, capaci di affrontare tanto gli aspetti normativi quanto quelli scientifici.
CSI intende affidarsi, tra gli altri, agli avvocati Sergio Santoro, Giuseppe Libutti e Giacomo Bulleri. Il confronto europeo potrebbe incidere sulle condizioni di accesso al mercato, ma il suo esito resta interamente da definire.
Una raccolta fondi che coinvolge tutta la filiera
La nuova fase giudiziaria presenta anche un costo rilevante. L’associazione Canapa Sativa Italia quantifica in 35.000 euro il fabbisogno relativo al procedimento sulle formulazioni orali, mentre fissa a 70.000 euro il traguardo minimo complessivo per sostenere anche altre iniziative legali. Un eventuale raggiungimento di 100.000 euro consentirebbe, secondo CSI, di ampliare le attività tecnico-scientifiche e il confronto con gli organismi europei, anche sui profili di sicurezza.
La mobilitazione si affianca infatti al distinto contenzioso riguardante fiori e foglie di canapa industriale, seguito dallo studio Legance con l’avvocato Bulleri. Per i diversi ricorrenti, le spese affrontate finora avrebbero già superato complessivamente 80.000 euro, tra giudizi amministrativi, consulenze e documentazione.
Le implicazioni non riguardano esclusivamente i produttori di oli. Coltivatori, trasformatori, distributori e rivenditori dipendono da un quadro regolatorio prevedibile, così come i consumatori hanno interesse a prodotti controllati e norme comprensibili.
La richiesta di sostegno economico avanzata da CSI nasce dunque da una considerazione concreta: ottenere un pronunciamento europeo è soltanto una tappa. La vera posta in gioco è il modo in cui, dopo quella sentenza, l’Italia potrà disciplinare i derivati della canapa senza ignorare né la salute pubblica né le regole del mercato comune.
Fonti e approfondimenti
- Canapa Sativa Italia – CBD a uso orale alla Corte UE: al via la fase scritta
- Giustizia Amministrativa – Consiglio di Stato: prodotti a base di CBD al vaglio della Corte UE
- Gazzetta Ufficiale – Decreto del Ministero della Salute del 27 giugno 2024
- EUR-Lex – Norme pratiche relative ai procedimenti davanti alla Corte di giustizia UE
- Corte di giustizia UE – Calendario delle vacanze giudiziarie 2026–2027


