Il Rapporto europeo sulle droghe 2026 pubblicato dall’EUDA (European Union Drugs Agency) offre una panoramica aggiornata dell’evoluzione del fenomeno delle sostanze stupefacenti nel continente. L’analisi prende in esame consumi, mercati illegali, conseguenze sanitarie, attività di contrasto e cambiamenti normativi, evidenziando come il panorama europeo delle droghe stia diventando sempre più complesso e diversificato.
In questo contesto, la cannabis continua a occupare una posizione centrale. Rimane infatti la sostanza illegale più consumata in Europa e rappresenta uno dei mercati più importanti per volume economico e diffusione. Tuttavia, secondo l’agenzia europea, non si tratta più dello stesso mercato di dieci anni fa: nuovi prodotti, concentrazioni di THC più elevate, cannabinoidi semisintetici e differenti modelli normativi stanno modificando profondamente il quadro europeo.
Consumi elevati e un mercato sempre più diversificato
Secondo le stime dell’EUDA, circa 25 milioni di adulti europei tra i 15 e i 64 anni, pari all’8,7% della popolazione, hanno consumato cannabis nell’ultimo anno. Il dato aumenta sensibilmente tra i giovani: nella fascia 15-34 anni i consumatori sono circa 15,4 milioni, mentre tra i ragazzi di età compresa tra 15 e 24 anni quasi uno su cinque dichiara di aver utilizzato cannabis negli ultimi dodici mesi.
Anche il consumo frequente continua a rappresentare un elemento di rilievo. L’agenzia stima che circa 4,5 milioni di adulti europei facciano uso di cannabis quotidianamente o quasi quotidianamente, ovvero per almeno venti giorni al mese. Tra i giovani adulti questa quota supera il 2%.
Le tendenze, tuttavia, non sono uniformi. Alcuni Paesi mostrano aumenti, altri una sostanziale stabilità e altri ancora leggere diminuzioni. Lo stesso emerge dalle analisi delle acque reflue effettuate in decine di città europee: mentre in alcune aree i residui riconducibili al THC risultano in crescita, in altre si osservano cali significativi.
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dal rapporto riguarda la trasformazione dell’offerta. Se infiorescenze e resina continuano a essere i prodotti più diffusi, il mercato europeo è oggi molto più articolato rispetto al passato. Cresce la disponibilità di estratti concentrati, prodotti edibili, formulazioni ad alta potenza, articoli contenenti CBD e cannabinoidi semisintetici ottenuti attraverso processi chimici a partire dal cannabidiolo.
Secondo l’EUDA, proprio questa crescente varietà rappresenta una delle principali sfide per le autorità sanitarie. La differenza di concentrazione dei principi attivi e le modalità di assunzione rendono infatti più difficile valutare rischi, effetti e strategie di prevenzione.
Salute pubblica: aumentano le preoccupazioni per i prodotti ad alta potenza
Il rapporto sottolinea che l’impatto complessivo dell’evoluzione del mercato della cannabis sulla salute pubblica non è ancora completamente chiaro. Tuttavia, alcuni segnali meritano particolare attenzione.
I prodotti ad alta concentrazione di THC sono associati a un maggiore rischio di effetti indesiderati e di problematiche legate all’uso. L’EUDA ricorda che il consumo frequente e prolungato può essere correlato a dipendenza, sintomi respiratori cronici, disturbi psicotici, difficoltà scolastiche e problemi sociali. I rischi risultano particolarmente elevati nei consumatori che iniziano in giovane età e utilizzano prodotti molto potenti.
Destano inoltre preoccupazione gli edibili e gli estratti ad alta concentrazione, che in diversi Paesi europei sono stati associati a episodi di intossicazione acuta e a un aumento delle richieste di assistenza presso pronto soccorso e centri antiveleni.

L’agenzia europea segnala anche il crescente interesse verso i cannabinoidi semisintetici, come l’HHC, sostanze ottenute spesso partendo dal CBD estratto dalla canapa. Nel 2026 l’EUDA è stata incaricata di valutare il ruolo del CBD come possibile precursore nella produzione di cannabinoidi psicoattivi, a conferma dell’attenzione crescente verso questo settore.
La cannabis continua inoltre a rappresentare una quota rilevante delle richieste di trattamento per dipendenza. Nel 2024 circa 104.000 persone si sono rivolte a servizi specialistici per problemi correlati alla cannabis, pari al 33% di tutte le richieste di trattamento registrate nell’Unione Europea, in Norvegia e in Turchia. Di queste, circa 62.000 erano al primo accesso.
Un dato particolarmente significativo riguarda il tempo che intercorre tra il primo consumo e la richiesta di aiuto: mediamente trascorrono circa undici anni, segnale di una lunga esposizione ai possibili effetti negativi prima dell’ingresso nei percorsi terapeutici.
Anche gli ospedali continuano a registrare numerosi casi correlati alla cannabis. In alcuni Stati membri la sostanza è coinvolta in una quota importante degli accessi ai pronto soccorso legati alle droghe. Nel 2024, all’interno della rete europea Euro-DEN Plus, la cannabis è risultata la seconda sostanza più frequentemente segnalata dopo la cocaina.
Traffici internazionali, produzione europea e nuove politiche
Sul piano economico, il mercato illegale della cannabis continua a rappresentare uno dei più redditizi in Europa, con un valore stimato superiore ai 12 miliardi di euro l’anno.
Nel 2024 le autorità europee hanno registrato oltre 252.000 sequestri di resina e 219.000 sequestri di cannabis erbacea. Sebbene la quantità complessiva di resina sequestrata sia diminuita sensibilmente rispetto all’anno precedente, il livello delle attività di contrasto rimane elevato.
Le organizzazioni criminali stanno adattando rapidamente le proprie strategie. L’EUDA segnala l’utilizzo di nuove rotte commerciali e mezzi innovativi, compresi droni e imbarcazioni ad alta velocità . Inoltre, negli ultimi anni sono aumentate le importazioni provenienti dal Nord America, dove alcuni prodotti presentano livelli di THC superiori a quelli tradizionalmente diffusi in Europa.
Nel novembre 2025 l’agenzia europea ha emesso il primo allarme del Sistema europeo di allerta sulle droghe relativo alla cannabis nordamericana, evidenziando il rischio derivante sia dall’elevata potenza sia dalla possibile presenza di residui di pesticidi.
Accanto alle importazioni continua però a crescere anche la produzione interna. Migliaia di coltivazioni illegali vengono smantellate ogni anno all’interno dell’Unione Europea e la Spagna continua a rappresentare uno dei principali centri produttivi del continente.
Parallelamente, diversi governi stanno sperimentando nuovi modelli normativi. Malta, Lussemburgo, Germania e Repubblica Ceca hanno introdotto forme di regolamentazione della coltivazione domestica e del possesso per uso personale. Nei Paesi Bassi è invece in corso una sperimentazione che coinvolge una filiera regolamentata della cannabis destinata ai coffeeshop.
Per l’EUDA, proprio questi cambiamenti rendono fondamentale il monitoraggio continuo del fenomeno. Le differenze tra i vari modelli adottati dai Paesi europei potrebbero infatti fornire indicazioni preziose sugli effetti delle diverse politiche pubbliche.
La conclusione del rapporto è chiara: la cannabis resta la sostanza illegale più diffusa in Europa, ma il mercato sta cambiando rapidamente. Nuovi prodotti, maggiore potenza, innovazioni nel traffico internazionale e riforme legislative stanno creando uno scenario in continua evoluzione, che richiederà nei prossimi anni un’attenta valutazione scientifica per comprenderne pienamente gli effetti sulla salute pubblica e sulla società .
Rapporto EUDA 2026 Droghe (EN)
Rapporto EUDA 2026 Cannabis (ITA)
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