A Roma spariscono 80 fiale di fentanyl. Un caso che riapre il dibattito sulle priorità della lotta alla droga e sulla sicurezza sanitaria in Italia.
L'informazione
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A Roma spariscono 80 fiale di fentanyl. Un caso che riapre il dibattito sulle priorità della lotta alla droga e sulla sicurezza sanitaria in Italia.

Negli ultimi interventi normativi in materia di droghe, l’Italia ha imboccato con decisione una strada di progressivo irrigidimento, restringendo sempre più gli spazi di applicazione del reato di spaccio di lieve entità.

Negli ultimi giorni la parola “cannabis light” è tornata a occupare le prime pagine con toni allarmistici: “rischio per la salute”, “sostanze pericolose”, “intervento del governo”. Il messaggio che passa è semplice e potente: la cannabis light sarebbe improvvisamente diventata una minaccia per i cittadini. Ma è proprio su questa semplificazione che si innesta un problema serio, prima comunicativo e poi politico.

Dopo quasi nove anni segnati da divieti, sequestri e una linea politica improntata alla repressione, il governo tenta ora di riportare le infiorescenze di canapa industriale dentro un quadro normativo controllato dallo Stato.

Lo scorso giugno raccontavamo la storia surreale di un commerciante torinese, vittima di furto e allo stesso tempo denunciato per la merce legale che teneva in negozio. Un caso che sembrava quasi un paradosso giudiziario e che ha generato mesi di incertezza, spese legali e conseguenze economiche pesanti. Oggi quella vicenda si è chiusa con un’archiviazione

Negli ultimi giorni si è assistito a un nuovo e inquietante giro di vite da parte delle autorità italiane nei confronti degli imprenditori operanti nel settore della cannabis light. In particolare, nelle aree del Torinese e del Lazio si sono svolti controlli e sequestri condotti dalla Polizia di Stato, ufficialmente qualificati come “attività di routine”.

Dopo le recenti bocciature da parte della Corte di Cassazione in merito al Decreto Sicurezza e al protocollo sui migranti con l’Albania, per il governo guidato da Giorgia Meloni arriva un nuovo colpo sul fronte legislativo. Questa volta è la Corte Costituzionale a intervenire in modo netto, con una sentenza di illegittimità costituzionale che colpisce uno dei provvedimenti simbolo del cosiddetto Decreto Caivano.

Ieri, 26 maggio 2025, il governo Meloni ha posto la questione di fiducia sul Decreto Sicurezza alla Camera dei Deputati. La decisione è stata annunciata durante la seduta parlamentare, con l’obiettivo di accelerare l’approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 48 dell’11 aprile 2025

Alla fine giugno 2024, l’associazione Meglio Legale ha depositato le firme per la proposta di legge, presentata in Senato l’anno prima, ispirata al modello tedesco per regolamentare la cannabis.

Purtroppo è ufficiale: il Presidente Mattarella ha firmato il Decreto Sicurezza. L’Articolo 18 entrerà in vigore nella giornata di domani.