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La sentenza della corte di giustizia europea demolisce le scelte del governo italiano

Il 4 ottobre 2023 , la Corte di Giustizia Europea ha emesso una sentenza nella causa C-793/22, chiarendo in maniera inequivocabile la posizione dell’Unione Europea in merito alla coltivazione e commercializzazione della canapa industriale.

Tale decisione rappresenta un significativo punto di svolta nel dibattito normativo, poiché afferma che gli Stati membri non possono imporre restrizioni alla coltivazione della canapa industriale, inclusa quella destinata alla produzione di infiorescenze, se non sulla base di evidenze scientifiche che dimostrino un concreto rischio per la salute pubblica.

Oltre a ribadire la legittimità della coltivazione della canapa industriale, la Corte ha riaffermato il principio della libera circolazione delle merci, garantendo che i prodotti derivati ​​dalla canapa possano essere commercializzati all’interno dell’Unione Europea senza ostacoli ingiustificati, purché conformi alle normative comunitarie. Questo principio sancisce, dunque, l’illegittimità di eventuali divieti imposti dai singoli governi nazionali senza una solida base scientifica.

Questa pronuncia rappresenta un forte monitoraggio nei confronti del governo italiano, che negli ultimi anni ha adottato un approccio restrittivo nei confronti della filiera della canapa industriale. Il DDL Sicurezza, in particolare il controverso articolo 18, prevede misure che rischierebbero di ostacolare pesantemente il settore, generando confusione normativa e potenziali conseguenze legali. Tuttavia, alla luce della recente sentenza, è plausibile che i tribunali italiani si trovino inevitabilmente costretti a riconoscere il diritto degli operatori del settore a coltivare e commercializzare la canapa, come garantito dal diritto comunitario.

Questa decisione della Corte di Giustizia potrebbe costituire un precedente fondamentale per la tutela della canapa industriale in Europa, ponendo un freno a tentativi di restrizione ingiustificati. La questione ora si sposta sul piano politico: resta da vedere se il governo italiano accoglierà le direttive europee o se persisterà in una strategia restrittiva che rischia di scontrarsi con le norme comunitarie e con gli interessi di un settore economico in crescita.

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