A quattro anni dall’insediamento del governo Meloni, la lotta alla droga continua a essere raccontata soprattutto attraverso divieti, controlli e richiami alla tolleranza zero. Ma per giudicare una politica pubblica non bastano gli annunci: bisogna osservare cosa accade ai consumi, alla salute e alle persone che chiedono aiuto. Le statistiche più recenti, contenute nella Relazione al Parlamento 2026 e riferite al 2025, sollevano interrogativi difficili da ignorare.
Più emergenze sanitarie e più consumi tra i minorenni
Nel 2025 gli accessi ai pronto soccorso per problemi direttamente legati alle droghe sono stati 9.641, contro gli 8.378 del 2024: un aumento del 15%.
Nello stesso periodo, i decessi per intossicazione acuta rilevati dalle forze di polizia sono passati da 231 a 249, con un incremento del 7,8%. Sono numeri che descrivono conseguenze concrete, non semplici infrazioni alla legge.
Anche tra gli adolescenti emergono segnali preoccupanti. La quota di studenti minorenni che dichiara di aver consumato almeno una sostanza illegale nell’ultimo anno è salita dal 20% al 23%. Nella fascia complessiva tra i 15 e i 19 anni la percentuale è passata dal 25% al 26%, pari a circa 640.000 ragazzi.

Particolarmente significativo è l’andamento della cocaina: tra gli studenti di 15-19 anni il consumo annuale cresce lievemente, dall’1,8% all’1,9%, ma quello frequente passa dallo 0,4% allo 0,9%. Aumentano inoltre le nuove sostanze psicoattive identificate dal sistema nazionale di allerta, da 79 a 92. Un mercato che cambia velocemente richiede strumenti sanitari e informativi capaci di stare al passo.
La repressione è una strategia sufficiente?
L’esecutivo ha scelto di irrigidire alcuni aspetti della normativa, intervenendo anche sulla filiera della canapa industriale con l’articolo 18 del decreto Sicurezza del 2025. La scelta ha alimentato contestazioni economiche e giuridiche, ma soprattutto apre una domanda politica: quanto incidono questi divieti sui problemi più gravi, come overdose, crack e consumo problematico di cocaina?
Le operazioni antidroga nel 2025 sono state 20.692, circa il 3% in meno rispetto all’anno precedente. Questo dato, preso isolatamente, non misura l’efficacia delle forze dell’ordine: i sequestri e gli interventi dipendono da numerosi fattori. Allo stesso modo, un aumento delle attività repressive non può essere confuso automaticamente con una diminuzione dei danni.
Sarebbe ingiusto ignorare gli investimenti approvati. Dal 2025 è previsto un Fondo per le dipendenze patologiche da 94 milioni di euro annui, destinato a diversi ambiti, compreso il gioco d’azzardo patologico. I progetti di prevenzione nelle scuole sono aumentati da 328 a 380 e le persone seguite dai servizi per le dipendenze sono passate da 126.919 a 131.328. Quest’ultimo aumento può riflettere sia un bisogno crescente sia una maggiore capacità di presa in carico.
Il punto, dunque, non è negare gli interventi, ma verificarne i risultati. Quanti programmi riducono davvero gli episodi di consumo rischioso? Quanto sono accessibili i servizi? E quali strategie impediscono che una persona arrivi in pronto soccorso prima di ricevere aiuto?
Depenalizzazione e legalizzazione: le valide alternative
Continuare a puntare prevalentemente sul proibizionismo è davvero la strada migliore? L’esperienza del Portogallo suggerisce che esistono alternative. Nel 2001 il Paese ha depenalizzato il possesso e il consumo personale di tutte le droghe, senza legalizzarne il commercio, affiancando alla riforma investimenti nella prevenzione, nelle cure e nella riduzione del danno.
Negli anni successivi sono diminuite sensibilmente le infezioni da HIV legate al consumo per via iniettiva e, per un lungo periodo, anche le morti per overdose, senza un’esplosione generalizzata dei consumi. I risultati non sono però definitivi: nel 2024 si sono registrate 66 overdose mortali, contro le 80 del 2023, valori comunque elevati rispetto ad alcuni anni precedenti.
Anche la legalizzazione regolamentata della cannabis, distinta dal modello portoghese, potrebbe sottrarre parte del mercato alla criminalità e consentire maggiori controlli sui prodotti, pur richiedendo misure per prevenire nuovi rischi sanitari. Non rappresenta, da sola, una soluzione alle morti causate da cocaina e oppioidi. Il confronto internazionale dimostra soprattutto l’importanza di affiancare alle norme interventi sanitari efficaci.
La lotta alla droga non si misura dalla durezza degli slogan. Si misura dalle vite tutelate, dalle persone curate e dai danni evitati. Su questo terreno, il bilancio del governo Meloni presenta criticità che meritano risposte, non propaganda.
Fonti e approfondimenti
- Dipartimento per le Politiche contro la Droga – Relazione annuale al Parlamento 2026 (dati 2025)
- Dipartimento per le Politiche Antidroga – Relazione annuale al Parlamento 2025 (dati 2024)
- Dipartimento per le Politiche Antidroga – Relazione annuale al Parlamento 2024 (dati 2023)
- SIPaD – Dipendenze in Italia: analisi comparativa delle Relazioni 2025 e 2026
- Dipartimento per le Politiche Antidroga – Legge di bilancio 2025 e finanziamenti contro le dipendenze
- Ministero dell’Economia e delle Finanze – Articolo 18 del decreto-legge 48/2025
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