ITALIA
-TAR Liguria sospende il divieto di vendita della canapa industriale: nuovo precedente per il settore - Il TAR Liguria sospende il divieto di vendita di canapa industriale a Ventimiglia: nuova decisione che mette in discussione l'articolo 18.-Ancora una rapina notturna in un’azienda di canapa: banda bloccata dopo la fuga nei campi - Nella notte tra sabato e domenica, un gruppo di cinque uomini ha preso d’assalto un’azienda agricola di Casaleone, in provincia di Verona, specializzata nella coltivazione e lavorazione della canapa.-Miele dello sballo, 17enne in rianimazione: cosa sappiamo davvero e cosa dice la scienza sul “wax” - Tre giovani, di età compresa tra i 17 e i 22 anni, avrebbero accusato un grave malore dopo aver consumato il cosiddetto "miele dello sballo". Cosa sappiamo davvero?-Cannabis medica, pazienti trattati come sospetti: il caso delle convocazioni in caserma - In Italia assumere cannabis terapeutica è legale da anni. Eppure, nelle ultime settimane, decine — secondo alcune associazioni addirittura centinaia — di pazienti affetti da patologie gravi raccontano di essere stati convocati in caserma, interrogati o contattati dalle forze dell’ordine per spiegare perché utilizzano un farmaco regolarmente prescritto dal medico.-Canapa industriale: anche il tribunale di Trani rimette l’articolo 18 alla Corte Costituzionale - La decisione del tribunale di Trani rappresenta uno dei passaggi più significativi nella battaglia giudiziaria legata alla canapa industriale e all’articolo 18 del decreto sicurezza.-Ci risiamo: decine di agenti, cani e pattuglie per sequestrare qualche grammo di hashish - Proseguono senza sosta i controlli preventivi pianificati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Mantova. Ma i risultati sono imbarazzanti.-Lo Stato inizia a pagare gli errori sulla canapa: risarcito un imprenditore. Il primo di tanti? - Un recente provvedimento della Corte d’Appello di Palermo riporta al centro del dibattito il tema degli errori giudiziari legati alla filiera della canapa.-La proposta di legge “Io Coltivo” approda in Senato: si apre il dibattito sulla cannabis - Dopo un lungo periodo di immobilismo istituzionale, la proposta di legge “Io Coltivo”, sostenuta da oltre 54.000 cittadini, è finalmente approdata al Senato. -Piccolo spaccio, grandi pene: la stretta repressiva del governo italiano contro i più deboli - Negli ultimi interventi normativi in materia di droghe, l’Italia ha imboccato con decisione una strada di progressivo irrigidimento, restringendo sempre più gli spazi di applicazione del reato di spaccio di lieve entità.-Il 4/20 davanti al Parlamento: fumare cannabis in nome della legalizzazione - In occasione del cosiddetto “4/20”, un gruppo di attivisti, cittadini e rappresentanti politici si ritroverà davanti alla Camera dei deputati per compiere un gesto tanto semplice quanto carico di significato politico: fumare cannabis in pubblico.

Nuovo studio: la legalizzazione della cannabis in Italia varrebbe 12 miliardi di euro

Ogni anno l’Italia continua a rinunciare a un’enorme quantità di risorse economiche mantenendo il mercato della cannabis nell’illegalità. Secondo uno studio aggiornato del professor Antonio Cavaliere dell’Università di Napoli, la legalizzazione e la regolamentazione del settore potrebbero produrre benefici economici enormi per lo Stato, tra nuove entrate fiscali e drastica riduzione dei costi legati alla repressione.

Una somma enorme, costruita non soltanto sul possibile gettito fiscale derivante dalla vendita controllata, ma anche sui risparmi ottenuti riducendo spese giudiziarie, repressione, processi penali e detenzione.

Dietro questo numero c’è una domanda politica e sociale che da anni divide il Paese: ha ancora senso continuare una guerra al consumo di cannabis che non ha eliminato il mercato, non ha ridotto la diffusione della sostanza e continua ad arricchire la criminalità organizzata?

Un mercato che esiste già, ma senza regole

La cannabis in Italia è già ampiamente consumata. Il punto centrale del dibattito, quindi, non è se il fenomeno esista oppure no, ma chi debba gestirne il mercato. Oggi, di fatto, questo enorme flusso economico rimane in larga parte nelle mani delle organizzazioni criminali.

Il proibizionismo non ha cancellato la domanda. Ha semplicemente creato un sistema in cui milioni di euro finiscono ogni anno nell’economia illegale, alimentando mafie e reti di traffico che prosperano proprio grazie all’assenza di regolamentazione.

Secondo le stime elaborate negli ultimi anni dagli economisti che studiano il fenomeno, una filiera legale potrebbe invece trasformare una parte consistente di questo mercato sommerso in economia tracciabile, tassata e controllata.

Dove nascerebbero i 12 miliardi

La cifra indicata dallo studio del professor Cavaliere comprende diversi fattori.

Il primo riguarda il gettito fiscale diretto. Come avviene per tabacco e alcol, anche la cannabis regolamentata potrebbe essere soggetta a IVA e accise, generando entrate significative per lo Stato.

Ma il secondo elemento, spesso meno discusso, riguarda il risparmio pubblico. Ogni anno il sistema giudiziario e penitenziario italiano impiega enormi risorse per perseguire reati legati alla cannabis: controlli, indagini, processi, udienze, detenzione e gestione amministrativa.

Una regolamentazione legale ridurrebbe drasticamente questo peso, permettendo di liberare personale, fondi e tempo da destinare a reati più gravi. In altre parole, legalizzare significherebbe non soltanto incassare nuove risorse, ma anche spendere meno in una strategia repressiva che da decenni non produce risultati concreti.

Gli esempi internazionali: dalla Germania al Nord America

Negli ultimi anni molti Paesi hanno scelto di abbandonare l’approccio esclusivamente repressivo.

La Germania ha legalizzato la cannabis per uso personale attraverso un modello regolamentato che punta a sottrarre spazio al mercato nero e a introdurre maggiori controlli sulla qualità delle sostanze.

In Svizzera sono stati lanciati progetti pilota in diverse città per studiare gli effetti della vendita controllata. I primi dati raccolti hanno mostrato una riduzione della dipendenza dal mercato illegale e una maggiore capacità delle istituzioni di monitorare consumi, qualità dei prodotti e tutela sanitaria.

Su Hemport potrai trovare tutti i prodotti che riguardano il mondo della Cannabis a 360 gradi, i migliori brand e articoli provenienti da tutto il mondo, a volte introvabili in tutta Europa. Ponendo sempre particolare attenzione al loro impatto ambientale.

Negli Stati Uniti, dove molti Stati hanno legalizzato la cannabis a livello locale, il settore ha generato migliaia di posti di lavoro e miliardi di dollari di entrate fiscali. Anche il Canada, primo grande Paese del G7 a legalizzare completamente la cannabis a livello federale, ha registrato un forte ridimensionamento del mercato nero grazie alla presenza di un sistema regolamentato.

Naturalmente nessun modello è perfetto e ogni esperienza presenta limiti e criticità. Tuttavia, i dati internazionali mostrano un elemento comune: la regolamentazione permette allo Stato di controllare un fenomeno che il proibizionismo lascia invece completamente nelle mani dell’illegalità.

La questione della salute pubblica

Uno degli aspetti più rilevanti del dibattito riguarda la sicurezza sanitaria.

Nel mercato illegale non esistono controlli sulla composizione dei prodotti. Chi acquista cannabis clandestinamente non ha alcuna garanzia sulla qualità, sulla provenienza o sulla presenza di sostanze nocive.

Con un sistema legale, invece, lo Stato potrebbe imporre standard di produzione, limiti di concentrazione, etichettatura trasparente e controlli sanitari rigorosi.

Questo approccio non significa incentivare il consumo, ma renderlo meno pericoloso. Lo stesso principio viene già applicato con alcol e tabacco: regolamentare non equivale ad approvare, ma a governare un fenomeno reale invece di ignorarlo.

Il caso della cannabis light

In Italia il dibattito si è spinto negli ultimi anni anche contro la cannabis light, ovvero prodotti con livelli di THC estremamente bassi.

Nonostante l’assenza di effetti psicotropi paragonabili alla cannabis tradizionale, il settore è diventato bersaglio di campagne politiche e restrizioni normative che hanno messo in difficoltà migliaia di aziende agricole, negozi e lavoratori.

Secondo molti esperti e operatori del settore, questa linea dura non produce alcun vantaggio concreto sul piano della sicurezza pubblica, ma rischia invece di distruggere un comparto economico legale che aveva creato occupazione e investimenti.

Il contrasto appare evidente: mentre altri Paesi sperimentano modelli di regolamentazione moderni, in Italia il dibattito politico continua spesso a muoversi su posizioni ideologiche più che scientifiche.

Mafie, giustizia ed economia legale

Il nodo centrale resta comunque quello economico e criminale.

Ogni euro speso nel mercato illegale rafforza organizzazioni che utilizzano quei profitti per finanziare traffici ben più pericolosi: armi, estorsioni, tratta di esseri umani e corruzione.

Legalizzare significherebbe sottrarre una parte importante di questo potere finanziario alle mafie, trasferendo ricchezza verso un sistema controllato dallo Stato.

Inoltre, la nascita di una filiera legale potrebbe creare nuove opportunità occupazionali in agricoltura, trasformazione, ricerca, commercio e distribuzione. Un settore oggi clandestino potrebbe diventare una fonte di lavoro regolare, investimenti e innovazione.

cannabis

Una scelta politica sempre più difficile da rinviare

Il tema della cannabis continua a dividere l’opinione pubblica italiana, ma una parte crescente del dibattito internazionale si sta spostando da una domanda morale a una domanda pragmatica: quale modello funziona davvero?

Dopo decenni di proibizionismo, il consumo non è scomparso. Il mercato nero continua a prosperare e lo Stato continua a spendere miliardi per contrastare un fenomeno che non riesce a eliminare.

La legalizzazione non viene più presentata soltanto come una battaglia di libertà individuale, ma come una scelta economica, sanitaria e di sicurezza pubblica.

Dodici miliardi di euro rappresentano molto più di una cifra simbolica. Rappresentano il costo di una strategia che continua a lasciare un enorme mercato nelle mani della criminalità organizzata.

La domanda, a questo punto, non è più se il fenomeno esista. La domanda è quanto a lungo l’Italia voglia ancora rinunciare a governarlo.

ultimi articoli

CBD e oncologia veterinaria: cosa dice la nuova ricerca scientifica sui cani

TAR Liguria sospende il divieto di vendita della canapa industriale: nuovo precedente per il settore

USA: la riclassificazione federale della cannabis finisce sotto attacco nei tribunali

Ancora una rapina notturna in un’azienda di canapa: banda bloccata dopo la fuga nei campi

Autore

  • Classe 1992, vive in Veneto. Spirito critico. Appassionato di giornalismo ed esperto di canapa. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Fondatore di Spazio Canapa e di salutedicanapa.it.

Classe 1992, vive in Veneto. Spirito critico. Appassionato di giornalismo ed esperto di canapa. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Fondatore di Spazio Canapa e di salutedicanapa.it.