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Progetto pilota a Losanna: sottratti 2 milioni di euro al mercato nero. Consumi in calo del 20%

A due anni dall’avvio, il progetto pilota di vendita controllata di cannabis a Losanna offre risultati concreti e incoraggianti, sia sul piano economico che su quello sanitario e sociale. L’iniziativa, nata per studiare gli effetti di una regolamentazione legale del consumo, sta dimostrando che un approccio controllato può ridurre il peso del mercato illegale e migliorare la sicurezza dei consumatori.

Un impatto diretto sull’economia illegale

Uno degli obiettivi principali del progetto era contrastare il traffico clandestino. I dati raccolti indicano che oltre due milioni di franchi svizzeri sono stati sottratti al mercato nero grazie alla vendita legale. Questo significa meno risorse per le reti illegali e maggiore controllo da parte delle autorità sulla distribuzione del prodotto.

Parallelamente, il sistema ha generato benefici economici legali: circa 70.000 franchi di entrate fiscali e oltre 300.000 franchi di utili reinvestiti in programmi di ricerca, prevenzione e riduzione dei rischi legati al consumo di cannabis. A ciò si aggiunge la creazione di nuovi posti di lavoro lungo tutta la filiera, dalla produzione alla vendita fino all’ambito scientifico.

Nessun aumento dei problemi di sicurezza

Uno dei timori iniziali riguardava possibili conseguenze negative sull’ordine pubblico. Tuttavia, secondo le autorità locali, il punto vendita nel centro cittadino non ha generato criticità rilevanti. L’afflusso è costante e ben gestito: nel 2025 si contavano circa 1.750 partecipanti registrati, un numero in crescita che rappresenta circa il 20% dei consumatori stimati in città.

Questo dato suggerisce che una parte significativa della domanda si sta spostando verso canali legali e controllati, contribuendo a una maggiore trasparenza del fenomeno.

Cambiamenti nei comportamenti dei consumatori

Sul piano sanitario, i risultati sono particolarmente interessanti. Tra i partecipanti si è registrata una riduzione media del consumo pari al 20%, segnale che un accesso regolamentato può favorire un uso più consapevole.

Inoltre, circa un centinaio di persone ha deciso di consultare un medico per la prima volta per discutere del proprio rapporto con la cannabis. Questo indica che il progetto non solo offre un prodotto più sicuro, ma facilita anche l’accesso a servizi di supporto e informazione.

Un altro elemento chiave riguarda la qualità: la cannabis distribuita nel circuito legale presenta livelli di THC generalmente inferiori rispetto a quella venduta illegalmente, riducendo i rischi legati a un consumo eccessivo o inconsapevole.

Verso una possibile estensione del modello

Alla luce dei risultati, i responsabili del progetto hanno richiesto una proroga fino al 2029 alle autorità sanitarie federali. L’obiettivo è continuare a raccogliere dati e consolidare un modello che potrebbe influenzare le future politiche nazionali.

L’esperienza di Losanna si inserisce in un contesto più ampio: anche altre città svizzere, come Basilea, stanno sperimentando approcci simili con esiti positivi. Organizzazioni attive nel campo delle dipendenze vedono in questi progetti una base concreta per sviluppare una normativa federale più moderna e orientata alla salute pubblica.

cannabis

Un modello osservato da vicino

Il caso di Losanna dimostra che la regolamentazione della cannabis, se ben progettata, può produrre benefici su più livelli: riduzione del mercato illegale, maggiore sicurezza per i consumatori, nuove entrate economiche e un miglior accesso ai servizi sanitari.

Con il dibattito politico ancora aperto, questi risultati potrebbero giocare un ruolo decisivo nel definire il futuro della legislazione sulla cannabis in Svizzera.

Il progresso che l’Italia non vuole vedere

Tutto questo accade in Svizzera, a pochi chilometri dall’Italia, dove ancora oggi l’approccio dominante resta quello repressivo. Un divario evidente che mette in luce quanto il nostro Paese sia indietro su questo tema.

In Italia si continua a rispondere con una successione di decreti improntati alla repressione, che finiscono per intimidire i cittadini senza affrontare davvero fenomeni sociali ormai diffusi, come il consumo di cannabis.

Secondo le stime, circa un italiano su otto ne fa uso, eppure le istituzioni insistono su un approccio punitivo, nonostante oltre cinquant’anni di ‘guerra alla droga’ abbiano mostrato limiti evidenti e risultati tutt’altro che risolutivi.

L’impegno di associazioni e cittadini non si arresta, ma oggi più che mai serve una chiara volontà politica sul tema della cannabis in Italia. Senza un cambio di direzione, il rischio è quello di restare indietro in un settore in cui il Paese avrebbe tutte le potenzialità per affermarsi come leader a livello europeo e anche mondiale.

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Autore

  • Classe 1992, imprenditore Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto del settore canapicolo. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore editoriale di Spazio Canapa.