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Vignolo, violenta rapina ad un deposito di cannabis light: sgominata la banda

Nella notte del 31 ottobre 2025 un assalto organizzato e particolarmente violento ha scosso la comunità di Vignolo, nel Cuneese. Un gruppo di uomini travisati e armati ha fatto irruzione in un cascinale della frazione Santa Croce, dove era custodita una consistente quantità di cannabis light pronta per la commercializzazione.

A distanza di mesi dall’episodio, le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Cuneo e condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno portato all’arresto di sette persone di origine albanese, accusate di rapina pluriaggravata. Per altri due soggetti è scattata la denuncia per favoreggiamento.

L’assalto nella notte di Halloween

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, almeno quattro componenti del commando si sono presentati sul posto con il volto coperto e armati di pistole, un fucile, un coltello e una mazza da baseball. Dopo aver fatto irruzione nel deposito, hanno aggredito brutalmente il custode, un giovane di 24 anni di nazionalità egiziana incaricato di sorvegliare la merce per conto di un imprenditore cuneese.

Il ragazzo è stato colpito ripetutamente e poi immobilizzato: mani e piedi legati, bocca chiusa con nastro adesivo. Solo diverse ore più tardi è riuscito a liberarsi e a raggiungere un’abitazione nelle vicinanze per chiedere aiuto.

Il bottino e le indagini

I rapinatori si sono impossessati di bidoni e sacchi contenenti circa 120 chilogrammi di infiorescenze essiccate di cannabis legale, per un valore stimato intorno ai 60 mila euro. Un carico ingente che dimostra come il colpo fosse stato pianificato con attenzione.

Le indagini sono partite immediatamente dopo la richiesta di soccorso. Attraverso accertamenti tecnici, pedinamenti e perquisizioni, i militari sono riusciti a ricostruire i movimenti del gruppo e a individuare i presunti responsabili. Tra il 2 dicembre 2025 e il 20 febbraio 2026 sono state eseguite le misure cautelari in carcere nei confronti dei sette indagati.

Durante le operazioni è stata recuperata quasi interamente la merce sottratta, ritrovata a Bra e successivamente restituita alla parte offesa. Complessivamente sono stati sequestrati circa 120 chilogrammi di cannabis light.

Nel corso delle perquisizioni sono state inoltre rinvenute alcune delle armi utilizzate per l’assalto: due riproduzioni di armi da fuoco, un coltello lungo circa 48 centimetri e una mazza da baseball. Gli investigatori hanno anche sequestrato circa 8 chilogrammi di marijuana illegale, detenuta al di fuori dei limiti consentiti dalla normativa.

cannabis

Restituzione di merce LEGALE

L’episodio evidenzia come anche il settore della cannabis light, pur operando nel perimetro della legalità, possa diventare bersaglio della criminalità per l’alto valore commerciale dei prodotti stoccati. Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e verificare possibili collegamenti con altri episodi analoghi.

Su questo punto è necessario aprire una riflessione. Il Governo, attraverso diversi interventi normativi — da ultimo con l’inserimento dell’articolo 18 nel decreto Sicurezza dell’aprile 2025 — ha manifestato l’intenzione di assimilare le infiorescenze di cannabis light alla cannabis ad alto contenuto di THC, di fatto puntando a renderne illegale la commercializzazione.

Una scelta che, però, si scontra con l’orientamento consolidato della giurisprudenza, la quale negli ultimi anni ha più volte distinto tra prodotti con principio attivo psicotropo e derivati a basso contenuto di THC privi di efficacia drogante. Proprio questa divergenza ha generato mesi di incertezza applicativa: sequestri preventivi, denunce e procedimenti penali che, in numerosi casi, si sono poi conclusi con archiviazioni o dissequestri.

Il caso di Vignolo appare emblematico sotto questo profilo. Le forze dell’ordine, dopo aver recuperato la merce sottratta durante la rapina, l’hanno restituita ai legittimi proprietari. Un atto che, sul piano sostanziale, ne riconosce la liceità. Se il prodotto fosse stato considerato intrinsecamente illecito, l’iter avrebbe imposto il sequestro probatorio finalizzato alla confisca e alla successiva distruzione.

Un passaggio che evidenzia, ancora una volta, la distanza tra l’indirizzo politico espresso nelle recenti iniziative legislative e l’attuale quadro interpretativo applicato nelle aule di giustizia.

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