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Canada, cala la coltivazione domestica di cannabis terapeutica: il sistema cambia volto

Per anni il Canada è stato considerato uno dei modelli internazionali più avanzati nella regolamentazione della cannabis. Il paese nordamericano ha introdotto l’accesso alla cannabis terapeutica già nei primi anni Duemila e, successivamente, ha legalizzato l’uso per adulti nell’ottobre del 2018. All’interno di questo quadro normativo, una delle particolarità più rilevanti è sempre stata la possibilità concessa ai pazienti di coltivare autonomamente la cannabis necessaria alle proprie cure oppure, qualora impossibilitati a farlo, di affidarne la produzione a una persona designata.

La coltivazione domestica a fini terapeutici, confermata nel 2016 attraverso il Regolamento sull’accesso alla cannabis per scopi medici (ACMPR), era stata pensata per garantire un accesso più economico e diretto ai pazienti. Per molti cittadini rappresentava infatti un’alternativa concreta all’acquisto presso produttori autorizzati o punti vendita specializzati, soprattutto nei casi in cui i costi delle terapie risultavano difficilmente sostenibili.

Negli ultimi anni, tuttavia, questa modalità di accesso alla cannabis medica ha registrato una contrazione significativa. I dati di Health Canada mostrano che il numero delle registrazioni attive per la produzione personale o designata è diminuito di oltre il 75%: dalle circa 47.000 registrazioni presenti nel settembre 2021 si è passati a poco più di 11.300 nel marzo 2025. Una trasformazione che riflette sia l’evoluzione del mercato legale sia il rafforzamento delle attività di controllo da parte delle autorità federali.

Il problema delle deviazioni verso il mercato illecito

Secondo Health Canada, il sistema di coltivazione terapeutica continua a svolgere una funzione importante per molti pazienti, ma non è immune da fenomeni di abuso. Le autorità sostengono infatti che alcune autorizzazioni siano state utilizzate per produrre quantità di cannabis superiori al necessario, con parte della produzione destinata ai circuiti illegali.

Si tratta di una questione particolarmente delicata perché coinvolge un programma nato per tutelare persone affette da patologie spesso croniche o invalidanti. Per il Ministero della Salute canadese, Marjorie Michel, tuttavia, anche un numero limitato di casi di utilizzo improprio rischia di compromettere la credibilità e l’integrità di un sistema costruito per garantire l’accesso alle cure.

Per contrastare questo fenomeno, Health Canada collabora attivamente con le forze dell’ordine, mettendo a disposizione un servizio permanente che consente di verificare in tempo reale le quantità di cannabis che un soggetto è autorizzato a possedere o produrre per finalità terapeutiche.

Controlli e ispezioni sempre più rigorosi

Una volta ottenuta la registrazione per la coltivazione personale o per conto terzi, i titolari sono soggetti a verifiche finalizzate ad accertare il rispetto delle norme previste dal Cannabis Act e dal Cannabis Regulations.

Le attività di controllo comprendono campagne informative sulla conformità normativa, monitoraggi periodici, ispezioni preventive e verifiche avviate in seguito a segnalazioni specifiche. Qualora emergano irregolarità, gli ispettori possono richiedere interventi correttivi immediati, come la riduzione del numero di piante coltivate o la distruzione volontaria delle eccedenze.

Nei casi più gravi, soprattutto quando vengono individuati rischi per la salute pubblica o la sicurezza, le autorità hanno il potere di sequestrare e distruggere direttamente le piante presenti sul sito di produzione. Se invece emergono elementi che fanno presumere attività criminali, il caso viene trasferito alle forze dell’ordine per ulteriori accertamenti.

Health Canada dispone inoltre della facoltà di rifiutare il rilascio di nuove registrazioni, negarne il rinnovo, modificarne le condizioni oppure revocarle completamente. La decisione viene presa valutando diversi elementi, tra cui la gravità delle violazioni riscontrate, la capacità del soggetto di regolarizzare la propria posizione e il potenziale impatto sulla sicurezza pubblica.

canada

Come vengono individuati i siti da controllare

Le ispezioni non seguono un calendario prestabilito, ma sono organizzate secondo un approccio basato sul rischio. Le autorità attribuiscono priorità ai siti che presentano caratteristiche considerate più problematiche.

Tra i fattori che aumentano la probabilità di essere sottoposti a verifica figurano le segnalazioni provenienti da cittadini, amministrazioni locali o forze dell’ordine, la presenza di autorizzazioni per quantità particolarmente elevate di cannabis, il numero di registrazioni concentrate nello stesso luogo e la durata nel tempo dell’attività autorizzata.

Particolare attenzione viene riservata anche alle situazioni in cui esiste il sospetto che la produzione possa essere destinata, almeno in parte, al mercato illecito.

Oltre quattromila autorizzazioni revocate o negate

L’intensificazione dei controlli ha prodotto effetti concreti. Al 31 marzo 2025, Health Canada aveva revocato o rifiutato oltre 4.100 registrazioni, più di 3.400 delle quali per motivazioni legate alla tutela della salute e della sicurezza pubblica.

Parallelamente, il Ministero ha rafforzato la collaborazione con le autorità sanitarie provinciali e territoriali, monitorando in particolare le prescrizioni che autorizzano produzioni di grandi dimensioni. In alcuni casi vengono avviati confronti diretti con gli operatori sanitari responsabili delle autorizzazioni per valutare la congruità delle quantità prescritte.

Le informazioni raccolte vengono inoltre condivise con le forze di polizia quando emergono elementi che possano indicare rischi per la collettività o possibili attività illegali.

Il ruolo della legalizzazione del mercato ricreativo

La forte diminuzione delle registrazioni per la coltivazione terapeutica non può essere spiegata esclusivamente con l’aumento dei controlli. Un ruolo determinante sembra averlo avuto anche la progressiva maturazione del mercato legale destinato agli adulti.

Dalla legalizzazione del 2018, infatti, in tutto il Canada si è sviluppata una rete capillare di negozi autorizzati e piattaforme online attraverso cui acquistare cannabis in modo semplice e regolamentato. Questo ha ridotto la necessità, per molti consumatori, di ricorrere al percorso medico per ottenere il prodotto.

A ciò si aggiunge un’altra importante novità normativa: oggi ogni abitazione canadese può coltivare fino a quattro piante di cannabis senza dover richiedere alcuna autorizzazione terapeutica. Per numerosi utenti, soprattutto quelli con consumi limitati, questa possibilità rappresenta una soluzione sufficiente, eliminando la necessità di mantenere una registrazione specifica presso Health Canada.

Quando una registrazione può essere revocata

La normativa canadese prevede diverse circostanze che possono portare alla perdita dell’autorizzazione per la coltivazione terapeutica. Alcuni casi sono disciplinati in modo preciso dal regolamento, mentre altri lasciano margini di valutazione alle autorità sanitarie.

Health Canada può infatti intervenire ogni volta che ritenga, sulla base di elementi concreti, che la revoca sia necessaria per proteggere la salute o la sicurezza pubblica oppure per impedire che la cannabis prodotta venga immessa in circuiti illegali. Una segnalazione documentata da parte delle forze dell’ordine può costituire, ad esempio, un motivo sufficiente per avviare la procedura di revoca.

Un modello in trasformazione

La riduzione delle coltivazioni terapeutiche domestiche non sembra quindi rappresentare un disinteresse verso la cannabis medica, bensì il risultato di un sistema che si sta evolvendo. Da un lato, l’espansione del mercato legale e la possibilità di coltivare un numero limitato di piante per uso personale hanno ridotto la necessità di ricorrere alle autorizzazioni terapeutiche. Dall’altro, il rafforzamento delle verifiche ha progressivamente escluso le situazioni considerate incompatibili con gli obiettivi del programma.

Il caso canadese mostra come, anche in uno dei paesi più permissivi in materia di cannabis, la sfida principale rimanga quella di trovare un equilibrio tra accessibilità per i pazienti, libertà individuale e prevenzione degli abusi. Un equilibrio che continua a essere ridefinito man mano che il mercato legale si consolida e le autorità affinano i propri strumenti di controllo.

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Autore

  • Classe 1992, vive in Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto di canapa. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore di Spazio Canapa.

Classe 1992, vive in Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto di canapa. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore di Spazio Canapa.