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Nel cuore del Rif. Prenota il tuo viaggio in Marocco: un tour organizzato per un’esperienza unica

Chiudi gli occhi e immaginati nel cuore del Rif. Davanti a te, il mare verde delle coltivazioni si estende fino all’orizzonte, incastonato tra montagne maestose e villaggi sospesi nel tempo.

Qui ogni respiro racconta una storia, ogni sentiero conduce a una tradizione, e ogni tramonto accende una terra che da secoli affascina viaggiatori, sognatori e curiosi.

Mi chiamo Giacomo e sono il co-fondatore di Hemport, azienda italiana molto attiva nel settore della canapa industriale.

Oggi vi racconterò com’è nata l’idea di creare un tour in Marocco.

Tutto è iniziato da qui

Il tour in Marocco nasce da una collaborazione iniziata quasi per caso, durante un viaggio che non aveva nulla di programmato dal punto di vista professionale.

A marzo 2025 sono partito per il Marocco per una vacanza: una settimana tra città, deserto e spostamenti con mezzi pubblici, con partenza da Rabat e arrivo finale a Marrakech. È stato un viaggio bellissimo, che mi ha fatto scoprire un Paese molto più ricco, complesso e accogliente di quanto spesso venga raccontato in Italia.

Conoscevo già, almeno in parte, la storia del Marocco legata alla cannabis e alla produzione tradizionale nella zona del Rif e della valle di Ketama. Sapevo anche che il Paese stava iniziando un percorso di regolamentazione della coltivazione a fini medici, industriali e scientifici. Non avevo però programmato di visitare quella zona dato che non era semplice da raggiungere senza auto.

Durante il viaggio mi sono fermato due giorni a Chefchaouen, una delle città più affascinanti del nord del Marocco, alle pendici del Rif. Già nei giorni precedenti avevo notato quanto, nonostante il consumo ricreativo resti illegale, l’hashish venga spesso proposto ai turisti in maniera esplicita. A Chefchaouen però mi venne offerto qualcosa di diverso: visitare delle farm. È lì che ho commesso l’unico vero errore del viaggio.

Mi affidai a persone conosciute sul posto, senza una struttura, senza garanzie e senza sapere davvero dove mi stessero portando. Il risultato fu molto diverso da ciò che mi era stato raccontato: nessuna vera visita agricola, nessun contesto chiaro, ma una situazione improvvisata, in cui mi ritrovai fuori città, lontano da tutto, con persone che cercavano più che altro di vendermi hashish e farmi pagare una cifra decisa da loro.

Non è stato nulla di “romantico” o da film. È stata semplicemente una situazione stupida ma istruttiva. Viaggio abbastanza e mi considero una persona aperta, ma catapultarmi in un posto isolato, senza conoscere davvero le persone con cui sei arrivato, senza parlare bene la lingua e senza controllo sugli spostamenti, non è stata un’ottima.

Alla fine, sono riuscito a farmi riportare in città con una scusa, ma quella giornata mi ha fatto capire una cosa molto semplice: la curiosità dei viaggiatori verso il Rif e la storia della cannabis marocchina esiste, ma se non viene incanalata in modo serio può trasformarsi facilmente in un’esperienza improvvisata e poco rispettosa del territorio.

Sembrava solo una chiacchierata

Il giorno dopo, tornato in ostello, ho conosciuto quasi per caso un ragazzo del posto. Parlando, gli ho raccontato del mio lavoro con Hemport e di quello che mi era successo il giorno prima. Da lì è nata una conversazione molto diversa.

Mi spiegò che stava lavorando a un progetto legato alla coltivazione legale di CBD in Marocco e che, insieme ad altri partner locali, voleva costruire un’agenzia in grado di proporre viaggi nelle farm e nelle cooperative autorizzate della zona di Ketama.

L’idea era mostrare il Rif non come una cartolina folkloristica dell’hashish, ma come un territorio agricolo, culturale e umano, oggi coinvolto in una fase delicata di transizione verso forme di regolamentazione.

In quel momento sembrava una di quelle conversazioni belle, ma destinate a restare astratte. Ci scambiammo i contatti, con l’idea di risentirci più avanti.

Circa due mesi dopo, tornato in Italia, ricevetti un messaggio: l’agenzia era stata fondata, il programma del tour era pronto e mi veniva proposta una collaborazione come promoter per l’Italia.

La proposta era interessante, ma per me c’era un punto fondamentale: non potevo promuovere qualcosa che non avevo visto di persona.

Così, per il ponte del 2 giugno, sono tornato in Marocco per verificare tutto direttamente: la farm, l’accoglienza, gli spostamenti, le persone coinvolte e il tipo di esperienza proposta. Solo dopo quel viaggio ho deciso di collaborare al progetto.

Da lì è nato il tour che oggi Hemport promuove in esclusiva per l’Italia e l’Europa.

Il tour in Marocco

L’obiettivo non è proporre il classico viaggio organizzato, né alimentare un turismo superficiale o invasivo. L’idea è costruire un’esperienza a piccoli gruppi, più vicina allo spirito del viaggio zaino in spalla: adattamento, contatto con il territorio, natura, comunità locali e un racconto più vero del Rif marocchino.

Il tour si svolge da giugno a settembre, con partenze settimanali e gruppi molto piccoli, solitamente di 4 o 5 persone. La partenza e il rientro sono previsti da Tangeri o Fez, le città più comode per chi arriva dall’Italia con collegamenti aerei accessibili.

Il programma alterna momenti più turistici, come le visite guidate nelle città, a giornate dedicate alla scoperta del mondo agricolo e culturale legato alla cannabis in Marocco.

Il cuore del viaggio è il soggiorno in una farm autorizzata, dotata di struttura ricettiva a gestione familiare, dove i partecipanti possono vedere da vicino le coltivazioni, conoscere la storia del territorio e osservare alcuni metodi tradizionali di lavorazione.

È importante chiarire un punto: il tour non promuove l’acquisto, il consumo o il traffico di sostanze illegali. Il senso del progetto è esattamente l’opposto: offrire un contesto organizzato, trasparente e sicuro per conoscere una realtà che esiste da decenni, ma che oggi sta cercando di inserirsi in un percorso di regolamentazione e valorizzazione del territorio.

Accanto al tema della cannabis, il viaggio include anche esperienze naturalistiche e culturali. Una delle tappe più belle è la giornata alle cascate di Akchour, perché il Rif è una regione straordinaria anche al di là della sua storia agricola: montagne, villaggi, cucina locale, ospitalità familiare e paesaggi molto diversi dall’immaginario turistico più classico sul Marocco.

Il pacchetto proposto dai partner locali comprende soggiorno, pasti, spostamenti interni, visite ed escursioni. I voli non sono inclusi, ma in diversi periodi dell’anno le tratte dall’Italia verso il nord del Marocco restano abbastanza accessibili.


marocco

La prima stagione del tour è stata molto positiva. Nonostante il poco tempo a disposizione per promuoverlo, le date disponibili sono andate sold out e i partecipanti hanno lasciato recensioni molto buone. Hanno apprezzato soprattutto l’organizzazione, l’accoglienza, la vita in farm, la gentilezza dello staff locale e la cucina tradizionale, in particolare quella preparata dallo chef della struttura.

Quest’anno, insieme al tour operator locale, il programma è stato arricchito con nuove attività per rendere l’esperienza ancora più completa, soprattutto durante i giorni in farm.

Per noi questo tour rappresenta qualcosa di diverso da una semplice proposta turistica. È un modo per raccontare il Marocco da una prospettiva meno banale, entrando in contatto con una zona spesso citata solo per stereotipi o semplificazioni.

Il Rif non è solo “la terra dell’hashish”: è una regione agricola, montana, complessa, con una storia profonda e comunità che oggi stanno cercando nuove strade per valorizzare il proprio lavoro.

Ed è proprio questo il senso del viaggio: non vendere un mito, ma far conoscere una realtà.

#marocco

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