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L’ONU ha vietato definitivamente l’HHC

Nel corso della sessione del 12 marzo a Vienna, la Commissione delle Nazioni Unite sulle Sostanze Psicotrope (CND) ha approvato, con una maggioranza qualificata, la raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di includere l’esaidrocannabinolo (HHC) nella Tabella II della Convenzione sulle Sostanze Psicotrope del 1971.

L’unico Stato ad astenersi dalla votazione è stato gli Stati Uniti d’America. La decisione era in attesa dagli operatori del settore, poiché l’HHC è attualmente commercializzato in diversi Paesi come alternativa al THC. Con questa deliberazione, le Nazioni Unite sanciscono di fatto un divieto internazionale sull’uso ricreativo e non medico della sostanza.

Nel corso dei lavori, è stato sottolineato che l’HHC può essere assunto attraverso diverse modalità, tra cui inalazione, somministrazione orale e sublinguale. Inoltre, sono stati presentati dati analitici che confermano la presenza della sostanza nel sangue di individui sorpresi alla guida sotto il suo effetto. Sulla base di tali prove, è stata ribadita la necessità di includere l’HHC nella Tabella II della Convenzione del 1971.

L’approvazione della raccomandazione richiedeva una maggioranza qualificata dei due terzi, corrispondente ad almeno 36 voti favorevoli. Poiché il numero di voti a favore ha superato tale soglia, il Comitato ha formalmente adottato la proposta dell’OMS.

L’inserimento dell’HHC nella Tabella II della Convenzione impone agli Stati membri l’obbligo di limitare l’uso della sostanza esclusivamente a fini scientifici e medici. Di conseguenza, i 184 Paesi firmatari della Convenzione attueranno misure restrittive, tra cui regimi di prescrizione e licenze per la produzione e distribuzione della sostanza.

L’HHC si ottiene mediante il processo di idrogenazione del THC, una reazione chimica che comporta l’aggiunta di atomi di idrogeno alla molecola, conferendole una maggiore stabilità e riducendone la suscettibilità alla degradazione rispetto al THC. Questo cannabinoide semi-sintetico, derivato dalla cannabis, presenta analogie con il THC sia per struttura chimica che per effetti, sebbene con alcune differenze. La sua diffusione è stata favorita dalla percezione, da parte di un’ampia platea di consumatori, della possibilità di disporre di un’alternativa legale al THC, sebbene tale condizione si sia rivelata temporanea.

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