Da una “dubbia positività” al THC a un processo penale: la storia che ha acceso il dibattito nazionale si conclude con l’assoluzione.
La vicenda di Elena Tuniz è diventata, uno dei casi più emblematici delle criticità emerse dopo l’entrata in vigore del nuovo articolo 187 del Codice della Strada. Una storia che abbiamo raccontato fin dall’inizio e che ha acceso un acceso dibattito pubblico sul rapporto tra sicurezza stradale, diritti dei cittadini e tutela delle garanzie costituzionali.
Oggi quella vicenda si conclude con una notizia destinata a lasciare il segno: Elena Tuniz è stata assolta.
Un epilogo che rappresenta molto più della conclusione di un procedimento giudiziario. È il riconoscimento di una vicenda che, fin dall’inizio, aveva sollevato interrogativi profondi sull’applicazione della normativa e sulle conseguenze che può avere quando viene meno il principio di proporzionalità.
Un malore trasformato in un caso giudiziario
Tutto ebbe inizio il 7 gennaio 2025.
Elena Tuniz, insegnante friulana, stava tornando a casa dal lavoro quando fu colpita da un improvviso malore che provocò un lieve incidente stradale. Ricoverata in ospedale, venne sottoposta agli accertamenti di routine, compreso un test tossicologico.
L’esame evidenziò una “dubbia positività” al THC, un risultato che gli stessi sanitari considerarono non univoco e che non dimostrava affatto uno stato di alterazione psicofisica.

Poche ore dopo arrivò infatti la vera diagnosi: Elena aveva avuto una crisi epilettica, patologia fino ad allora sconosciuta, che spiegava completamente il malore e l’incidente.
Nonostante ciò, il procedimento amministrativo e quello penale proseguirono.
Alla donna venne sospesa la patente per un anno e fu chiamata a rispondere penalmente di guida dopo assunzione di sostanze stupefacenti, pur in assenza di elementi che dimostrassero una compromissione della capacità di guida.
Le conseguenze furono pesanti anche sul piano personale.
Abitando a decine di chilometri dal luogo di lavoro, Elena perse la possibilità di spostarsi autonomamente e la sua quotidianità cambiò radicalmente, trasformando una vicenda sanitaria in un lungo percorso giudiziario.
Il ruolo di Meglio Legale
Sin dalle prime fasi del caso, l’associazione Meglio Legale ha scelto di affiancare Elena Tuniz, trasformando la sua storia in un caso simbolo delle criticità del nuovo Codice della Strada.
L’associazione ha seguito da vicino ogni fase della vicenda, offrendo assistenza legale attraverso l’avvocato Raffaele Minieri e portando il caso all’attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni e dei media nazionali.
Non si è trattato soltanto della difesa di una singola cittadina.
Secondo Meglio Legale, il procedimento rappresentava il rischio concreto che persone non alterate alla guida potessero subire pesanti conseguenze esclusivamente per la presenza di tracce di sostanze rilevate dagli esami, senza una reale dimostrazione di incapacità alla guida.
Per questo motivo l’associazione ha definito il caso di Elena uno dei procedimenti più significativi per evidenziare le possibili distorsioni della nuova disciplina.
Un caso diventato simbolo nazionale
La storia di Elena ha rapidamente superato i confini della cronaca locale.
È stata discussa in conferenze stampa, rilanciata da numerosi organi di informazione e utilizzata come esempio concreto delle problematiche nate dopo la riforma del Codice della Strada.
Il suo caso ha contribuito ad aprire un confronto pubblico sul significato stesso della norma: è sufficiente riscontrare la presenza di una sostanza nell’organismo oppure occorre dimostrare che quella sostanza stesse realmente compromettendo la capacità di guidare?
Un interrogativo che ha accompagnato il dibattito giuridico degli ultimi mesi e che ha coinvolto avvocati, medici, ricercatori e associazioni impegnate nella tutela dei diritti civili.
L’assoluzione
L’assoluzione di Elena Tuniz rappresenta la conclusione di un procedimento che aveva suscitato grande attenzione.
Pur riguardando un singolo processo, il verdetto assume inevitabilmente un valore più ampio perché interviene su una vicenda che è diventata il simbolo delle possibili conseguenze derivanti dall’applicazione della nuova normativa.
Per Elena significa soprattutto la fine di un lungo periodo caratterizzato da incertezza, difficoltà personali e professionali e dalla prospettiva di una condanna che avrebbe potuto avere ripercussioni gravissime sulla sua vita.
Una storia che continua a far riflettere
L’assoluzione non chiude però il dibattito aperto dal suo caso.
Negli ultimi mesi numerosi giuristi, medici e associazioni hanno evidenziato la necessità di garantire che le norme sulla sicurezza stradale colpiscano realmente chi guida in condizioni di alterazione, evitando invece che possano essere coinvolte persone che non rappresentano un pericolo concreto per la circolazione.
La vicenda di Elena Tuniz continuerà probabilmente a essere ricordata come una delle prime storie capaci di mostrare gli effetti concreti della nuova disciplina sulla vita delle persone.
Un caso che ha contribuito a riportare al centro del dibattito pubblico un principio fondamentale: la sicurezza stradale è un obiettivo imprescindibile, ma deve convivere con il rispetto delle garanzie costituzionali, della proporzionalità delle sanzioni e della corretta valutazione delle prove.
Le dichiarazioni di Antonella Soldo (Presidente di Meglio Legale)
«Questa sentenza restituisce giustizia a Elena, ma non cancella quello che ha dovuto subire in questi mesi. Ha perso il lavoro da insegnante a tempo indeterminato, è stata trascinata in un procedimento penale nel quale rischiava fino a due anni di carcere e una multa fino a 12 mila euro, pur non rappresentando alcun pericolo per la sicurezza stradale. Il Tribunale ha stabilito che il fatto non sussiste. È la conferma che il problema non era Elena: il problema è una legge che continua a colpire le persone sbagliate. Questa assoluzione è una vittoria per Elena, ma anche un monito per il legislatore: il nuovo articolo 187 va cambiato, prima che altre persone paghino un prezzo così alto per una norma ideologica e profondamente ingiusta.
Voglio ringraziare l’avvocato Raffaele Minieri, che ha difeso Elena con competenza e determinazione, e tutte le persone che in questi mesi hanno scelto di sostenerla con una donazione, contribuendo a coprire le spese legali.
Continueremo a seguire altri procedimenti aperti e a batterci perché il Codice della strada torni a distinguere tra chi guida in condizioni di alterazione e chi, come Elena, è stato travolto dagli effetti di una normativa priva di basi scientifiche e di proporzionalità. Oggi Elena è stata assolta. Adesso è la legge a dover essere processata»
Fonti e approfondimenti
Spazio Canapa – La storia incredibile di Elena Tuniz, vittima del nuovo Codice della Strada
https://www.spaziocanapa.it/la-storia-incredibile-di-elena-tuniz-vittima-del-nuovo-codice-della-strada/Meglio Legale – comunicati e aggiornamenti pubblicati sui canali ufficiali riguardanti il caso Elena Tuniz
https://www.instagram.com/megliolegale/Domani – approfondimento sulla vicenda di Elena Tuniz e sulle criticità del nuovo Codice della Strada
https://www.editorialedomani.it/fatti/nuovo-codice-strada-cannabis-storia-elena-tuniz-positivita-dubbia-nessuna-alterazione-patente-sospesa-mhwqx0mxDolce Vita – ricostruzione del ricorso promosso da Meglio Legale e del percorso giudiziario
https://www.dolcevitaonline.it/codice-della-strada-legittimita-costituzionale/


