L’atmosfera dei Mondiali di calcio 2026 continua a estendersi ben oltre gli stadi, coinvolgendo anche il commercio e il marketing. A Toronto, una delle città ospitanti della competizione, un’iniziativa commerciale legata al mondo della cannabis ha però attirato rapidamente l’attenzione della FIFA, che è intervenuta per tutelare i propri marchi registrati.
La vendita del bong ispirato al trofeo mondiale
Il protagonista della vicenda è Cosmic Charlies, storico negozio di cannabis e accessori situato a Toronto. Il suo comproprietario, Sean Kady, aveva deciso di mettere in vendita un bong dorato dalla forma chiaramente ispirata al celebre trofeo della Coppa del Mondo FIFA.
L’idea, nata come iniziativa curiosa e provocatoria durante il periodo del torneo, non è passata inosservata. Dopo pochi giorni dall’inizio della competizione, gli avvocati che rappresentano la FIFA hanno inviato ai due punti vendita dell’azienda una formale diffida, chiedendo l’immediata cessazione della commercializzazione del prodotto.
Secondo quanto raccontato dallo stesso Kady, la richiesta era in qualche modo prevedibile.
“Probabilmente ho stuzzicato l’orso”, ha commentato con ironia, riferendosi alla nota rigidità con cui la FIFA difende i propri diritti di proprietà intellettuale.
Le richieste avanzate dagli avvocati della FIFA
La lettera inviata dal team legale che tutela gli interessi della FIFA non si limitava a chiedere la rimozione del prodotto dagli scaffali.
Tra le richieste figuravano infatti:
- la cessazione immediata della vendita;
- la consegna della documentazione relativa agli acquisti e alle vendite;
- le ricevute commerciali;
- il materiale promozionale utilizzato;
- il numero di pezzi commercializzati;
- l’origine del prodotto;
- le informazioni sugli eventuali profitti ottenuti dalla vendita.
Si tratta di una prassi abbastanza comune nei casi di presunta violazione di marchi registrati, soprattutto quando sono coinvolti eventi sportivi di rilevanza mondiale.
Solo due esemplari disponibili
Nonostante la severità della diffida, la realtà commerciale del caso appare piuttosto limitata.
Kady ha spiegato che il negozio disponeva soltanto di due bong ispirati al trofeo mondiale. Uno dei due non è mai stato venduto, mentre l’unico esemplare acquistato è stato pagato in contanti da un cliente interessato più al valore simbolico che all’utilizzo dell’oggetto.
Secondo il commerciante, il cliente non era nemmeno un consumatore di cannabis. Aveva deciso di acquistarlo come pezzo da collezione, con l’intenzione di conservarlo insieme a un articolo di giornale dedicato alla vicenda, quasi fosse una “capsula del tempo” legata ai Mondiali del 2026.
Una controversia affrontata con ironia
Pur avendo ricevuto una lunga diffida legale, Sean Kady non sembra particolarmente preoccupato.
Ha infatti annunciato di voler rispettare tutte le richieste avanzate dalla FIFA e di collaborare per chiudere rapidamente la questione. Ciò che più lo diverte, tuttavia, è proprio la lettera ricevuta.
Ancora prima dell’inizio del torneo aveva dichiarato di sperare quasi di ricevere una diffida ufficiale, consapevole della reputazione della FIFA nella tutela dei propri marchi.
Ora che il documento è arrivato, ha confermato di volerlo addirittura incorniciare ed esporre.
Con tono scherzoso ha raccontato di essere ancora indeciso su quale pagina scegliere, visto che la comunicazione legale è particolarmente lunga.
La tutela dei marchi durante i grandi eventi sportivi
L’episodio rappresenta un esempio concreto della strategia adottata dalla FIFA per proteggere il valore commerciale dei propri marchi registrati.
Ogni edizione della Coppa del Mondo genera miliardi di dollari attraverso sponsorizzazioni, licenze ufficiali e merchandising. Per questo motivo l’organizzazione monitora con estrema attenzione qualsiasi utilizzo non autorizzato di simboli, loghi, trofei o elementi riconducibili alla competizione.
Le azioni legali contro commercianti, aziende o iniziative pubblicitarie considerate in violazione dei diritti di proprietà intellettuale sono ormai una prassi consolidata durante ogni grande manifestazione calcistica internazionale.
Nel caso di Cosmic Charlies, la vicenda sembra destinata a concludersi senza particolari conseguenze economiche, anche perché il numero di prodotti coinvolti era estremamente ridotto. Resta però un episodio curioso che dimostra quanto la tutela dei marchi sportivi possa arrivare anche a interessare il settore della cannabis, soprattutto in un Paese come il Canada dove il mercato è pienamente regolamentato e legale.
Fonti e approfondimenti
The Canadian Press – Toronto cannabis store receives FIFA cease-and-desist over World Cup trophy bong: https://www.thecanadianpressnews.ca/ FIFA – Protezione dei marchi e della proprietà intellettuale: https://inside.fifa.com/legal/intellectual-property FIFA – Informazioni ufficiali sulla Coppa del Mondo FIFA 2026: https://www.fifa.com/fifaplus/en/tournaments/mens/worldcup/canadamexicousa2026


