HASHISH E TUNNEL – Per decenni i narcotunnel sono stati considerati un simbolo della guerra tra i cartelli messicani e le autorità statunitensi. Chilometri di gallerie scavate sotto il confine tra Messico e Stati Uniti hanno consentito il passaggio di tonnellate di droga, armi e denaro, diventando una delle immagini più rappresentative del narcotraffico internazionale.
Negli ultimi anni, però, questo fenomeno ha iniziato a manifestarsi anche in Europa. Le recenti scoperte avvenute a Ceuta, territorio spagnolo situato sulla costa nordafricana, dimostrano come le organizzazioni criminali abbiano importato e adattato anche nel Vecchio Continente una delle loro strategie logistiche più sofisticate.
La scoperta non rappresenta soltanto un nuovo metodo di trasporto della droga: rivela il livello di organizzazione, gli investimenti economici e le competenze ingegneristiche raggiunte dalle moderne reti del narcotraffico.
Da simbolo dei cartelli messicani a nuova frontiera del traffico europeo
I narcotunnel sono passaggi sotterranei costruiti clandestinamente per superare frontiere fortemente controllate senza esporsi ai sistemi di sorveglianza tradizionali.
Il loro sviluppo è strettamente legato ai grandi cartelli messicani, che dagli anni Novanta hanno trasformato queste opere in autentici corridoi logistici. Alcune gallerie scoperte al confine con gli Stati Uniti disponevano di illuminazione elettrica, sistemi di ventilazione, rotaie, ascensori e perfino piccoli mezzi di trasporto motorizzati.
L’obiettivo è semplice: eliminare il rischio rappresentato dai controlli di frontiera e garantire un flusso continuo di sostanze stupefacenti.
Oggi quella stessa logica sembra essere stata adottata anche lungo uno dei punti più sensibili dei confini europei.
Perché Ceuta rappresenta un punto strategico
Ceuta è una piccola enclave spagnola situata nel Nord Africa e costituisce una delle sole frontiere terrestri tra l’Unione Europea e il continente africano.
La sua posizione geografica la rende un crocevia fondamentale per il traffico di hashish prodotto in Marocco, considerato uno dei maggiori produttori mondiali di cannabis destinata alla produzione di resina.
Ogni anno le autorità spagnole intercettano ingenti quantitativi di hashish diretti verso il resto dell’Europa. Per le organizzazioni criminali, riuscire ad attraversare quel breve tratto di confine significa avere accesso all’intero mercato europeo.
È proprio questa pressione investigativa ad aver spinto i gruppi criminali verso soluzioni sempre più sofisticate.
I tunnel scoperti sotto il confine
Le operazioni condotte dalla Polizia Nazionale spagnola hanno portato alla scoperta di una rete sotterranea che, secondo gli investigatori, rappresenta uno dei sistemi di contrabbando più complessi mai individuati in Europa.
Le strutture rinvenute non ricordano affatto semplici cunicoli scavati artigianalmente.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il complesso comprendeva:
- più livelli sotterranei;
- zone di deposito per lo stoccaggio della droga;
- sistemi di rotaie per movimentare i carichi;
- carrucole e gru per il sollevamento dei bancali;
- impianti di drenaggio dell’acqua;
- sistemi di insonorizzazione per evitare di essere scoperti.
L’ingresso era nascosto all’interno di un capannone industriale e risultava accuratamente occultato. Alcune sezioni del tunnel raggiungevano una profondità di circa 19 metri, mentre il tratto principale era stato progettato per consentire il trasporto continuo di grandi quantitativi di hashish. Le autorità stimano che attraverso questa infrastruttura sarebbe stato possibile movimentare fino a circa due tonnellate di hashish alla settimana.
Chi è Abdellah El Haj Sadek, il “Messi dell’hashish”
Secondo le autorità spagnole, tra le figure ritenute vicine all’organizzazione compare Abdellah El Haj Sadek, cittadino marocchino soprannominato il “Messi dell’hashish” per il ruolo dominante che avrebbe ricoperto nel traffico internazionale di questa sostanza.
Ricercato da anni dalle forze dell’ordine, viene considerato uno dei principali protagonisti del narcotraffico nello Stretto di Gibilterra.
Le indagini indicano che dal 2019 si troverebbe in Marocco, da dove continuerebbe a esercitare la propria influenza sulle reti criminali operanti tra il Nord Africa e la Spagna. Il suo nome è emerso più volte nell’ambito delle investigazioni sui narcotunnel e sui grandi flussi di hashish destinati ai mercati europei.
Un’organizzazione con struttura quasi aziendale
Le indagini mostrano come il traffico internazionale di hashish non sia più gestito da gruppi improvvisati, ma da organizzazioni altamente strutturate.
Accanto agli scavatori e ai trasportatori operano tecnici, autisti, riciclatori di denaro, addetti alla logistica, intermediari finanziari e specialisti nella costruzione di infrastrutture clandestine.
La realizzazione di un narcotunnel richiede infatti:
- studi geologici;
- macchinari specifici;
- investimenti economici elevati;
- personale qualificato;
- mesi di lavoro;
- una rete logistica capace di sostenere l’intera operazione.
Si tratta di investimenti che possono essere ammortizzati rapidamente grazie agli enormi profitti generati dal traffico internazionale di hashish.
Perché i tunnel stanno comparendo proprio adesso in Europa
L’emergere di queste infrastrutture è probabilmente il risultato di diversi fattori.
Da un lato, i controlli sempre più severi nei porti, negli aeroporti e lungo le rotte marittime hanno aumentato il rischio di intercettazione. Dall’altro, il mercato europeo della cannabis continua a rappresentare una fonte di profitti miliardari per la criminalità organizzata.
Quando i sistemi di controllo diventano più efficaci, i gruppi criminali tendono a investire in tecnologie e infrastrutture sempre più complesse per mantenere la continuità dei traffici.
In questo contesto, i narcotunnel rappresentano un’evoluzione naturale delle strategie di occultamento.
Un fenomeno destinato a crescere?
Le autorità europee considerano queste scoperte un campanello d’allarme.
Se in passato la costruzione di tunnel sotterranei sembrava una caratteristica esclusiva del narcotraffico americano, oggi esistono prove concrete che dimostrano come questa tecnologia criminale stia trovando spazio anche lungo le frontiere europee.
Resta da capire se i tunnel individuati a Ceuta rappresentino casi isolati oppure la parte emersa di una rete molto più estesa. Gli investigatori non escludono infatti che possano esistere altre infrastrutture clandestine ancora sconosciute, costruite per alimentare il traffico di hashish verso il mercato europeo.
La loro scoperta evidenzia soprattutto un dato: le organizzazioni criminali continuano ad adattarsi rapidamente alle misure di contrasto, investendo risorse sempre maggiori in logistica, ingegneria e innovazione. Una trasformazione che rende il narcotraffico non solo più difficile da intercettare, ma anche sempre più simile a un’impresa transnazionale dotata di mezzi tecnologici avanzati.
Fonti e approfondimenti
AP News – Police discover drug-smuggling tunnel linking Morocco and Spanish enclave of Ceuta
https://apnews.com/article/6f010205fc0251ecd588dcd03cfce1e7 EL PAÍS – The “Narco-Architect” who designed tunnels to bring hashish from Morocco into Spain
https://english.elpais.com/international/2026/03/31/the-narco-architect-who-designed-tunnels-to-bring-hashish-from-morocco-into-spain.html Euronews – Police bust “maze-like” drug tunnel to Morocco in Spanish exclave of Ceuta
https://www.euronews.com/2026/03/31/police-bust-maze-like-drug-tunnel-to-morocco-in-spanish-exclave-of-ceuta EL PAÍS – El dueño de los narcotúneles de Ceuta
https://elpais.com/espana/2026/04/13/el-dueno-de-los-narcotuneles-de-ceuta-yo-tenia-un-agujero-por-el-que-metia-la-merca.html The Olive Press – Fugitive drug lord “The Messi of Hashish” named as mastermind behind narco tunnel network connecting Spain with Morocco
https://www.theolivepress.es/spain-news/2026/06/08/fugitive-drug-lord-the-messi-of-hashish-who-vanished-seven-years-ago-named-as-mastermind-behing-narco-tunnel-network-connecting-spain-with-morocco/


