Il Libro Bianco sulle Droghe 2026, elaborato sui dati riferiti al 2025, torna ad alimentare il dibattito sulle politiche italiane in materia di sostanze stupefacenti. Giunto alla sua diciassettesima edizione, il rapporto offre una lettura critica degli effetti prodotti dall’attuale sistema normativo, analizzando l’impatto della repressione penale, delle sanzioni amministrative e delle politiche pubbliche dedicate alle dipendenze.
Il documento è realizzato da una rete di organizzazioni della società civile impegnate da anni nella tutela dei diritti, nella salute pubblica e nella riforma delle politiche sulle droghe. Tra i promotori figurano La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CNCA, CGIL, ARCI, LILA e Associazione Luca Coscioni, con l’adesione di A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto, Funzione Pubblica CGIL, Gruppo Abele, ITARDD, ITANPUD, Meglio Legale, EUMANS e ICARO Volontariato Giustizia ODV.
L’edizione 2026 dedica particolare attenzione alle politiche adottate dal Governo negli ultimi anni, alle conseguenze del cosiddetto “secondo Decreto Sicurezza” e al crescente ricorso agli strumenti penali come risposta ai fenomeni legati alle droghe. Secondo gli autori, il sistema continua a privilegiare la repressione rispetto agli interventi sanitari, sociali e di riduzione del danno.
Il carcere resta uno degli effetti principali della normativa antidroga
Uno dei dati più significativi riguarda ancora una volta il rapporto tra legislazione sugli stupefacenti e sistema penitenziario.
Il Libro Bianco evidenzia come l’articolo 73 del DPR 309/1990, che disciplina produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, continui a rappresentare uno dei principali motivi di ingresso nelle carceri italiane.
Nel corso del 2025 gli ingressi complessivi negli istituti penitenziari hanno registrato una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, ma oltre un quarto delle nuove detenzioni è stato comunque determinato da violazioni dell’articolo 73. Per gli estensori del rapporto questo dimostra come la normativa antidroga continui ad avere un peso determinante sul sistema penale italiano.
Attraverso alcune simulazioni statistiche, il Libro Bianco sostiene inoltre che, senza le persone detenute esclusivamente per reati previsti dall’articolo 73 oppure senza quelle certificate come tossicodipendenti, il problema del sovraffollamento carcerario assumerebbe dimensioni molto più contenute. Sebbene si tratti di elaborazioni teoriche, gli autori le utilizzano per sostenere la necessità di un ripensamento dell’attuale modello repressivo.
Oltre un detenuto su tre è in carcere per violazioni della normativa sulle droghe
Al 31 dicembre 2025 la popolazione detenuta negli istituti penitenziari italiani ha raggiunto quota 63.499 persone, in crescita rispetto all’anno precedente.
Di queste:
- 13.735 erano detenute esclusivamente per violazione dell’articolo 73;
- 6.807 per la contestazione congiunta degli articoli 73 e 74;
- 1.020 esclusivamente per l’articolo 74, relativo all’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze.
Complessivamente, oltre 21.500 persone, pari al 33,9% dell’intera popolazione detenuta, risultavano ristrette per reati previsti dal Testo Unico sugli stupefacenti.
Secondo il rapporto, questa percentuale risulta nettamente superiore sia alla media europea, stimata intorno al 18%, sia alla media mondiale, pari al 22%.
Crescono anche le persone detenute con dipendenze
Il rapporto segnala inoltre un costante incremento delle persone detenute certificate come tossicodipendenti.
Nel corso del 2025 oltre 20.700 detenuti risultavano ufficialmente riconosciuti come persone con dipendenza patologica, raggiungendo il valore più elevato registrato negli ultimi vent’anni.
Per gli autori del Libro Bianco questo andamento evidenzia le difficoltà del sistema territoriale nel garantire interventi sanitari e terapeutici efficaci prima che le situazioni di disagio sfocino nel circuito penale.
Da qui la richiesta di rafforzare i Servizi per le Dipendenze (SerD), investire nella prevenzione e sviluppare maggiormente programmi terapeutici alternativi alla detenzione.
Oltre 200 mila procedimenti penali ancora aperti
L’impatto della normativa antidroga non riguarda esclusivamente il sistema penitenziario.
Alla fine del 2025 risultavano pendenti oltre 202.000 procedimenti penali relativi agli articoli 73 e 74 del Testo Unico.
La maggior parte interessa l’articolo 73, mentre solo una quota più limitata riguarda il reato associativo previsto dall’articolo 74.
Secondo il Libro Bianco questo confermerebbe come la repressione si concentri prevalentemente sulle fasce più basse della filiera dello spaccio e della circolazione delle sostanze piuttosto che sulle organizzazioni criminali di maggior rilievo.
Parallelamente continua ad ampliarsi anche l’area penale esterna.
Tra misure alternative, pene sostitutive, messa alla prova e altre misure di comunità risultavano coinvolte quasi 100.000 persone, portando a oltre 160.000 il numero complessivo di individui sottoposti a forme di controllo penale tra carcere e misure esterne.
Cannabis: la sostanza maggiormente coinvolta nelle segnalazioni
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le segnalazioni amministrative per uso personale.
Nel 2025 sono state registrate 39.188 segnalazioni, delle quali circa il 31% si è concluso con una sanzione amministrativa.
Le misure più frequenti continuano a essere la sospensione oppure il divieto di conseguire la patente di guida e il passaporto, anche in assenza di comportamenti ritenuti pericolosi durante la guida o in altri contesti.
Il dato più significativo riguarda però la distribuzione delle sostanze coinvolte.
Secondo il rapporto:
- il 77,4% delle segnalazioni ha riguardato la cannabis;
- il 17% la cocaina;
- il 2% l’eroina;
- tutte le altre sostanze rappresentano quote residuali.
Dal 1990 le persone segnalate per possesso di sostanze destinate al consumo personale hanno ormai superato 1,5 milioni. Di queste, circa 1,1 milioni riguardano derivati della cannabis.
Per gli autori del Libro Bianco questo dato dimostrerebbe come la repressione amministrativa continui a concentrarsi prevalentemente sui consumatori di cannabis piuttosto che sul contrasto ai grandi traffici illeciti.
Migliaia di minorenni segnalati ogni anno
Il documento dedica particolare attenzione anche ai minori.
Nel 2025 sono stati segnalati 3.564 minorenni, e nel 97,1% dei casi la sostanza coinvolta era la cannabis.
Secondo gli estensori del rapporto, migliaia di adolescenti continuano così a entrare in un percorso amministrativo che rischia di produrre conseguenze sociali e personali rilevanti.
Parallelamente si registra una progressiva riduzione degli inviti a seguire programmi terapeutici o di presa in carico sanitaria, mentre aumenta il ricorso agli strumenti sanzionatori.
Lo scenario internazionale e il confronto con le politiche europee
Il Libro Bianco dedica un’intera sezione anche all’evoluzione delle politiche internazionali sulle droghe.
Gli autori analizzano i dati pubblicati dall’European Union Drugs Agency (EUDA), evidenziando come il mercato delle sostanze illecite stia cambiando molto più rapidamente delle normative chiamate a regolamentarlo.
Il rapporto affronta inoltre temi quali la riduzione del danno, le terapie assistite con sostanze psichedeliche, gli effetti ambientali del narcotraffico e il dibattito internazionale sulla riclassificazione della foglia di coca, sostenendo la necessità di un approccio maggiormente orientato alla salute pubblica e ai diritti umani.
Le proposte avanzate dal Libro Bianco
Nella parte conclusiva vengono raccolte diverse proposte legislative elaborate dalle organizzazioni promotrici.
Tra le principali figurano:
- la depenalizzazione del consumo personale;
- una revisione complessiva del Testo Unico sugli stupefacenti;
- il rafforzamento delle misure alternative al carcere;
- maggiori investimenti nella riduzione del danno e nei servizi sanitari;
- la regolamentazione legale della cannabis;
- la depenalizzazione della coltivazione domestica e associata per uso personale.
Si tratta di proposte che riflettono la posizione delle associazioni promotrici e che intendono alimentare il confronto politico e istituzionale sull’efficacia delle attuali politiche antidroga.
Gli autori del rapporto
L’edizione 2026 del Libro Bianco raccoglie contributi di numerosi studiosi, giuristi, medici, ricercatori ed esperti delle dipendenze e del sistema penitenziario.
Tra gli autori figurano Stefano Anastasia, Franco Corleone, Maurizio Cianchella, Hassan Bassi, Leonardo Fiorentini, Stefano Vecchio, Caterina Pozzi, Denise Amerini, Susanna Ronconi, Peppe Brescia, Marco Cappato, Claudia Moretti, Paolo Nencini e Patrizio Gonnella.
Anche quest’anno il rapporto si propone come uno dei principali strumenti di analisi critica delle politiche sulle droghe in Italia, raccogliendo dati ufficiali e interpretazioni che alimentano un dibattito destinato a rimanere centrale nei prossimi anni: quale equilibrio trovare tra sicurezza, tutela della salute pubblica, prevenzione e diritti delle persone coinvolte nei fenomeni legati alle sostanze stupefacenti?
Fonti e approfondimenti
Libro Bianco sulle Droghe 2026 (comunicato e presentazione): https://www.fuoriluogo.it Forum Droghe: https://www.fuoriluogo.it/forum-droghe/ La Società della Ragione: https://www.societadellaragione.it Antigone: https://www.antigone.it CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza: https://www.cnca.it CGIL: https://www.cgil.it ARCI: https://www.arci.it LILA – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS: https://www.lila.it Associazione Luca Coscioni: https://www.associazionelucacoscioni.it European Union Drugs Agency (EUDA): https://www.euda.europa.eu Ministero della Giustizia – Statistiche penitenziarie: https://www.giustizia.it Normattiva – DPR 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti): https://www.normattiva.it


