Una donna tedesca di 32 anni ha percorso oltre 50 chilometri contromano sull’autostrada A1, nel tratto appenninico tra Bologna e Firenze, dando vita a un inseguimento durato circa quaranta minuti. La vicenda, avvenuta la mattina del 20 agosto 2026 ma resa pubblica il 1° settembre, ha inevitabilmente attirato l’attenzione dei media anche per un particolare: dopo essere stata fermata, la donna è risultata positiva alla cannabis e alcune cronache hanno parlato di “intossicazione da cannabis”.
La premessa deve essere chiarissima: mettersi alla guida dopo aver assunto cannabis è altamente sconsigliato e può essere pericoloso. Il THC, soprattutto per i consumatori occasionali, può compromettere capacità fondamentali per la sicurezza stradale, rallentando i tempi di reazione, alterando la coordinazione, la percezione e la capacità di prendere rapidamente una decisione. Guidare sotto l’effetto di cannabis significa quindi mettere a rischio se stessi e gli altri.
Detto questo, trasformare automaticamente la vicenda della A1 nella dimostrazione che “la cannabis può farti guidare per 50 chilometri contromano” significa compiere un salto logico che, allo stato delle informazioni disponibili, non è sostenuto dalle prove.
Una fuga estremamente complessa
Secondo le ricostruzioni, la donna viaggiava a bordo di un minivan con targa tedesca quando avrebbe improvvisamente invertito la marcia sul valico della Citerna, lungo l’A1 Panoramica, dirigendosi verso Barberino di Mugello.
Sono arrivate numerose chiamate al 112 e sono intervenute sei pattuglie della Polizia Stradale. Ma la vicenda non si è limitata a un ingresso accidentale in contromano.

La conducente avrebbe evitato gli alt della Polizia, effettuato diverse inversioni, attraversato più corsie, utilizzato svincoli di servizio e modificato ripetutamente la propria direzione nel tentativo di sottrarsi agli agenti. La corsa si è conclusa soltanto quando le carreggiate sono state fisicamente bloccate.
Al momento del fermo la donna sarebbe apparsa in forte stato di agitazione ed è stata accompagnata all’ospedale di Borgo San Lorenzo.
È proprio a questo punto che entra in gioco la cannabis.
Cannabis e guida: cosa mostrano realmente gli studi
Il THC può certamente compromettere la capacità di guida. Ma il tipo di comportamento osservato negli studi sperimentali è più complesso rispetto all’immagine di una persona completamente fuori controllo che compie automaticamente manovre estreme.
Una revisione scientifica pubblicata da Hartman e Huestis sugli effetti della cannabis sulle capacità di guida ha evidenziato un fenomeno interessante: le persone sotto l’effetto di THC tendono spesso a rendersi conto almeno parzialmente della propria alterazione e a cercare di compensarla.
Negli esperimenti analizzati, i conducenti tendevano ad esempio a ridurre la velocità e ad assumere meno rischi. Quattro studi su cinque esaminati rilevavano diminuzioni compensatorie della velocità media dopo l’assunzione di THC.
Anche la National Highway Traffic Safety Administration statunitense sottolinea questa differenza rispetto all’alcol: diversi studi sperimentali hanno osservato che chi aveva assunto cannabis era consapevole delle possibili difficoltà alla guida e adottava comportamenti compensatori, come guidare più lentamente.
Questo dato non significa assolutamente che la cannabis renda la guida più sicura o che migliori realmente l’attenzione.
Al contrario, il THC può peggiorare il controllo laterale del veicolo, aumentare i tempi di reazione e rendere più difficile gestire contemporaneamente più informazioni. Significa però che il quadro scientifico è molto diverso dalla semplicistica associazione: cannabis = perdita completa del controllo = comportamenti estremi.
In molti casi il conducente alterato tende invece a percepire le proprie difficoltà e a guidare più lentamente o più prudentemente nel tentativo di compensarle, anche se tale compensazione può non essere sufficiente a rendere la guida sicura.
Ma quanto THC aveva realmente assunto?
C’è poi un secondo problema fondamentale nel racconto di questa vicenda.
Nelle informazioni pubblicamente disponibili non viene indicato quale valore di THC sia stato trovato nell’organismo della donna.
Non sappiamo quale fosse la concentrazione nel sangue, quando avesse consumato cannabis, quanta ne avesse assunta, con quale modalità e quanto tempo fosse trascorso dal consumo.
E questa non è una differenza secondaria.
La stessa NHTSA ricorda che un test positivo indica innanzitutto la presenza della sostanza nell’organismo e non permette, da solo, di stabilire automaticamente il livello di alterazione del conducente.

Anche il CDC sottolinea come sia difficile collegare la semplice presenza di cannabis, o persino una determinata concentrazione di THC, al grado preciso di compromissione della guida di una singola persona.
Una recente revisione sistematica sulla relazione tra THC nel sangue e capacità di guida è arrivata a conclusioni analoghe: nella maggior parte degli studi analizzati non emergeva una relazione lineare significativa tra concentrazione ematica di THC e diversi parametri di guida.
Per questo sapere semplicemente che una persona è risultata “positiva” non equivale a conoscere quanto fosse alterata.
Cannabis presente non significa cannabis unica responsabile
Nessuno può escludere che il THC abbia avuto un ruolo importante nel comportamento della donna. Un’intossicazione acuta può provocare disorientamento, alterazioni percettive, ansia, panico e compromissione delle capacità cognitive, soprattutto a dosi elevate.
Ma affermare che la cannabis sia stata necessariamente la causa dei 50 chilometri percorsi contromano richiederebbe informazioni molto più complete.
Servirebbe conoscere il valore di THC, il momento dell’assunzione, l’eventuale presenza di alcol, farmaci o altre sostanze e soprattutto il quadro clinico complessivo della conducente.
Questa vicenda dovrebbe quindi essere utilizzata per ribadire un messaggio serio: dopo aver assunto cannabis non bisogna guidare. Ma la prevenzione non ha bisogno di propaganda.
Associare automaticamente un comportamento eccezionale e apparentemente complesso come una fuga di quaranta minuti, con numerose inversioni, manovre evasive e 50 chilometri percorsi contromano, alla semplice positività alla cannabis rischia di trasformare una notizia di cronaca in una conclusione scientifica che, almeno per ora, le informazioni disponibili non consentono di formulare.
Fonti e approfondimenti
RaiNews – Contromano in A1 per 50 km, era intossicata dalla cannabis · Corriere di Bologna – Ricostruzione dell’inseguimento sull’A1 · CDC – Cannabis and Driving · NHTSA – Understanding the Problem: Drug-Impaired Driving · Hartman & Huestis – Cannabis Effects on Driving Skills · Systematic Review – Association of Driving With Blood Delta-9-THC · NHTSA – Marijuana, Other Drugs, and Alcohol Use by Drivers in Washington State

