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US Open, l’odore di cannabis torna a far discutere

Tra il rumore del pubblico, gli aerei, i treni in lontananza e l’atmosfera tipicamente caotica di New York, i giocatori dello US Open sono abituati a confrontarsi con condizioni molto diverse rispetto a quelle di altri tornei del Grande Slam. Da alcuni anni, però, a Flushing Meadows si è aggiunto un elemento decisamente insolito: l’odore di cannabis che raggiunge alcuni dei campi del torneo.

Il problema si è ripresentato anche nell’edizione 2026 e, ancora una volta, uno dei punti maggiormente interessati sembra essere il Court 17, situato nella parte dell’impianto più vicina al Flushing Meadows-Corona Park.

Proprio la posizione del campo viene indicata da tempo come una delle possibili ragioni per cui l’aroma della cannabis viene avvertito con maggiore frequenza in quell’area del Billie Jean King National Tennis Center.

Boulter: “Durante una partita può distrarre”

A riaccendere il dibattito quest’anno è stata soprattutto la britannica Katie Boulter, che alla vigilia del torneo ha raccontato di aver già sperimentato personalmente il problema.

La tennista ha spiegato che l’odore diventa particolarmente evidente scendendo verso i campi di allenamento e quelli più vicini al parco. Una presenza che, dal suo punto di vista, non è particolarmente piacevole.

Boulter ha inoltre ricordato di aver avvertito cannabis anche durante una partita disputata in passato, sottolineando come qualsiasi elemento estraneo possa rappresentare una distrazione quando un atleta sta cercando di mantenere la massima concentrazione.

cannabis

In un match di alto livello, soprattutto nei momenti più delicati, i giocatori cercano infatti di ridurre al minimo tutto ciò che può interrompere la propria routine mentale. Ed è proprio questo l’aspetto evidenziato dalla britannica: non tanto una questione morale legata al consumo di cannabis, quanto la volontà di poter giocare senza interferenze esterne.

Le reazioni delle altre giocatrici britanniche

Non tutte, però, sembrano vivere la situazione allo stesso modo.

Anche Fran Jones ha raccontato di essersi trovata in passato davanti allo stesso curioso scenario. Durante l’edizione precedente aveva addirittura chiesto all’arbitro se fosse normale percepire quell’odore durante il gioco.

La risposta ricevuta l’aveva portata a scherzare sulla situazione, collegando ironicamente la presenza dell’aroma alla propria buona prestazione in campo.

Per il 2026, tuttavia, Jones ha spiegato di voler semplicemente evitare di prestarvi attenzione e concentrarsi sul tennis.

Ancora più pragmatica la posizione di Harriet Dart, secondo cui l’odore di cannabis sarebbe ormai talmente diffuso a New York da essere diventato qualcosa con cui, volenti o nolenti, tutti i giocatori devono fare i conti.

Court 17 e una storia che dura da anni

Quello del 2026, in realtà, è solamente l’ultimo capitolo di una vicenda che accompagna lo US Open da parecchio tempo.

Già nel 2014 Martina Hingis, durante un incontro di doppio disputato insieme a Flavia Pennetta, aveva segnalato all’arbitro la presenza di un forte odore di fumo, associato in seguito dalla stampa alla cannabis.

Nel 2022 fu invece Nick Kyrgios a protestare durante il secondo turno contro Benjamin Bonzi. L’australiano fece presente al giudice di sedia di essere asmatico e di non gradire la presenza di fumo mentre era impegnato a correre da una parte all’altra del campo.

La questione esplose definitivamente nel 2023, quando il Court 17 finì più volte al centro delle cronache.

Nel corso di quella edizione furono infatti Maria Sakkari, Alexander Zverev e Marketa Vondrousova a segnalare il caratteristico odore proveniente dall’area circostante.

In particolare, Zverev contribuì involontariamente a rendere celebre il fenomeno paragonando scherzosamente l’atmosfera del campo al salotto di Snoop Dogg.

Da quel momento il Court 17 ha conquistato una sorta di reputazione parallela rispetto a quella puramente sportiva, tanto che parte della stampa internazionale ha iniziato a riferirsi informalmente al campo come “Hash Court”.

Nel 2025 anche Casper Ruud aveva protestato

Il fenomeno non si è fermato.

Nel 2025 anche Casper Ruud, finalista dello US Open nel 2022, aveva manifestato apertamente il proprio fastidio per la presenza dell’odore di cannabis all’interno dell’area del torneo.

Per il norvegese si trattava di uno degli aspetti meno piacevoli della permanenza a New York, soprattutto perché l’aroma poteva essere percepito mentre i giocatori erano impegnati sul campo.

Ed è proprio in quel periodo che il soprannome legato al Court 17 ha iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza sulla stampa europea.

La USTA: difficile intervenire su ciò che accade fuori dall’impianto

La situazione pone gli organizzatori davanti a un problema non semplice da risolvere.

All’interno del complesso dello US Open è vietato fumare, ma secondo quanto spiegato dalla United States Tennis Association (USTA) gran parte degli odori percepiti sui campi esterni proverrebbe dalle zone circostanti.

L’organizzazione ha ribadito di continuare a controllare attentamente ciò che avviene all’interno del Billie Jean King National Tennis Center, ricordando però di non poter gestire direttamente ciò che accade al di fuori dell’area del torneo.

Ed è questo il punto centrale della questione.

Il Court 17 si trova praticamente a ridosso del grande parco che circonda parte della struttura e, trattandosi di un impianto all’aperto, vento e condizioni atmosferiche possono facilmente trasportare gli odori verso i campi.

Per alcuni giocatori la situazione rappresenta soltanto una delle tante particolarità dello US Open; per altri costituisce invece una distrazione indesiderata durante momenti nei quali concentrazione e attenzione possono fare la differenza.

Una polemica curiosa, quindi, ma ormai tutt’altro che occasionale. Dopo oltre dieci anni di segnalazioni, l’odore di cannabis sembra essere diventato uno degli elementi più insoliti — e discussi — dell’atmosfera di Flushing Meadows.

Fonti e approfondimenti

The Guardian – “Keep off the grass: British tennis players complain of marijuana smell at US Open”, 29 agosto 2026.
Leggi l’articolo del GuardianThe Independent – “Tennis players complain as smell of cannabis distracts at US Open”, 29 agosto 2026.
Leggi l’articolo di The IndependentThe Guardian – “Hash court and high drama: how weed became the US Open’s new distraction”, 28 agosto 2025.
Leggi l’approfondimento del GuardianThe Guardian – Nick Kyrgios e le proteste per l’odore di marijuana allo US Open, 1 settembre 2022.

Leggi l’articolo su KyrgiosAssociated Press – “Like Snoop Dogg’s living room: Smell of pot wafts over notorious U.S. Open court”, 2023.
Leggi l’approfondimento di Associated PressThe Guardian – “Keep off the grass: British tennis players complain of marijuana smell at US Open”, 29 agosto 2026.
Leggi l’articolo del GuardianThe Independent – “Tennis players complain as smell of cannabis distracts at US Open”, 29 agosto 2026.

Leggi l’articolo di The IndependentThe Guardian – “Hash court and high drama: how weed became the US Open’s new distraction”, 28 agosto 2025.
Leggi l’approfondimento del GuardianThe Guardian – Nick Kyrgios e le proteste per l’odore di marijuana allo US Open, 1 settembre 2022.
Leggi l’articolo su KyrgiosAssociated Press – “Like Snoop Dogg’s living room: Smell of pot wafts over notorious U.S. Open court”, 2023.
Leggi l’approfondimento di Associated Press

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