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Così la cannabis mi ha aiutato a stare meglio: la testimonianza di Elias, 20 anni e l’ADHD

Mi chiamo Elias, ho 20 anni e vivo a Roma. Fin da bambino mi sono state diagnosticate la sindrome di Asperger e l’ADHD; nel tempo si sono aggiunti anche episodi di depressione e altri sintomi di instabilità emotiva.

Il primo contatto con cannabis e farmaci

Il mio primo incontro con la cannabis risale ai 14 anni e non fu particolarmente positivo: non mi piacque. Negli anni successivi ho iniziato un percorso terapeutico presso un Centro di Salute Mentale, per affrontare ansia, difficoltà relazionali e altri disagi. Parallelamente al supporto psicologico, sono stato seguito da uno psichiatra con una terapia farmacologica. In quel periodo fumavo saltuariamente, soprattutto in compagnia.

Fin dall’inizio sono stato trasparente con i medici riguardo al mio uso di cannabinoidi. Questo ha permesso loro di valutare meglio la situazione e adattare la terapia. Tuttavia, dopo alcuni mesi, ho percepito che i farmaci non mi offrivano gli stessi benefici della cannabis. Per l’insonnia mi erano stati prescritti anche sonniferi, ma gli effetti collaterali risultavano superiori ai benefici, e, in accordo con il medico, ho deciso di sospenderli. Ho continuato invece con i farmaci per l’umore e la depressione.

Con il tempo, però, ho iniziato a sentirmi “appiattito”: come se le emozioni fossero attenuate, quasi spente. Comprendo che lo scopo di quei farmaci fosse stabilizzare l’umore, ma per me quella stabilità si traduceva in una perdita di intensità emotiva. Sentivo il bisogno di provare emozioni, anche quelle difficili. I farmaci mi avevano aiutato in una fase iniziale, ma non rappresentavano una soluzione a lungo termine. Avevo bisogno di uno strumento che mi aiutasse a gestire ansia e momenti critici: per me, quello strumento è diventato la cannabis.

La cannabis come supporto personale

Quando ho iniziato a considerare la cannabis in modo più consapevole, ho cercato di informarmi. Volevo capire perché avesse certi effetti su di me e come interagisse con la mia mente. Ho approfondito le differenze tra infiorescenze, hashish ed estratti, e ho scoperto che il modo in cui la consumavo — spesso insieme al tabacco — non era salutare.

Ho quindi cercato alternative meno dannose, come la vaporizzazione o i prodotti commestibili, evitando la combustione. In un periodo particolarmente difficile della mia vita ho anche ecceduto nel consumo, ma grazie al confronto con i miei medici sono riuscito a stabilire un uso più controllato: tre assunzioni al giorno, mattina, pomeriggio e sera, in modo simile alla precedente terapia farmacologica, con eventuali eccezioni nei momenti di forte ansia.

Il problema dell’accesso

La difficoltà principale è sempre stata l’accesso. Per procurarmi cannabis ero costretto a rivolgermi al mercato illegale. Per una persona che cerca di gestire l’ansia, dover acquistare di nascosto, con il rischio di sanzioni o situazioni pericolose, è tutt’altro che ideale. A questo si aggiunge il problema della qualità: prodotti adulterati o di provenienza incerta.

Col tempo ho imparato a riconoscere sostanze meno dannose, ma la questione rimane. Mi chiedo se non sarebbe più semplice poter accedere a questi prodotti in modo regolamentato, ad esempio tramite prescrizione medica in farmacia.

Esistono realtà private che consentono l’accesso alla cannabis terapeutica, ma i costi sono interamente a carico del paziente, salvo specifiche condizioni cliniche, spesso legate al dolore cronico. Inoltre, la disponibilità è limitata, e personalmente proverei disagio a sottrarre risorse a chi ne ha necessità per patologie fisiche gravi.

cannabis

Una riflessione più ampia

Guardandomi intorno, noto che molti miei coetanei utilizzano cannabinoidi per gestire stress, ansia e disagio psicologico. È una realtà diffusa, che meriterebbe maggiore attenzione. Perché chi percepisce un beneficio da questa sostanza deve ricorrere al mercato illegale? Perché non esiste un accesso regolamentato o la possibilità di un’autoproduzione controllata?

Se si vuole affrontare seriamente il tema, credo sia necessario partire dall’informazione: una divulgazione chiara, onesta e completa sui rischi e sui possibili benefici della cannabis, allo stesso modo di quanto avviene — o dovrebbe avvenire — per sostanze legali come alcol e tabacco.

Condivido la mia esperienza con l’auspicio che possa contribuire a un confronto più aperto. Non si tratta solo della mia storia, ma di quella di molte persone che vivono situazioni simili e che cercano strumenti efficaci per stare meglio.

Leggi anche il nostro articolo sul tema per Dolce Vita Magazine


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Autore

  • Classe 1992, imprenditore Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto del settore canapicolo. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore editoriale di Spazio Canapa.