Mi chiamo Elias, ho 20 anni e vivo a Roma. Fin da bambino mi sono state diagnosticate la sindrome di Asperger e l’ADHD; nel tempo si sono aggiunti anche episodi di depressione e altri sintomi di instabilità emotiva.
L'informazione
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Mi chiamo Elias, ho 20 anni e vivo a Roma. Fin da bambino mi sono state diagnosticate la sindrome di Asperger e l’ADHD; nel tempo si sono aggiunti anche episodi di depressione e altri sintomi di instabilità emotiva.

Un nuovo scenario si apre per la cannabis medica in Italia. L’azienda canadese Tilray, uno dei principali colossi mondiali del settore, ha annunciato di aver ricevuto l’autorizzazione ufficiale del Ministero della Salute per importare e distribuire le sue infiorescenze di cannabis a uso terapeutico nel nostro Paese.

Mentre in Europa si registrano politiche sempre più restrittive e orientate al controllo monopolistico della cannabis terapeutica – come dimostra il caso francese con il suo modello farmacocentrico e altamente selettivo – in Italia il paradosso continua:

In Francia la cannabis medica è legale, ma resta vincolata a un quadro normativo molto ristretto e selettivo. La legalizzazione dell’uso medico non ha comportato una liberalizzazione ampia come avvenuto in altri Paesi europei, ma si è limitata a un sistema sperimentale, avviato nel marzo 2021 sotto la supervisione dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei Medicinali (ANSM).

In Campania l’uso della cannabis a scopo terapeutico è oggi più accessibile grazie alla collaborazione tra istituzioni sanitarie e farmacie del territorio.

Walter De Benedetto, affetto da artrite reumatoide, una patologia complessa e debilitante che provoca dolori intensi, si affidava alla cannabis terapeutica per gestire i suoi sintomi. Nonostante una regolare prescrizione medica, Walter non riusciva a ottenere le quantità necessarie per il suo trattamento, problema comune a molti pazienti. Di fronte a questa carenza strutturale, ha deciso di coltivare cannabis nel proprio giardino per sopperire alla mancanza, scelta che lo ha portato a essere indagato per coltivazione di sostanze stupefacenti in concorso.
Nonostante la regolare prescrizione di cannabis terapeutica, che gli permetterebbe di migliorare la qualità della vita, De Benedetto è stato costretto – come spesso accade per molti pazienti – a sopperire alle lacune pubbliche con l’auto-produzione dal momento che non riusciva a ottenere la quantità di cannabis riportata dalla prescrizione.