La Spagna è da anni uno dei principali punti di riferimento europei per il fenomeno dei Cannabis Social Club. Un modello nato senza una vera legge nazionale che ne autorizzasse esplicitamente l’attività, ma sviluppatosi sfruttando alcuni spazi lasciati aperti dalla normativa e dalla giurisprudenza. Ora questo equilibrio potrebbe diventare ancora più fragile a causa di una riforma che, almeno formalmente, non nasce per occuparsi di cannabis.
Il 21 luglio 2026 il Consiglio dei Ministri spagnolo ha approvato il progetto di legge che modifica la Ley 28/2005, la principale normativa nazionale contro il tabagismo. L’obiettivo dichiarato del Governo è ampliare gli spazi senza fumo, proteggere maggiormente i minori e aggiornare le regole per sigarette elettroniche, prodotti vegetali da fumo e altri dispositivi di nuova generazione.
Nel testo e nelle comunicazioni ufficiali sulla riforma la cannabis non rappresenta il bersaglio dichiarato. Esiste tuttavia una modifica che potrebbe avere conseguenze importanti proprio per i Cannabis Social Club.
Scompare l’eccezione per i club privati dei fumatori
La Ley 28/2005 contiene attualmente una disposizione specifica dedicata ai clubes privados de fumadores. Le associazioni legalmente costituite che rispettano determinati requisiti possono essere escluse da alcune limitazioni sul fumo all’interno della propria sede, purché vi abbiano accesso esclusivamente i soci.
Il progetto di riforma prevede la soppressione di questa disposizione.
Non si tratta di un dettaglio irrilevante. Nel corso degli anni questa eccezione è stata utilizzata anche nel complesso quadro giuridico dei Cannabis Social Club per sostenere la possibilità di consumare all’interno di locali associativi privati.

Il collegamento tra le due realtà è stato particolarmente evidente in Catalogna: la legge catalana del 2017 sulle associazioni di consumatori di cannabis arrivava espressamente a equiparare i club e alcune aree delle associazioni ai club privati dei fumatori previsti dalla legge nazionale. Quella normativa regionale è stata successivamente annullata sul piano costituzionale, ma dimostra quanto questa disposizione abbia avuto un ruolo nella costruzione del modello associativo spagnolo.
La sua eliminazione non significa quindi che i Cannabis Social Club vengano automaticamente vietati. Significa però che potrebbe venir meno una delle norme utilizzate per giustificare il consumo all’interno delle sedi.
La cannabis potrebbe rientrare nelle nuove regole sui prodotti vegetali
C’è poi un secondo elemento. La riforma amplia la disciplina dei cosiddetti “prodotti correlati” al tabacco, includendo varie categorie di prodotti vegetali destinati a essere fumati o inalati.
Il Governo cita principalmente shisha, miscele vegetali, prodotti a base di erbe riscaldate e nuovi dispositivi che imitano il gesto del fumare. La cannabis non viene indicata esplicitamente, ma la formulazione ha sollevato dubbi sulla possibilità che anche il suo consumo per combustione possa essere ricompreso nel nuovo quadro.
È proprio la combinazione dei due interventi a preoccupare il settore: da una parte scompare l’eccezione riservata ai club privati dei fumatori, dall’altra aumenta il numero di prodotti sottoposti alle restrizioni previste negli spazi dove fumare è vietato.
L’effettiva applicazione ai Cannabis Social Club, tuttavia, dipenderà dalla versione definitiva della legge e dalla successiva interpretazione delle autorità e dei tribunali.
I Cannabis Social Club erano già in una zona giuridica fragile
È importante ricordare che in Spagna non esiste una legge nazionale che riconosca semplicemente i Cannabis Social Club come punti autorizzati per produrre e distribuire cannabis.
Il modello si è sviluppato attraverso il diritto di associazione, il consumo privato e soprattutto la dottrina giurisprudenziale del cosiddetto “consumo compartido”, il consumo condiviso.
La giurisprudenza ha riconosciuto che, in circostanze molto limitate, il consumo condiviso tra un gruppo ristretto e determinato di persone può non assumere rilevanza penale. Questo principio, però, non equivale alla legalizzazione dei grandi club.
Dal 2015 il Tribunal Supremo ha infatti fortemente ristretto questa interpretazione. Nel caso Ebers, relativo a un’associazione con centinaia di soci, la Corte ha stabilito che un sistema organizzato di coltivazione e distribuzione su larga scala non può essere automaticamente protetto dalla dottrina del consumo condiviso.
I Cannabis Social Club spagnoli si trovano quindi da tempo in un territorio giuridico complesso, fatto di associazionismo, consumo privato, diritto penale, norme amministrative e interpretazioni differenti a livello territoriale.
La riforma sul tabacco rischia di restringere ulteriormente questo spazio.
Un fenomeno che ha coinvolto fino a mille club
Nel momento di massima espansione, verso la fine degli anni 2010, in Spagna erano attivi secondo le stime tra 800 e 1.000 Cannabis Social Club.
Le concentrazioni maggiori si sono registrate soprattutto in Catalogna e nei Paesi Baschi. Il modello spagnolo è diventato così uno dei più conosciuti a livello internazionale: associazioni senza scopo di lucro, accesso riservato ai membri e produzione teoricamente destinata all’autoconsumo collettivo.
Una ricerca pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Drug Policy descrive però proprio la progressiva fragilità di questo sistema. Dopo una fase di rapida crescita, le sentenze del Tribunal Supremo e l’annullamento di diverse iniziative legislative regionali hanno ridotto notevolmente gli spazi giuridici sui quali i club avevano costruito la propria attività.
La nuova legge sul tabacco potrebbe rappresentare un ulteriore passaggio di questo processo.
Cosa potrebbe succedere ai club
Anche se la riforma venisse approvata senza modifiche, le associazioni non cesserebbero automaticamente di esistere. Il problema principale riguarderebbe la possibilità di continuare a utilizzare le sedi come luoghi di consumo.
In teoria potrebbero svilupparsi modelli nei quali il locale rimane destinato all’attività associativa e alla consegna ai soci, mentre il consumo avviene altrove. Ma anche questa soluzione presenta difficoltà.
La legge spagnola sulla sicurezza cittadina considera infatti infrazione grave il consumo o la detenzione illecita di sostanze stupefacenti in luoghi, strade, strutture pubbliche e trasporti collettivi. Limitare il consumo nei club senza creare un quadro alternativo rischierebbe quindi di produrre un evidente problema pratico.
È uno dei paradossi della situazione spagnola: comprimere gli spazi privati utilizzati dai consumatori senza intervenire contemporaneamente sulla disciplina complessiva della cannabis potrebbe semplicemente spostare il consumo altrove.
Una lezione anche per il resto d’Europa
Il caso spagnolo dimostra quanto possa essere vulnerabile un modello costruito prevalentemente attraverso eccezioni, interpretazioni giurisprudenziali e norme indirette.
In Germania la situazione è differente. Le Anbauvereinigungen, cioè le associazioni di coltivazione introdotte dalla riforma tedesca, hanno una base legislativa specifica. Allo stesso tempo, la legge vieta il consumo all’interno delle proprietà delle associazioni e nelle loro immediate vicinanze: oltre 100 metri dall’ingresso la legge non considera più automaticamente il luogo “a vista” dell’associazione.
Il modello tedesco distingue quindi chiaramente il luogo di produzione e distribuzione da quello di consumo, mentre in Spagna il consumo nella sede sociale è diventato negli anni una caratteristica centrale di molti club.
La partita è ancora aperta
La riforma spagnola non è ancora una legge definitiva. Il progetto approvato dal Consiglio dei Ministri il 21 luglio deve completare l’iter parlamentare e durante questo percorso il testo potrà essere modificato attraverso emendamenti.
Solo dopo l’approvazione definitiva e la pubblicazione nel Boletín Oficial del Estado sarà possibile stabilire con certezza quale sarà l’impatto sui Cannabis Social Club.
Il punto politico, tuttavia, è già evidente: il futuro dei club spagnoli potrebbe essere deciso non da una legge sulla cannabis, ma da una normativa nata principalmente per contrastare il tabagismo e regolamentare i nuovi prodotti da fumo.
Fonti e approfondimenti
La Moncloa – Consiglio dei Ministri del 21 luglio 2026: https://www.lamoncloa.gob.es/consejodeministros/referencias/paginas/2026/20260721-referencia-rueda-de-prensa-ministros.aspx — Ministerio de Sanidad – Aprobado el proyecto de ley del tabaco: https://www.sanidad.gob.es/gabinete/notasPrensa.do?id=6968 — Ministerio de Sanidad – Anteproyecto de Ley por la que se modifica la Ley 28/2005: https://www.sanidad.gob.es/normativa/audiencia/docs/2025.09.10_APL_Tabaco_IP.pdf


