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In memoria di “Pepe”: il presidente di tutti

Il 13 maggio scorso ci ha lasciati José Mujica, ex presidente dell’Uruguay, è stata una delle figure politiche più iconiche e controcorrente degli ultimi decenni. Conosciuto affettuosamente come “Pepe”, Mujica ha saputo distinguersi per il suo stile di vita austero, le posizioni radicali ma profondamente umane e per una leadership che ha saputo rompere con molte convenzioni del potere. Ma tra le molte scelte coraggiose compiute durante la sua presidenza (2010–2015), una spicca in modo particolare: fu il primo capo di Stato al mondo a legalizzare completamente la cannabis, ponendo l’Uruguay all’avanguardia in un dibattito globale ancora oggi acceso.

La legge sulla regolamentazione della cannabis fu approvata nel 2013, con l’intento non tanto di incentivare il consumo quanto di sottrarre un’enorme fetta di mercato alla criminalità organizzata. Per Mujica, la battaglia contro il narcotraffico non si vinceva con il proibizionismo, ma con l’intelligenza politica, la trasparenza e il controllo statale. Così, l’Uruguay divenne il primo Paese a legalizzare produzione, distribuzione e consumo di cannabis a livello nazionale, una mossa che provocò clamore internazionale e non poche critiche, ma che ha aperto la strada a un nuovo modo di pensare alle politiche sulle droghe.

Ciò che rende Mujica così straordinario, tuttavia, non è solo questa riforma epocale, ma il modo in cui ha sempre incarnato la politica come servizio, mai come privilegio. Durante il suo mandato, ha rifiutato lo sfarzo del potere, continuando a vivere nella sua modesta casa in campagna, guidando un vecchio Maggiolino e donando gran parte del suo stipendio presidenziale a iniziative sociali. Le sue scelte non erano solo simboliche: rappresentavano un’etica profonda, un messaggio potente di coerenza tra parola e azione.

La legalizzazione della cannabis è stata per Mujica una questione di responsabilità sociale, non un gesto ideologico. Secondo lui, lo Stato ha il dovere di occuparsi dei cittadini in ogni aspetto della loro vita, anche nei comportamenti più controversi, e lo deve fare con onestà, senza ipocrisie. “Il mercato ha invaso tutto”, disse in una delle sue celebri interviste, “dobbiamo recuperare il controllo su di esso, anche su quello della droga”.

Il suo spirito libero, critico verso il consumismo, la globalizzazione sfrenata e le ingiustizie sociali, lo ha reso una voce fuori dal coro. Mujica ha saputo parlare ai giovani, agli ultimi, a chi cerca nella politica una guida morale oltre che pratica. Il suo esempio ha fatto scuola e ha contribuito a rendere più legittimo il dibattito sulla cannabis nel mondo, spingendo altri Paesi a rivedere le proprie leggi.

Oggi, mentre molti governi si interrogano ancora su come affrontare la questione della cannabis, la scelta dell’Uruguay sotto la guida di Mujica resta un faro. Non tanto per il singolo atto legislativo, ma per il coraggio politico e la visione etica che l’hanno reso possibile. José Mujica non è stato solo un presidente: è stato – ed è – una coscienza scomoda, ma necessaria, per un mondo che ha ancora molto da imparare sul valore della semplicità, della coerenza e della libertà responsabile.

Di fronte a tutto questo, vale la pena pensare che Pepe è stato il presidente di noi tutti.

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